La “droga” dei sussidi di Stato nell’economia italiana

Una spietata e accurata analisi nel libro di Marco Cobianchi, “Mani bucate”, appena uscito per Chiarelettere

mani bucateLeggendo il documentato libro “Mani bucate”, di Marco Cobianchi, recentemente uscito per Chiarelettere, viene da porsi una domanda: ma in Italia esiste veramente un’economia liberale? Oppure ci troviamo immersi in un dilagante statalismo? La risposta è: né l’uno né l’altro. Dove finiscono i soldi dei contribuenti? In questo libro, Cobianchi dà una risposta. In Italia esiste un’economia drogata da aiuti di Stato, di cui si parla poco o di cui non si parla affatto. In Italia sono stati studiati tali e tanti modi di sussidiare le imprese, e sono tanto diversi, che risulta difficile capire effettivamente quanto spende lo Stato. Diverse volte l’Unione europea ha chiesto inutilmente spiegazioni.
Addentrandosi nella lettura del libro, si viene a scoprire che gli aiuti pubblici finiscono nelle mani di diverse imprese private. Per esempio, buona parte degli impianti di risalita del nord sono stati pagati con i soldi pubblici. E, attraverso i finanziamenti nel mondo del cinema, sono stati finanziati con le tasse dei cittadini, film di successo quali quelli di Pieraccioni o di Verdone, i cinepanettoni puntualmente riproposti a Natale. Ma ce ne sono altri ancora. L’elenco sarebbe lungo.
Si scopre qual è l’effetto pratico delle convenzioni all’editoria: «quando si compra un giornale lo si paga due volte, la prima con le tasse la seconda quando lo si acquista. L’importante non è vendere molte copie ma stamparne tantissime». E si viene a sapere che, tra i vari giornali che si sono avvantaggiati dei sussidi c’è anche il quotidiano leghista “la Padania”, quello dei Vescovi “l’Avvenire”, il quotidiano comunista “il Manifesto”, e quello di partito “L’Unità”, ma anche il giornale di Walter Lavitola “Avanti”, di cui si sente tanto parlare nei telegiornali, in questi giorni.
Viene sfatato il mito del Mezzogiorno inefficiente e sprecone ed emerge un Mezzogiorno «letteralmente assaltato dalle imprese del nord che propongono investimenti, ottengono i fondi pubblici e poi, per un motivo o per l’altro, semplicemente scompaiono». Viene svelato cosa si nasconde dietro i biglietti low cost: «un biglietto aereo può arrivare a costare anche meno di 20 euro solo perché la restante parte del prezzo è già stata abbondantemente pagata con le tasse».
Ma come se ne esce da una situazione simile se da tempo molte imprese private sono abituata a stare in piedi tramite sussidi e finanziamenti di Stato? Perché la pioggia di denaro pubblico non produce né crescita né occupazione? «forse finanziare la domanda, lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini, porterebbe a risultati migliori» che un’economia sussidiata, suggerisce Cobianchi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 ottobre 2011
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