Fondazione al capolinea, il CdA vota sulla liquidazione

Finisce dopo sei anni la storia della Fondazione che gestisce i teatri: ha 890mila euro di debiti e il Comune non ha soldi per ripianare. Intanto si lavora per garantire la stagione teatrale e garantire i dipendenti

Dopo sei anni di attività, si chiude il sipario sulla Fondazione Culturale Gallarate Città 1861: nella mattina di martedì il Consiglio d’Amministrazione presieduto da Mario Lainati delibererà lo scioglimento e la messa in liquidazione dell’ente di diritto privato (nella foto, l’inaugurazione del teatro Condominio Vittorio Gassman, nel 2006). L’affidamento dell’importante passo al Cda è infatti prevista dallo Statuto della Fondazione. Alla riunione parteciperanno comunque anche il sindaco di Gallarate Edoardo Guenzani e l’assessore al bilancio Alberto Lovazzano, in rappresentanza del socio di maggioranza, che è appunto il Comune: «Da parte nostra – spiega Lovazzano – non c’è nessuna riserva sull’operazione». Uno scioglimento che è pressoché imposto dallo stato dei conti, a meno di interventi consistenti: «Non c’erano altre strade possibili, altrimenti credo l’avrebbe imposta la Provincia, che è l’ente di controllo sulle Fondazioni. Certo non possiamo ripianare noi Comune, in questo momento non abbiamo la capacità economica».

La questione, ormai, è tutta di numeri: il patrimonio netto è in negativo di 890mila euro, i creditori bussano alle porte e chiedono di essere pagati, non c’è possibilità di andare avanti. A meno di non fare investimenti pesanti, che in questo momento il Comune – alle prese con le ristrettezze di blancio – non si può permettere: «Negli anni passati lo stanziamento annuale era di 400mila euro, più le erogazioni straordinarie. Attraverso Amsc arrivavano 70mila euro l’anno». Cifre consistenti che però non sono riuscite a mantenere in pareggio la Fondazione, al di là delle polemiche sui soldi che l’ente avrebbe dovuto avere dal Comune: lo denunciarono il presidente del CdA Lainati e il direttore Adriano Gallina, in polemica con l’ex sindaco Nicola Mucci. Mucci fu il grande regista dell’operazione Fondazione, che ha sì garantito il recupero di due teatri, ma ad un prezzo (lo si capisce oggi) troppo consistente, come il centrosinistra aveva denunciato. E il futuro dei due teatri, presi in carico direttamente dal Comune? «Lo stanziamento sarà di certo inferiore rispetto al passato, rispetto anche ai tagli che subirà il bilancio complessivo». Mentre non arriveranno presumibilmente più soldi da Amsc, che non può permettersi altre "sponsorizzazioni":  «L’azienda non ne ha la forza, deve preoccuparsi dei propri business» 

L’obbiettivo dell’amministrazione è arrivare al chiudere la liquidazione della Fondazione «entro fine anno», nell’arco di tre mesi. Nel frattempo il passaggio formale sancito dal CdA garantirà il ritorno della gestione strutture nelle mani del Comune. L’assessore alla cultura Nicosia sta lavorando, insieme al personale fino ad oggi in carico alla Fondazione, per garantire continuità almeno sulla stagione teatrale: «Non vogliamo certo perdere un anno – spiega Nicosia -, vogliamo che la stagione si faccia». Si pensa si ripartire «entro dicembre», affidando la costruzione della stagione – in questa fase complicata – ad una società esterna, un affidamento esterno con un bando a gara pubblica, sulla stagione nel suo complesso (si parla di una quindicina di spettacoli). Nel frattempo l’attività culturale in città riprende comunque, ad esempio con i concerti di musica classica ospitati nei teatri. Roimane l’incognita del futuro dei dipendenti: allo studio da parte della giunta ci sono varie ipotesi. E una di queste potrebbe essere proprio la presa in carico di una parte dei dipendenti da parte della società che curerà la prossima stagione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 ottobre 2011
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