L’amico di Uva: “Giuseppe violentato? Lo escludo”

Parla Alberto Biggiogero, il giovane che si trovava in caserma insieme al 42enne morto dopo il fermo dei carabinieri e il tso. Contraddice le convinzioni della sorella della vittima ma saranno i periti a spiegare come davvero stiano le cose

«Io non credo che quella notte ci sia stata una violenza sessuale su Giuseppe Uva. Gli sbirri secondo me l’hanno picchiato, certo,  io dalla stanza accanto sentivo le urla e il via vai di poliziotti e carabinieri, ma non sono così perversi da violentare in caserma una persona». Prende una posizione netta Alberto Biggiogero, l’amico di Giuseppe, il ragazzo che chiamò quella notte il 118 con il suo telefonino alle 5 e 15, per chiedere un’ambulanza. Sentiva l’amico urlare e da allora ha sempre sostenuto che le forze dell’ordine lo stavano percuotendo. (nella foto con Ilaria Cucchi)
Bigioggero, che ha raccontato più volte la sua versione dei fatti, è convinto che con l’ipotesi di una violenza sessuale si vada fuori strada. «Io sentivo le urla – racconta  – ma da quello che ho percepito mi sono fatto l’idea che non sia possibile parlare di una violenza. Lo dico non perché abbia una buona opinione di poliziotti e carabinieri, quelli  secondo me sono dei fascisti e hanno massacrato Beppe. Ma sono anche convinto che non siano così perversi, non arrivano a fare quelle cose lì».
Già, ma lei quella notte era in caserma, non ha visto ma ha sentito, che idea si è fatto?
«Ho visto solo un gran via vai di poliziotti e carabinieri – continua Biggiogero – ho sentito le urla. Ma non ho avuto la sensazione che lo stessero violentando, no quello no. So che la perizia ordinata dal giudice deve chiarire quelle tracce di sangue e forse di urina e sperma trovate nei pantaloni, ma secondo me sono gli effetti delle botte». (Dalle dichiarazioni dell’amico di Uva deriva una incheista bis della procura).

Quella di Biggiogero è solo un’opinione, non è un medico nè un esperto. E’  giornalisticamente interessante data la sua vicinanza, quella notte, ai fatti ma va presa con la dovuta attenzione. Per chiarire come stiano le cose bisogna, ancora una volta, affidarsi alle carte giudiziarie e riepilogare alcuni fatti. La procura non ha mai indagato i carabinieri perché l’autopsia del dottor Motta ordinata a poche ore dal decesso dal pm Agostino Abate escluse molto nettamente le botte (anche gli agenti interrogati esclusero pestaggi).

E’ stata la perizia ordinata dal giudice Orazio Muscato, nel corso del processo che vede imputato lo psichiatra Carlo Fraticelli, a riaprire i dubbi sulla vicenda. Alla luce delle ultime analisi, il cocktail di farmaci che gli fu somministrato in ospedale, da solo, è «inidoneo» a spiegarne la morte. La perizia, per la parte civile, suggerisce un salto logico, e cioè che bisognerebbe trovare almeno una concausa. Il 28 ottobre il giudice deve decidere se concedere altri 90 giorni per esaminare le macchie trovare nei pantaloni di Uva – mai esaminate – quella di colore rossastro e altre (che potrebbero essere feci, urina e sperma); c’è inoltre la richiesta di effettuare la riesumazione del cadavere (sarà disposta la tac). La terribile accusa di violenza sessuale rilanciata anche durante il recente servizio della trasmissione “Le iene” da Lucia Uva, deriva dalla posizione molto forte assunta dall’associazione di Luigi Manconi «A buon diritto» che si chiede nel suo sito internet: «Si può escludere che Giuseppe Uva abbia subito violenza sessuale?». L’associazione pubblica per intero la perizia.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 ottobre 2011
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