I pendolari: «Potevano almeno avere il buongusto di avvisarci»

Arrivati in stazione sono migliaia i pendolari che sono rimasti a piedi. Ma ormai la rabbia ha lasciato il posto alla rassegnazione

Sono furenti i passeggeri che questa mattina, venerdì, si sono trovati alle prese con lo sciopero di 4 ore del personale di Trenord. Nessuno sapeva niente ed, entrando in stazione, gli occhi strabuzzavano davanti ai tabelloni orari sui quali lampeggiava “soppresso” di fianco ad ogni treno. «Io devo andare a lavorare -si lamenta un passeggero- e adesso come faccio?». «Se l’avessi saputo mi sarei alzata prima» commenta una giovane studentessa universitaria che oggi non andrà a lezione. E intanto, nella sala d’aspetto, è un tripudio di telefonini per avvisare in ufficio del ritardo o per cercare un passaggio verso Milano. «Sono tornato ieri sera con l’ultimo treno di mezzanotte -si sfoga un ragazzo- e non c’era nulla che avvisasse dello sciopero» e così è stato anche per i giorni precedenti. Nessun avviso, nessun messaggio e così in migliaia sono rimasti a piedi. Questa mattina, un semplice foglio A4 stampato in bianco e nero e appeso alla vetrata d’ingresso avvisa della “variazione alla circolazione”.

E colpisce come ormai nei passeggeri del trasporto pubblico lombardo non ci sia più rabbia, solo amarezza e rassegnazione. «Ormai ci sono due scioperi al mese -analizza un giovane lavoratore di Malpensa- i ritardi sono ormai sistemici e i prezzi continuano a crescere».  Ma c’è anche chi a Milano ci deve andare per forza e così si ingegna. Come un ragazzo di 20 anni che a Milano deve andare a lavorare. «Prenderò un pullman fino a Malpensa e da lì cercherò un bus sostitutivo oppure aspetterò il primo treno; non so che altro fare».  E per tutti gli altri si preannuncia un’amara giornata di riposo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 ottobre 2011
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