Corteo e applausi: Caravate si stringe attorno alla Inda

Grande partecipazione al consiglio comunale aperto, preceduto da una fiaccolata, convocato per discutere della chiusura della sede della storica azienda. Tanti amministratori locali presenti

Un po’ sciopero, un po’ processione, un po’ funerale. Il corteo che ha attraversato la via principale di Caravate non ha avuto un volto solo ma ha colto ugualmente nel segno: in poche centinaia di metri, quelli che separano il cancello del parcheggio della Inda e l’aula magna delle scuole medie, è andata in scena una nuova protesta di operai e impiegati della storica azienda dell’arredobagno che una settimana fa ha annunciato a sorpresa di chiudere la sede varesotta, da sempre il cuore e la testa della Inda stessa. Una scelta che è andata per traverso un po’ a tutti: lavoratori, sindacati, cittadini e politici locali che si sono così riuniti – e stretti – nella sala delle scuole (dedicate ad Aras Frattini, fondatrice della Inda, come molte altre cose in paese) che ha ospitato un partecipatissimo consiglio comunale aperto, indetto dal sindaco Daniela Mendozza proprio per dare voce a tutte le componenti interessate.
E ancora una volta le maestranze della Inda – assente, naturalmente, la proprietà – hanno dato segno di responsabilità e dignità: proteste civili, praticamente nessuna interruzione degli interventi che si sono susseguiti, proposte e applausi, uno dei quali anche per i lavoratori della IMS di Caronno Pertusella, alle prese con vicende simili, che hanno portato la propria solidarietà.
In prima fila il parroco don Paolo e molti dei sindaci del territorio che hanno fatto squadra a prescindere del colore politico: da Monvalle a Leggiuno, da Cittiglio a Laveno Mombello, da Sangiano a Brenta erano quasi tutti presenti, ben consci che ormai queste tematiche sono all’ordine del giorno in paesi per decenni all’avanguardia nel settore di industria e artigianato e oggi in evidente sofferenza. E visto che l’unione fa la forza, sono giunti a Caravate un assessore provinciale (Fagioli) e un consigliere regionale (Alfieri) che hanno provato a scavalcare gli steccati di partito per assicurare la propria vicinanza alle richieste dei lavoratori. In questo senso sono intervenuti i responsabili zonali di Fim-Cisl e Fiom-Cgil, Marasco e De Musso, il segretario della Cgil varesina Franco Stasi e il delegato Rsu di Inda, Bicelli. Proprio da quest’ultimo sono arrivate le parole più dure della serata: "Ci sentiamo traditi e pugnalati alle spalle dalla direzione dell’azienda. Nelle scorse settimane abbiamo fatto alcune concessioni perché ci erano state date garanzie: nel giro di pochi giorni tutto ciò è stato rimangiato. Per questo siamo pronti ad azioni più eclatanti come l’occupazione della fabbrica e il blocco degli ordinativi. Se pensano che ci arrenderemo facilmente, si sbagliano". Ma lo stesso Bicelli ha voluto ringraziare le forze dell’ordine: "Anche stamattina abbiamo causato qualche problema sulle strade a Gemonio: ci spiace causare rallentamenti e ringraziamo gli agenti che ci hanno aiutato a rendere tutto più semplice".
Dal consiglio comunale non potevano però uscire ricette particolari per sbloccare la situazione, anche perché da parte della proprietà – la famiglia Fantoni – di aperture non ne sono proprio arrivate. Il sindaco Mendozza ha ribadito che l’area occupata dalla Inda resta vincolata all’uso industriale/artigianale (e il primo cittadino di Monvalle, Oregioni, ha invitato tutti i colleghi a tenere duro in questo senso e a resistere alle "brame" immobiliari di certi imprenditori) e, in chiusura di serata, ha letto il documento che verrà portato in consiglio comunale nei prossimi giorni. Si ribadiscono la sorpresa per la condotta tenuta dalla Inda, la richiesta di aiutare i lavoratori e la volontà di lavorare insieme ai comuni vicini e a tutte le parti in causa per trovare soluzioni. Ma se da parte dell’azienda resterà un muro di gomma, tutto si farà più difficile.

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In corteo per la Inda 4 di 12
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 ottobre 2011
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