“L’Eroica, una corsa di cui innamorarsi”

Il fotografo sangianese Franco Aresi è stato a Gaiole in Chianti, per seguire la famosa corsa ciclistica "vintage", si è innamorato dell'atmosfera e l'ha descritta come sa fare lui: in immagini. Il suo diario

Certi sogni diventano libri. E certe volte non serve un editore perchè i libri diventino tali. E’ la storia dell’innamoramento per il fotografo sangianese Franco Aresi per  L’Eroica, una gara ciclistica "vintage" (devono partecipare solo biciclette costruite prima del 1987  e ciclisti vestiti retrò) che si svolge nella regione del Chianti. Le 1400 foto prodotte sono diventate, infatti un libro sfogliabile on line: in attesa che un editore "di carta" si prenda cura delle bellissime fotografie. Di seguito nell’articolo, il diario di viaggio di Aresi e una prima galleria fotografica: che sono solo "l’assaggio" del libro completo che potete vedere nel link qua sotto, e forse tra un po’ anche in libreria. 

Galleria fotografica

L'Eroica 4 di 12

Il link del "libro" fotografico dell’Eroica

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Sognare non costa nulla, forse è per questo che facciamo sempre sogni iperbolici e fantastici, ma siccome i miei sogni li vorrei sempre realizzare, ecco che inconsciamente non faccio grandi voli pindarici.

Quest’inverno sentii parlare su un sito di una gara ciclistica di altri tempi chiamata “Eroica”, una corsa che si corre su strade bianche nella zona del Chianti con abiti e biciclette d’epoca, unica regola tassativa è il possedere una bicicletta costruita entro il 1987 che abbia parti originali e un abbigliamento adeguato, pena la squalifica. Inizialmente la cosa non andò oltre il fatto di cronaca, se nonché in primavera durante un mio tour motociclistico capitai dalle parti di Gaiole in Chianti, trovai traccia nei cartelli dell’Eroica, presi visione di alcuni sterrati, mi informai sulla gara ed ecco che alla notte partì “la scimmia” in volo pindarico: perché non raccontare da dentro con le foto questa incredibile gara? Tornato a casa, sempre più convinto, iniziai la preparazione fisica, anche perché nonostante la possibilità di scegliere il percorso più breve – 38 km – (gli altri erano 75, 135 e 205 km.) le salite tremende e il fondo ghiaioso avrebbero stroncato chiunque a digiuno di allenamento. Ben presto però la realtà mi riportò pesantemente a terra, il mio ginocchio non era nelle condizioni giuste, la diagnosi non fu confortante: niente sforzi prolungati in quanto i menischi avevano ceduto. La sera invece che portare consiglio portò altre notizie pessime: ragionando su come procedere, mi resi conto di quanto mi ero sopravvalutato, perché anche se fossi stato allenato, sarei finito a raccontare fotograficamente solo le schiene di tutti i partecipanti che immancabilmente mi avrebbero superato (ammesso che fossi riuscito a partire con i primi).
Quindi rapido consulto con il mio ego ed ecco pronta la soluzione: mi sarei fatto accreditare come fotografo in modo da avere libero accesso a tutto e seguire le corse dalla posizione privilegiata dell mia moto. “I sogni son desideri…” raccontava una canzone e man mano che il tempo passava questo desiderio diventava sempre più forte.

Finalmente ecco il tempo di partire per Gaiole in Chianti sede della manifestazione. Preso possesso di una camera prenotata con largo anticipo, inizio a girare per il paese e subito vengo coinvolto dall’atmosfera festosa e fantastica che si respira per le vie, sento parlare molti dialetti italiani e parecchie lingue straniere, ma tutti si capiscono, si sentono come tra vecchi amici. Riesco a farmi accreditare ed inizio a scrivere il mio racconto con la reflex. Per gli spunti c’è solo l’imbarazzo della scelta, è quasi uno scatto continuo, gente felice anche solo di essere qua (come il sottoscritto), vecchi occhi che sprizzano vigore e gioia anche a dispetto dell’età, bambini con i capelli bianchi, felici perché probabilmente è il loro sogno fatto realtà. Biciclette storiche, ognuna con una storia da raccontare solo a chi sa vedere ed ascoltare – chi viene all’Eroica senza bici non è uno spettatore, ma parte integrante di una bella favola – tante donne sia in bicicletta che a bordo strada per tifare tutti, senza distinzione, belle e sensuali. Alla sera stanco, ma felice vado a nanna presto perché all’indomani i primi corridori sarebbero partiti con il buio alle ore 5:00 – sì avete letto bene, ore cinque del mattino! Al momento della partenza la temperatura si aggira sugli 8 gradi ed è meglio coprirsi bene. Rapidamente raggiungo la zona di partenza e dopo un caffè doppio inizio le riprese con le prime partenze. Certo le condizioni di luce sono quasi nulle, solo i lampioni della strada e i faretti delle bici o le pile legate sui caschetti, ma l’atmosfera ne guadagna, quindi niente flash. Le partenze si susseguono a gruppi consistenti, poi pausa fino alle 8:30 quando partiranno i gruppi per i percorsi più brevi. In questo gruppo c’è anche il veterano, Libero Cuccuini di anni 89, affiancato da altri arzilli vecchietti con qualche decennio meno, ma non troppo, tutti rigorosamente in abiti d’epoca. Libero mi ha raccontato che la maglia che indossa gli fu regalata da Gino Bartali in persona. Girando tra le file in attesa della partenza si sentono aneddoti vari e gustosi di gente che ha vissuto davvero il ciclismo eroico e apprendo che gli iscritti ufficiali saranno 4090 a cui vanno ad aggiungersi tutti gli imbucati innamorati di questa magica corsa per cui la fatica è poesia.

E’ giunto il momento di spostarmi lungo il percorso e visto che la corsa si svolge su strade aperte al traffico non ho problemi a raggiungere i punti più spettacolari. Subito iniziano le forature e le cadute, alcune delle quali abbastanza pesanti e che richiedono l’intervento delle ambulanze, ma si sa, la corsa continua. Quando sorpasso i ciclisti lungo le salite sterrate cerco sempre di alzare meno terra possibile, ma anche andando piano è quasi impossibile ed immagino a fine gara quanta polvere bianca abbiano respirato. Ad un punto di ristoro chiedo se anche il fotografo può approfittarne, le gentilissime signore tutte rigorosamente in abiti d’epoca, mi porgono un vassoio dove c’è ogni ben di Dio che la terra Toscana regala ai suoi figli, ne approfitto per fare il pieno di sapori vari. Riparto a malavoglia visto la simpatica compagnia e cerco altri spunti fotografici. Rientro a Gaiole dove i primi corridori iniziano ad arrivare: chi ha fatto il giro dei 135 e 205 km sono atleti e non semplici appassionati, infatti all’arrivo non noto facce stravolte. Ben altri visi vedo quando arrivano gli appassionati, tanti di loro poi con bici di parecchi anni fa senza nemmeno il cambio. La gioia che vedo sui loro volti appena tagliato il traguardo racconta di fatica, sudore, polvere, ma anche tanta felicità per essere riusciti a terminare. Appena espletate le formalità di controllo dei timbri ecco liberarsi di scarpette e magliette inzuppate di sudore e polvere e sdraiarsi a terra stanchi ma felici. E’ sera oramai, ma gli arrivi si susseguono ancora anche con il buio, gruppi che urlano di gioia per aver tagliato il traguardo tutti insieme, gente che piange e si abbraccia come avesse vinto il campionato del mondo… li invidio! Loro ce l’hanno fatta. Respiro anch’io il loro sapore, la loro gioia mi entra dentro come un fiume in piena, costi quel che costi, l’anno prossimo ci sarò anch’io ma non in moto: dannata Toscana mi hai contagiato, sono appena tornato e già mi manchi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 ottobre 2011
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