La Cimberio vista al microscopio

Scopriamo qualità e punti deboli degli undici uomini a disposizione di coach Carlo Recalcati. A loro Varese affida le speranze di un campionato positivo

Più Profonda, regolare e "sistematica" rispetto al passato, ma con meno punte di talento e pazzia. La nuova Cimberio di Carlo Recalcati è fatta e finita (almeno per adesso: il mercato è sempre aperto…) e inizierà con questo assetto il 90° campionato italiano di basket. La squadra biancorossa si è rinnovata senza operare quelle profonde trasformazioni avvenute nel recente passato: rispetto al gruppo che ha disputato i playoff sono rimasti in sei, anche se alcuni addii sono di sicuro peso. Ron Slay e soprattutto Phil Goss sono le sottrazioni più eclatanti dal punto di vista tecnico in quanto i due americani erano anche i migliori marcatori della squadra. Poi manca anche Gek Galanda, il capitano, accasatosi a Pistoia con una punta di polemica. Ora la parola passa al campo, che come sempre è giudice supremo: Recalcati è la garanzia dal lato sportivo e umano: ai giocatori l’incombenza di seguirlo.

4 – Daniele DEMARTINI (playmaker – 1984 – 1,87 – Ita)

▲- Arrivato a stagione in corso per "tamponare" le assenze, il play di Rovigo si è conquistato la fiducia di Recalcati per il lavoro speso in allenamento e l’affidabilità dimostrata sul breve periodo in campo. Porta palla, non la perde mai, difende da "cagnaccio" anche contro gente ben più forte.
▼- Bene finché c’è bisogno di portare la palla in zona offensiva, ma a quel punto Demartini diventa… inoffensivo. Poco tiro, fisicamente leggero per tentare fortuna "nel traffico", in Serie A fare canestro non è il suo lavoro. E a livello atletico rischia di pagare la differenza di stazza con pari ruolo più fisicati.

5 – Justin HURTT (guardia – 1988 – 1,94 – Usa)
▲- È la vera, grande incognita del campionato della Cimberio. All’esordio in un campionato senior, "Giustino" in precampionato ha dimostrato qualche qualità interessante, soprattutto nel crearsi un tiro e concluderlo a segno. Dotato di buon fisico, di freschezza atletica e discreta faccia tosta, se parte in terzo tempo prova sempre ad attaccare il ferro.
▼- Tante le incognite sul 23enne ex Tulsa University. In attacco manca di continuità, in difesa ha quasi sempre pagato dazio verso il diretto avversario, vuoi per l’inesperienza vuoi per un’attitudine non proprio da "stopper". Catapultato in un mondo diverso dal suo sta ancora cercando di adattarsi sia dentro sia fuori campo. Speriamo faccia in fretta.

6 – Rok STIPCEVIC (playmaker – 1986 – 1,83 – Cro)
▲- L’aggiunta che più ha cambiato la scorsa stagione è il play croato, giocatore di fondamentale importanza per questa squadra. Glaciale in lunetta, ottimo costruttore di geometrie di gioco, è anche dotato di un tiro brutto da vedere ma piuttosto efficace. Inoltre è un buon lottatore, che non teme i contatti duri.
▼- La serie playoff con Cantù (pur con l’alibi di una mano infortunata) ha lasciato qualche dubbio sulla sua tenuta a un livello agonistico-tattico superiore alla regular season. Fisicamente è tosto ma poco dotato a livello di chili e centimetri. Altro dubbio: senza attaccanti "sicuri" da rifornire, sarà altrettanto efficace?

7 – Teemu RANNIKKO (K) (play – 1980 – 1,88 – Fin)
▲- Tra i migliori lo scorso anno, è giocatore che piace molto a Recalcati (lo ha voluto capitano) per la sua regia pulita, affiancata da buone qualità balistiche e adattabilità in attacco e in difesa alle varie situazioni di gioco. Reduce da un Europeo positivo, pare avere una carica particolare.
▼- Ha limiti fisici che non lasciano del tutto tranquilli, almeno alla voce "rischio di infortunio". Per questo nella stagione passata ha saltato qualche partita e perso un po’ di continuità. E da guardia, in difesa, può mettere una certa esperienza ma non troppa "quantità" né velocità.

8 – Janar TALTS (centro – 1983 – 2,06 – Est)
▲- Altra "aggiunta in corso" nell’ultimo campionato, il lungo estone è dotato di stazza, esperienza, media intelligenza tattica e mano educata. Inoltre costa poco e, con il suo corpaccione, per la Serie A italiana può svolgere compiti da pivot puro.
▼- Ottimo dalla panchina, su Talts permangono dubbi se deve essere il lungo titolare della squadra. Soggetto al fallo facile, pecca in continuità e contro i "pivottoni" (ce ne sono pochi, ma ce ne sono) rischia di faticare parecchio sui due lati del campo nelle aree pitturate.

9 – Yakhouba DIAWARA (ala, 1982 – 2,01 – Fra)
▲- Non ha acceso troppo le fantasie dei tifosi, ma il francesone ex NBA ha le carte in regola per essere la prima punta dell’attacco Cimberio. Ha un buon tiro da fuori, movimenti spalle a canestro (o comunque d’area) e un fisico che contro molti avversari diretti può essere devastante. Anche in campo aperto, situazione che "Kuba" ama.
▼- Chiamato per fare l’ala titolare, rischia di pagare i mis-match contro avversari solidi ma più rapidi negli spazi brevi. La sua ultima stagione, in quel di Brindisi, non è stata da ricordare e anzi si è conclusa con la retrocessione: speriamo non sia un campanello d’allarme quando la palla scotta.

11 – Davide REATI (guardia, 1988 – 1,93 – Ita)
▲- Scommessa futura ma anche attuale: dopo diversi anni da protagonista in B1 il giovane milanese ha avuto la fiducia di Recalcati che lo ha visto e scelto per allungare la panchina. La sua arma principale è senz’altro il tiro con i piedi per terra, da due o da tre punti, cosa che potrebbe fargli conquistare minuti importanti.
▼- Non è una scheggia di velocità, e questo è un rischio più per la difesa (in particolare sulle "guardiette" americane) che per l’attacco. Non sembra avere sufficienti per qualità per fare il playmaker né stazza da ala piccola: non che ce ne sia bisogno, ma poter coprire un ruolo in più è sempre utile. Meno preoccupante il livello di esperienza: in B1 ha comunque dovuto affrontare pressioni e palloni scottanti.

13 – Luca GARRI (ala-centro, 1982 – 2,07 – Ita)
▲- Sa tirare, sa stare in campo, ha i centimetri per stare sotto canestro e, pur senza essere una molla, non manca di reattività per il suo ruolo. Un mix di buone qualità che se funziona a pieno regime ne fa un italiano da quintetto (anche visti certi azzurri all’ultimo Europeo…).
▼- Dopo le clamorose Olimpiadi 2004, quando diede bagliori di basket eccellente, non ha mai mantenuto le promesse fino in fondo, pur giocando in squadre complete e di medio-alta fascia. Tendenza a commettere fallo (e a protestare con animo) e discontinuità ne fanno due talloni d’Achille che lo hanno penalizzato fino a qui. Dice che Recalcati è il coach giusto per lui, speriamo sia vero.

14 – Kristjan KANGUR (ala, 1982 – 2,01 – Est)
▲- Il primo anno a Varese lo ha consacrato giocatore di alto livello, tanto che Siena lo ha messo sotto contratto per poi ri-girarlo alla Cimberio fino all’addio di Stonerook (fine stagione?). Ha potenza fisica, buona tecnica di base e "garra argentina" pur venendo dall’estremo Nord, inoltre gioca nei due ruoli di ala assicurando un ottimo livello di rendimento. 
▼- Qualcuno teme che Kangur non veda di buon occhio il mancato approdo senese e affronti con meno entusiasmo la seconda annata Cimberio. Tendiamo a non credere all’ipotesi, anche perché la sua espressione facciale è eternamente infelice. Rispetto all’esordio è sicuramente più conosciuto e temuto dalle difese avversarie, inoltre rischia di pestarsi un po’ i piedi con Diawara: non sono simili ma occupano spazi di gioco affini.

15 – Gabriele GANETO (ala, 1987 – 2,00 – Ita)

▲- Non è un’incognita "alla Hurtt", ma anche il 24enne torinese è giocatore con molti aspetti da scoprire. Descritto come buon difensore e come ala dotata di un buon tiro ha un fisico che merita di essere messo alla prova nella massima serie.
▼- Il fatto che nell’ultimo campionato trascorso a Milano sia rimasto pressoché inattivo e un precampionato in cui non ha certo fatto spellare le mani, lasciano dubbi sul reale impatto di Ganeto in A. Ad oggi la sua utilità pare limitata a pochi minuti a partita: ci affidiamo alla cura-Recalcati per spremere qualcosa di più.

18 – Diego FAJARDO (ala-centro – 1976 – 2,08 – Spa/Ita)
▲- Un giramondo del basket che si ferma per la seconda stagione a Varese fa già notizia. Il fatto che a 35 anni sia spesso ancora indicato come uno dei giocatori più pericolosi della squadra mette in luce il suo livello qualitativo: duro, feroce, scontroso ha però mano educata e fiuto tattico notevo
▼- L’età è una variabile da tenere in considerazione anche per un uomo con quell’allenamento e con quel fisico e la mancata partecipazione ai playoff per un infortunio ne è l’esempio. Caratteraccio, sappiamo già che avrà qualche partita di black out (ma ci va bene così: è anche la sua forza).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 ottobre 2011
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