Fra Martino baskettaro

Capitan Rovera è l'uomo in più della "sua" Robur, Dalla Costa è il giovane che fa tirare un sospiro di sollievo a Busto. Chi non brilla, questa volta, è il reparto tecnico

(d. f.) Il surplus di cronaca al lunedì ci ha fatto spostare – ma non certo cancellare – il nostro pagellone che, in attesa di buone notizie colorate di biancorosso, diamo quelle dipinte di biancoblu che arrivano da Casa Robur e dallo Speroni. Sul terzo gradino del podio scegliamo una farfalla che si è già fatta apprezzare. E se gli atleti sono i protagonisti positivi, dietro alla lavagna ci finiscono due allenatori, ognuno con le sue colpe e i suoi rimpianti.

Pagellone numero 63 del 4 ottobre 2011

Martino Rovera 8 – La Robur cambia pelle, pur mantenendo la propria filosofia, ma non cambia risultati rispetto all’anno scorso. La mano di coach Garbosi è sempre quella, la mano che invece getta palloni a ripetizione nella retina di Sassari è quella che appartiene al capitano della nuova Abc, Martino Rovera. Uno che bomber puro non lo è mai stato, ma che ha già più volte dimostrato di avere attributi, grinta da vendere ma pure le qualità umane per ricoprire un ruolo così importante nella "sua" squadra. Su di lui ci rimane un rimpianto: avremmo voluto vederlo (3 o 4 anni fa) in una categoria superiore, per vedere l’effetto che fa. Ma forse, a quel punto, non staremmo qui a cantarlo come eroe-Robur…

Marco Dalla Costa 7 – Il ragazzone piemontese, al primo anno con la maglia della Pro Patria, non ha impressionato il pubblico con colpi di classe e giocate ad effetto, ma nei 45′ in cui è sceso in campo domenica, ha mostrato tanta voglia e una grinta da vero tigrotto. Palloni strappati dai garretti degli avversari, spallate, corsa e quel gol liberatorio – per sua stessa ammissione – con la palla che ha varcato la linea di porta sospinta dall’animo del puntero biancoblù.

Giulia Leonardi 6 – Debutto più difficile in nazionale non si poteva immaginare: catapultata tra le titolari dagli infortuni di Cardullo e Merlo, costretta a disimpegnarsi in un ruolo non suo (non ricevere, per un libero, è come per un attaccante non poter tirare in porta…) e a fare i conti con l’Italia meno convincente dell’ultimo decennio. Nonostante tutto, la giovane neo-Yamamay è stata tra le poche a salvarsi nel naufragio finale delle azzurre agli Europei, e anche tra le poche a manifestare umiltà e disponibilità su tutti i fronti, dall’intervista del dopopartita alla foto con i volontari. Brava, insomma, a restare giù da un piedistallo su cui forse qualcuno è salito con troppo anticipo.

Benito Carbone 5 – Il giudizio sul Benny Biancorosso è – ahilui – quello definitivo. Bocciato, e non potrebbe essere altrimenti, ma non bocciatissimo: Carbone non ha ottenuto risultati (sei punti in sette partite, quattro delle quali in casa) e ha esultato solo due volte a un gol dei suoi giocatori. Ma è altrettanto vero che ci ha sempre messo la faccia e che spesso è stato tradito – sul piano sportivo – dai giocatori che non hanno reso come avrebbero dovuto. E forse è stato tradito anche dalla sua testardaggine nell’insistere su un modulo che per questo Varese non è adatto. Ma la riprova l’avremo senza di lui. In ogni caso, in bocca al lupo.

Massimo Barbolini 4,5 – Sempre a proposito di tecnici, lui dice che gli allenatori non contano poi così tanto, e forse ha pure ragione, ma allora perché accanirsi a provare giocatrici fuori ruolo (Gioli) e accantonarne altre senza apparente motivo (Ortolani)? E soprattutto perché la nazionale italiana di pallavolo, a distanza di un anno, continua a soffrire degli identici patemi e black out che avevano segnato la fallimentare spedizione ai Mondiali? Le azzurre ora si giocano tutto nella difficile rincorsa alle Olimpiadi, e non possono più permettersi di sbagliare: Barbolini, che ha vinto tutto e ovunque, lo dovrebbe sapere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 ottobre 2011
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.