L’arsenico nelle rocce porebbe aumentare i costi di 20 milioni

Da progetto non si sapeva della presenza del semimetallo velenoso nelle rocce: ora saranno stoccate nelle cave della Valceresio, la Rainer ad Arcisate e forse la Femar a Viggiù

Lo smaltimento delle rocce e degli altri inerti contenenti arsenico costerà 20 milioni in più, un aumento del 9,5% dei costi sull’intera costruzione dell’Arcisate-Stabio. A questo aggravio si aggiunge anche la richiesta dell’appaltatore, la Claudio Salini Spa, di altri 26,5 milioni di euro «per lavorazioni non previste» che saranno però verificate con il procedimento previsto dalla legge.

Il problema più immediato affrontato con l’accordo– e quello su cui c’è già un accordo sui costi – è in ogni caso dove mettere ghiaia e rocce cavate nel corso dello scavo delle profonde trincee e delle gallerie dove correrà il treno: «Arpa e direzione ambiente della Regione e la Provincia, nella loro relazione, chiariscono che l’arsenico è naturale, è lì da milioni di anni» spiega l’assessore regionale Cattaneo. «L’hanno affrontato i nostri antenati, il problema, Riteniamo di poterlo affrontare anche noi». 500mila saranno utilizzati senza difficoltà alcuna nel cantiere, per la realizzazione dei rilevati, come previsto dal progetto redatto nei mesi scorsi. Degli altri 800mila metri cubi che saranno cavati secondo i piani elaborati in estate era previsto il riutilizzo per la vendita e per la fabbricazione di cemento da usare nell’opera. Ma la presenza dell’arsenico ha cambiato tutto: «Non potranno essere riutilizzati per il calcestruzzo, perché lo smaltimento dei fanghi con alta concentrazione di arsenico avrebbe un costo superiore al valore del materiale». Ed ecco dunque la soluzione che sembra aver messo d’accordo tutti, dopo una riunione durata 3 ore e mezza, talvolta con toni accesi: «Saranno usati – spiega ancora Cattaneo – per il ripristino ambientale di cave dismesse, partendo dalla cava Reiner di Arcisate, quella più vicina al cantiere». In subordine si valuta il ricorso alla cava Cattaneo di Malnate («che però ha bisogno di una verifica») e alla Femar di Viggiù, che però è oggi sottoposta in parte a sequestro giudiziario. Quest’ultima ipotesi in realtà è abbastanza accreditata, perché esiste già un piano di recupero predisposto dal Comune per "chiudere" il grande buco della cava (che peraltro sarebbe stato usato appunto in modo criminale, in passato, per smaltire rifiuti pericolosi).

Per ora, comunque, si procede per portare il materiale di scarto ad Arcisate: il Comune si è impegnato a dare le autorizzazioni nell’arco di 30 giorni per lo stoccaggio provvisorio nella cava della Rainer srl. La soluzione lascia soddisfatti anche i Comuni (nella foto, alcuni sindaci e il consigliere regionale del Pd Stefano Tosi), perché permette la ripresa dei cantieri e risolve in modo equilibrato la questione dell’arsenico. Rimane il costo aggiuntivo che sarà a carico di RFI, quindi delle FS: in fase di progettazione non ci si era accorti della presenza dell’arsenico, che invece era nota ai Comuni che avevano fatto carotaggi per alte opere e per le cave.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 ottobre 2011
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