Diritti di escavazione. Rossetti: “Provvedimento che contro gli imprenditori”

Dichiarazione di Giovanni Rossetti, presidente Gruppo merceologico “Materiali da costruzione, Estrattive e Cave” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e Vice Presidente Anepla

Con riferimento alla vicenda dell’ipotizzato aumento del contributo regionale sulle attività di escavazione, pubblichiamo una dichiarazione di Giovanni Rossetti, presidente Gruppo merceologico “Materiali da costruzione, Estrattive e Cave” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e Vice Presidente Anepla
 
Apprendo, non con sorpresa del dibattito in merito alla volontà di parte del Consiglio Regionale della Lombardia di aumentare di oltre il 120% il contributo sull’escavazione pagato dai cavatori per ogni metro cubo scavato, assolutamente in contrasto con quanto approvato   lo scorso 2 marzo 2011 dalla Giunta Regionale che, pressoché all’unanimità, con delibera n. IX/1395 proponeva al Consiglio l’incremento del contributo sullo scavato da 0.44 Euro/mc a 0.46 Euro/mc.
Secondo i dati distribuiti dagli stessi uffici regionali, e condivisi dal Consiglio Regionale, il valore medio nazionale della tariffa per i diritti di escavazione è pari ad Euro 0,31/mc per il settore delle sabbie e ghiaie. Portare tale valore in Regione Lombardia ad 1 Euro/mc – con incremento percentuale pari dunque al 127% rispetto alle tariffe attuali – è inaccettabile.
Ci definiscono “la lobby dei cavatori” quasi come se fossimo noi a voler scavare per il puro piacere di fare buchi qua e là e qualcuno pensa che sia stata questa lobby ad opporsi a questo esoso aumento tariffario. In realtà, faccio notare che si tratta di una presa di posizione condivisa dalle più importanti associazioni imprenditoriali del settore delle costruzioni: Ance Lombardia, Confindustria Lombardia, Anepla (Associazione Nazionale Produttori Lapidei), Atecap (Associazione tecnico-economica del calcestruzzo preconfezionato), a dimostrazione che si tratta di un problema che investe l’intero comparto.  
Ricordo che il Piano Cave, lo strumento che stabilisce dove, quanto, come e quando scavare, è proposto da ogni Provincia e successivamente approvato dalla Regione ed ha quale scopo la regolamentazione del settore per far fronte al soddisfacimento del fabbisogno dei materiali inerti necessari per costruire case, strade, opere pubbliche, capannoni, ecc.
Gli operatori del settore non fanno altro che fare impresa, scavare, trasformare e commercializzare il materiale inerte per soddisfare la domanda del mercato.
Osservo inoltre che il contributo sullo scavato, sin dall’entrata in vigore della legge regionale n.. 18 del 1982 e successiva modifica con legge regionale n. 14 del 1998, viene aggiornato ogni biennio in base all’incremento dell’indice ISTAT dei prezzi riferiti ai materiali del settore edile.
E’ evidente a tutti come negli ultimi anni il settore edile sia stato colpito pesantemente dalla crisi economica generale e di conseguenza, oltre ad un notevole decremento dei volumi in generale, si è subito anche un decremento generalizzato dei prezzi.
Ecco il motivo per cui il legislatore regionale non ha ritenuto necessario, se non addirittura dannoso per l’intero settore edile, incrementare il costo del contributo che inevitabilmente si sarebbe ribaltato sull’utente finale, cioè il cittadino consumatore di beni legati all’edilizia o il pubblico in sede di realizzazione di grandi o piccole opere.
Qualcuno definisce anche “irrisorio” il valore di tale contributo. A tal proposito ricordo che in Regione Lombardia le cave operano in regime di autorizzazione su terreni di proprietà dei cavatori e non in regime di concessione su terreni demaniali, come ad esempio avviene per il settore minerario o dei marmi.
Il valore del contributo è tutt’altro che irrisorio, anzi, addirittura equivale in media a quanto sborsato dalle imprese per l’acquisto dei terreni, trasformato in Euro/metro quadrato.
Basta esaminare i bilanci del settore estrattivo per rendersi conto della pesante incidenza di tale contributo già all’attuale tariffa.
Paragonare, come qualcuno fa, l’entità del contributo col valore medio di vendita del prodotto finito per definire o meno l’irrisorietà di tale importo è un’operazione concettualmente semplicistica, che non tiene in alcuna considerazione i più elementari principi dell’economia aziendale. Il valore della materia prima nel nostro settore rappresenta, infatti, in media solo il 3% – 5% del costo del prodotto finito. Al costo complessivo partecipano altre componenti ben più importanti quali: la manodopera, l’ammortamento degli impianti e macchinari, l’energia elettrica, il carburante, i costi di compensazione ambientale e di ripristino, i costi amministrativi, ecc.
È quindi fuorviante far apparire il contributo come qualcosa di irrisorio confrontandolo al prezzo di vendita dei prodotti finiti.
Si sente tanto parlare di iniziative politiche volte al rilancio dell’economia ed allo sviluppo. Ecco, questo è proprio l’esempio di un provvedimento che va assolutamente in senso opposto, anzi avrà quale unico effetto quello di affossare ulteriormente un settore in crisi, con inevitabili effetti sul cittadino consumatore finale.’’
 
Giovanni Rossetti
Presidente Gruppo merceologico “Materiali da costruzione, Estrattive e Cave”
dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e Vice Presidente Anepla

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 ottobre 2011
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