L’azienda fallisce, ma i beni sono “spariti” in Trentino

Arrestati per bancarotta fraudolenta due amministratori di un'azienda fallita nel 2009: avrebbero sottratto risorse dal patrimonio della società e riaperto l'attività altrove. La Finanza ha sequestrato beni per 300mila euro, tra cui un maso

Nel fine settimana la Guardia di Finanza di Gallarate ha dato esecuzione due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Busto Arsizio, nei confronti di Marco Argenziano e Greta Zanchin, due rappresentanti legali pro tempore di una società di autotrasporti: entrambi sono ritenuti responsabili del progressivo svuotamento delle casse societarie che ne ha comportato il successivo fallimento. La vicenda trae origine a seguito del fallimento della società Elmak sas dichiarato ad aprile del 2009 in merito al quale venivano disposti, dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, idonei accertamenti volti a verificare l’esistenza di condotte fraudolente di espoliazione dei beni aziendali all’origine della procedura fallimentare.

Le successive complesse attività di indagine, coordinate dal sostituto procuratore Pasquale Adesso della Procura di Busto Arsizio e svolte dalla Compagnia di Gallarate comandata dal capitano Pettine, hanno consentito di accertare un preordinato programma criminale che, finalizzato al progressivo svuotamento del patrimonio aziendale, ha permesso agli indagati di sottrarre deliberatamente la quasi totalità dell’attivo patrimoniale al ceto creditorio.
Nello specifico, si è avuto modo di riscontrare come, oltre alla distrazione di quattro autocarri precedentemente acquistati in leasing, siano stati indebitamente fatti sparire anche oltre due milioni di euro; per la maggior parte, circa un milione e settecento, mediante l’utilizzo di false fatturazioni create ad hoc dagli stessi indagati al fine di giustificare la fuoriuscita di denaro contante, per la restante parte attraverso la concessione di crediti da parte di alcuni istituti bancari avvenuta, sempre nel periodo anteriore al fallimento, dietro presentazione di ricevute bancarie successivamente rivelatesi anch’esse false.

Inoltre, per rendere più complicato l’accertamento dei fatti, i soggetti indagati avevano, altresì, distrutto ed occultato gran parte della reale documentazione contabile della società fallita e si erano resi, di fatto, irreperibili. Nonostante questi tentativi, i militari della Fiamme Gialle, seguendo alcune movimentazioni finanziarie, sono comunque riusciti ad individuare l’effettivo domicilio relativo agli indagati in una valle del Trentino Alto Adige, nel Comune di Siror (TN) e a dare esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare. Nell’occasione, sono stati anche sequestrati sia l’immobile nella disponibilità degli indagati, un caratteristico maso con vista sulle Dolomiti, del valore di euro 200.000.00 circa, sia la nuova attività commerciale che gli stessi avevano da poco riaperto in quelle zone.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2011
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