I sindacati: “il dialogo con l’azienda è ancora aperto”

Tre ore di trattativa tra sindacati e azienda nella sede di Univa. I sindacati: «Ci sono luci e ombre. La proprietà ha accettato la richiesta di formazione per chi è in cassa integrazione»

Sono passate quasi tre ore, da quando i delegati sindacali di Fiom, Fim e Uilm hanno varcato la porta della sede dell’Univa. Quando escono, ad accoglierli trovano i lavoratori che, per tutta la mattinata di venerdì 21 ottobre, hanno presidiato la sede degli industriali.
«Ci sono luci e ombre – esordisce a caldo Giuseppe Marasco, della Fim Cisl -. La trattativa è andata bene per alcune richieste. L’azienda ha accettato di inserire nella cassa integrazione, anche per chi ha ricevuto l’ordine di trasferimento, i percorsi di formazione. E’ importante che questi lavoratori non perdano le loro professionalità. E’chiaro che noi vogliamo tutelare redditi e soprattutto i posti di lavoro. Sugli esuberi il fronte rimane aperto, continueremo a trattare».
«Noi chiediamo alla proprietà, ovvero la famiglia Fantoni – aggiunge Francesca De Musso della Fiom Cgil - che non chiuda lo stabilimento di Caravate. In questo momento è troppo importante, per il territorio e le persone che ci vivono, preservare quei posti di lavoro».
Presenti davanti alla sede dell’Univa anche molti altri sindacalisti, segno che questa partita è delicatissima per il futuro di altre aziende che, soprattutto nel nord della provincia, hanno dato evidenti segni di difficoltà. «La Inda è una realtà importante – commenta Mario Ballante (foto a destra), segretario della Fim Cisl – molto radicata sul territorio. Se penso ai trasferimenti non riesco nemmeno ad immaginare l’impatto che avrà sulle persone che lo subiscono e sulle loro famiglie. E non mi riferisco solo a quelli che ogni giorno dovranno andare fino a Pagazzano (Bergamo ndr), ma anche a quelli che dovranno andare a Vizzola Ticino, che non è proprio dietro l’angolo. La verità è che i lavoratori stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi».

inda presidio 2011Secondo Osvaldo Rabolini della Fiom Cgil, la situazione della Inda è il termometro della febbre da declino che attanaglia il territorio. «Il nodo vero – dice il sindacalista della Fiom – è che l’imprenditoria varesina è in piena decadenza. Non si sono fatti investimenti e i prodotti hanno uno scarso valore aggiunto. Quindi a parità di scarsezza i consumatori comprano quelli che costano meno. A questo si aggiunge un quadro paese dove la politica non aiuta lo sviluppo e dove il mondo confindustriale vive una rottura interna che ha in Marchionne la sua ferita più grave». La trattativa continuerà nei prossimi giorni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 ottobre 2011
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