“I ragazzi di oggi sono meravigliosi”

Il preside del liceo Candiani Monteduro parla della scuola: dai docenti demotivati, al valore dell'insegnamento alle grandi potenzialità dei giovani e della cultura. Rivedi l'intervista video

Il preside Monteduro negli studi di Varesenews WebTVCredere nei giovani, nella scuola e nella cultura. Questa la ricetta del preside del liceo artistico Candiani di Busto Andrea Monteduro per il futuro del nostro paese. Il dirigente, ospite negli studi di Varesenews Web TV, ha parlato a 360 gradi della scuola, dei suoi problemi, delle prospettive e delle scommesse. 
Una visione ottimista ma non ingenua.

La scuola oggi è in difficoltà?
Sì, la scuola è in difficoltà. Ci sono cose che non vanno bene e ocoore fare molti sforzi. Ma le difficoltà che stiamo vivendo non sono totalmente invalidanti. All’interno dei problemi ci sono margini per operare bene e far funzionare le scuole. Uno dei modi è quello di collegarsi al territorio: la scuola non è un posto chiuso ma è un luogo aperto alla vita, dove scorrono informazioni e lezioni, direttamente in contattato con la realtà

Il suo è un liceo artistico dove i ragazzi acquisiscono competenze più facilmente spendibili concretamente. Per altri indirizzi non è così
È una strada percorribile per tutti. Per i professionali, con i servizi importanti in scvariati settori, ma anche per le scuole "meno pratiche" come classico o linguistico. Si tratta di capire qual è il proprio konw how e vedere gli utilizzi spendibili. Il punto è avere un contatto diretto con il mondo del lavoro. Bisogna pensarci, mettersi a tavolino, vedere gli spazi concreti… ( prosegue dopo il video)

e perdere la propria autoreferenzialità
Aprirsi al territorio vuol dire anche metterci la faccia e accettare il giudizio esterno. Ma questo è importante per i ragazzi perchè devono capire subito che nella vita si può fallire e non sempre c’è successo. Anzi è un bene che si rendano conto dall’insuccesso si può reagire.

Un paio di esempi di attività che i suoi ragazzi svolgono sul territorio?
Da dieci anni lavoriamo nella pediatria di Busto, abbiamo fatto il progetto del monumento ai caduti a Gorla Maggiore, abbiamo realizzato delle opere per l’ospedale di Legnano e sono in molti a chiederci di poterle acquistare. Noi i quadri non li vediamo ma se qualcuno vuole dare un contributo per sostenere nostro progetto educativo….

Ma voi fate anche iniziative economiche come le magliette…
Abbiamo messo insieme un’agenzia pubblicitaria, una ditta di confenzioni e la scuola. Domani andiamo dal commercialista per depositare il marchio. Ogni anno ci saranno magliette e felpe nuove perchè ci saranno studenti nuovi a progettare questi capi. Diciassettenni disegnano per i coetanei.

Torniamo ai problemi della scuola. La figura dell’insegnante è in preoccupante affanno. Come si può motivare un docente, precario da una vita, a dare fiducia ai ragazzi?
Oggi il momento non è facile per i giovani. Questo non giustifica un lavoro scadente. Pensate all’infermiere: anche lui deluso e poco motivato come potrebbe permettersi un servizio non all’altezza delle aspettative del paziente? Essere professionisti vuol dire questo: operare nelle sedi opportune per migliorare propria condizione, rimanendo inappuntabili nello svolgimento del proprio lavoro. Anche noi lavoriamo con la vita della gente e rischiamo di rovinare il futuro dei ragazzi. Non è possibile dare meno del massimo quando si lavora nella scuola.

Belle parole ma come si fa a rilanciare la figura appannata del docente? Dove ritrovare l’autorevolezza di un lavoratore il cui valore sociale è messo in dubbio?
Io sono nella scuola da quasi trent’anni. Credo che se ogni mattina, min fossi alzato con l’incubo dei una giornata di lavoro, a quest’ora sarei uno straccio, con ulcere e malattie varie. La prima cosa è quella di credere ed essere convinti di ciò che si fa. Può essere il posto più brutto e demotivante ma se uno è convinto della bontà della proria scelta e ci tiene, allora lotta strenuamente per miglioralo. Non possiamo affidare la nostra vita all’esterno: se io non funziono dipende solo da me.

Non è facile, però, trasmettere di entusiamo a chi non lo ha. Cosa farebbe lei se una parte dei suoi docenti si mettesse costantemente di traverso?
Noi abbiamo un collegio docenti di 100 e passa persone. Io sono felice quando anche solo il 30% è favorevole, il resto è grasso che cola. Si deve fare i conti con il dissenso e guai se non ci fosse. Anzi, molto spesso discutiamo, litighiamo. Quello che mi piace del mio collegio docenti è che tutti, nonostante discussioni e liti, vogliono che la scuola funzioni e dia un servizio adeguato. E quello che registriamo al candiani succede in moltissime scuole. La scuola, che si apre tutte le mattine, è di più alta qualità di quanto si crede e cosìi ragazzi anche. Il dissenso serve a migliorare, l’importante è come si vive.

Lei non preferirebbe scegliere i docenti? Mandare via i furbi e trattenere i meritevoli?
In questo momento in Italia, la sensazione generale è che per acceder a una professione o si arriva per punteggio ( tot anni servizio uguale posizione) o tramite raccomandazione. In tutti e due i sistemi, manca il merito: ma è mai possibile che non si proceda per merito? Su questo dobbiamo lavorare. Se sapessi che le persone che mi chiedono di lavorare se lo meritano indipendentemente dal parente o dal punteggio, mi piacerebbe molto. Assumersi la responsabilità, però, vuol dire accettarne le conseguenze: se il progetto che costruisco con le persone di mi fido fallisce l’obiettivo, allora vado a casa. Siamo disposti a metterci sul mercato in questo modo? Allora siamo pronti a sceglierci i collaboratori. Non è detto che persone con maggiore anzianità siano migliori dei giovani. Io mi fido più dei giovani perchè a volte gli "anziani" si adagiano. I giovani hanno voglia di partecipare e noi dobbiamo metterli in grado di fare vedere i talenti. Se la cultura del merito decollasse, allora la risposta sarebbe conseguenziale. Tutto, però, deve avvenire in modo trasparente e con criteri conosciuti da tutti. L’uguglianza non è arrivare nello stesso punto ma partire dallo stesso punto. Oggi a Busto sono stati premiati i diplomati con 100: due degli studenti con lode hanno detto di volersene andare dall’Italia perchè qui non c’è la possibilità di far valere il merito. Noi dobbiamo dare a questi ragazzi la possibilità di farsi valere: è l’unica strada possibile.

I giovani di oggi come sono?
I giovani sono meravigliosi. Ci sono tanti ragazzi che fanno moltissime cose: volontariato, sport, corsi di specializzazione. Quando sento dire che i ragazzi non hanno valori e sono superficiali, ho la senzazione che chi lo dice, più che esserne convinto, se lo auguri. Molti inducono i giovani a essere superficiali così domani diventeranno sudditi consumatori. Invece doobbiamo stimolarli perchè diventino cittadini consapevoli e partecipanti e lo possiamo fare se abbiamo fiducia in loro e li gratifichiamo.  Ma cne se, a nostra volta, siamo credibili. Spesso la loro superficialità sta nel fatto che si rendono conto che il nostro messaggio non è completamente vero. Questi ragazzi magari hanno perso la capacità di analisi perchè utilizzano sistemi molto veloci, ma hanno la capacità di sintesi, intuiscono al volo: se li prendiamo in giro lo capiscono e se ne vanno. Ciò non significa nè che sono vuoti, nè che non hanno ideali.

Qual è l’interesse del Candiani per lo sviluppo di un polo artistico culturale ex calzaturifico Borri?
Altissimo. La collezione Merlini è costituita da 300 opere del ‘900 italiano. Nessuno sapeva di questa collezione. Oggi, non avendo eredi, il dottor Merlini vuole metterla a disposizione. E, a Busto, ci sono altri tesori come questo.  A noi l’idea di un progetto culturale e d’arte da sviluppare a Busto mi interessa. Non so le condizioni del calzaturificio ma che ci sia una sede per diventare polto d’arte e cultura a Busto, ci interessa, eccome.

Il suo liceo potrebbe ampliare la propria offerta dal prossimo anno
Abbiamo fatto richiesta di istituire anche la sezione musicale. È una domanda che ha iniziato il proprio iter burocratico. Speriamo si concluda in breve tempo. Così saremmo uno dei tre licei in tutt’Italia che hanno entrambi gli  indirizzi, coreutico e musicale. 

Ma, le chiede un lettore in modo provocatorio, questi diplomi non sono patenti di disoccupazione?
Sì, certo. Il rischio c’è ma non è così sicuro. L’Italia possiede due terzi del patrimonio artistico mondiale. Questa è la nostra materia prima, il nostro petrolio. Su questo campo possiamo produrre posti di lavoro in abbondanza. Chiediamo a chi sta gestendo gli investimenti nelle politiche del lavoro in Italia di potenziare questo settore. Sono cinque i campi che andrebbero sostenuti: arte, cultura, spettacolo, turismo e intrattenimento. Questo è il nostro futuro perchè queste sono le cose che sappiamo fare. Io ci credo e quello che devo fare lo faccio:  speriamo che anche gli altri facciano la loro parte. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 ottobre 2011
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