I nostri orecchini in carbonio pesano solo 7 grammi

Massimo e Stefania Banfi della Tecnomax di Busto Arsizio hanno aproffittato del calo degli ordini per pensare nuovi business. «La crisi ha liberato le nostre energie»

Di un materiale ci si puo’ anche innamorare, fino a farlo diventare il vero e unico protagonista del proprio lavoro. Nel caso di Massimo e Stefania Banfi della Tecnomax di Busto Arsizio, galeotta fu la fibra di carbonio, materiale che ha nella leggerezza e nella resistenza le sue caratteristiche principali.
«Mio marito conosce il carbonio come le sue tasche» dice Stefania. Una conoscenza che risale a circa trent’anni fa, quando Massimo, appena tornato dal militare, va a lavorare per un ditta specializzata nella lavorazione di quel materiale. È un colpo di fulmine.
La ditta chiuderà. Ma dalle sue ceneri ne nascono altre tre su iniziativa di alcuni dipendenti. Il classico spin-off . «Ero dipendente di una di queste  – racconta Massimo – e a un certo punto, 11 anni fa, ho pensato di mettermi in proprio, perché già facevo lavori per la formula uno della motonautica: specchietti, volanti. Da dipendente sono diventato a mia volta fornitore di uno dei più grandi partner della Agusta-Westland e sono fornitore diretto del reparto compositi della stessa Agusta e della Ferrari».
La crisi mondiale non ha spaventato i Banfi. Anzi, i due artigiani hanno trasformato una situazione di difficoltà in un vantaggio. «Con la crisi sono calati gli ordini – racconta Stefania – ma è aumentato il tempo a disposizione e così abbiamo fatto lavorare il cervello. È incredibile come ci si rigenera: butti dentro un’idea e subito te ne vengono altre cinque. Prima si faceva fatica persino a pensare. Facciamo di tutto: aggiustiamo i telai delle biciclette, creiamo oggetti per la motonautica e abbiamo in mente tanti altri progetti».
I Banfi sono “imprenditori seriali”, hanno la capacità di intravedere nuovi business e li sperimentano senza paura. Massimo vede la macchinina radiocomandata del figlio e subito si inventa un porta batterie pratico e leggero. Gli appassionati che frequentano i circuiti vedono il nuovo “pezzo” e chiedono dove poterlo comprare: «Da me» risponde orgoglioso l’artigiano.
Stefania pensa a quanto sono pesanti gli orecchini per le orecchie delle donne e si inventa parure dalle forme tridimensionali, leggeri (appena 7 grammi!) e originali. Naturalmente in carbonio. Oggetti diversi da quelli in commercio che in genere sono «piatti e annegati nel metallo».
I due artigiani trovano in loro stessi le energie per affrontare la crisi. «Abbiamo cercato strade alternative e abbiamo studiato un marchio apposito per i nostri gioielli – spiega Stefania -. Un mappamondo con i confini degli stati e con l’Italia evidenziata con il tricolore».
Stefania e Massimo hanno nell’ottimismo la loro arma migliore: credono nella cooperazione tra colleghi e quindi nella rete, nel fare massa critica attraverso una vera collaborazione. «Siamo attivissimi e collegati ai nostri amici che fanno lo stesso lavoro – concludono i due artigiani –. Ci diamo una mano e siamo coesi come ci ha chiesto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In questo modo si puo’ vincere la crisi perché se faccio lavorare altri, questi a loro volta danno lavoro. Bisogna innescare un meccanismo virtuoso e ci si riesce solo se tutti si danno da fare».
La Tecnomax, con le sue creazioni, sarà presente alle Ville Ponti di Varese, dove il 22 e 23 ottobre si terrà la mostra dell’artigianato artistico varesino.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 ottobre 2011
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