G8, dieci anni dopo con Agnoletto

Uno dei protagonisti delle giornate calde di Genova torna a raccontare in "L'eclissi della democrazia" i fatti che sconvolsero un intero movimento

È difficile andare indietro con la memoria a quanto è accaduto durante il G8 del 2001 a Genova, senza ricordarsi della morte di Carlo Giuliani e delle immagini ripetutamente mostrate in diverse trasmissioni televisive, una vita che si è spenta sulle cui dinamiche non si è riusciti a fare piena luce: la camionetta che lo investe; un sampietrino sporco di sangue vicino la sua testa, la tensione tra forze dell’ordine e manifestanti. Non è possibile non soffermarsi sulle immagini del pestaggio alla scuola Diaz, di cui non si è riusciti ad identificare i responsabili e per cui sono stati messi in atto diversi depistaggi: dalle molotov sequestrate e poi scomparse, agli oggetti contundenti.

E sfilano davanti agli occhi i fotogrammi dell’assalto da parte delle forze dell’ordine ai manifestanti appartenenti alle tute bianche, e le scene di disordine e violenza dei Black block, lasciati indisturbati mentre rompono vetrine, rovesciano auto, danno fuoco ai cassonetti, e la cui presenza alla manifestazione resta ancora tutta da spiegare. Ma cosa è successo a Genova e perché? Lo racconta Vittorio Agnoletto, nel libro “L’eclissi della democrazia” – edito per Feltrinelli e scritto insieme a Lorenzo Guadagnucci -, il quale sostiene che «per capire i fatti di Genova bisogna alzare lo sguardo» ed entrare nell’ottica che «quanto è successo non è stato frutto di ragazzi impazziti» ma fa parte di una strategia di repressione decisa e concordata, insieme al governo italiano, oltre i confini del nostro paese e di concerto con i servizi segreti.

Agnoletto, medico del lavoro, un passato nell’Agesci e poi di militanza nel movimento studentesco, a Genova era portavoce del Genoa social forum. Quei fatti, e i nove anni di processi seguiti ai giorni di Genova, sono stati raccontati in un «libro scomodo che la stampa si è rifiutata di recensire», dice Agnoletto alla presentazione avvenuta il 12 ottobre alla libreria Boragno, con moderatore Gilberto Squinzato. E nel libro, che contiene l’inedita testimonianza del pubblico ministero Enrico Zucca, vengono ripercorsi proprio i fatti della Diaz, definita la «macelleria messicana della caserma di Bolzaneto». Per quei fatti, dice Agnoletto, la condanna per l’allora capo della polizia De Gennaro si è trasformata in «una promozione, dato che adesso è a capo dei servizi segreti». Fatti che sono stati «una sorta di prova generale, un tentativo di golpe da parte della destra che fortunatamente è andato fallito», dice Andrea Camilleri nell’introduzione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 ottobre 2011
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