“Mio figlio Robert non è un black bloc”

Parla la mamma del ragazzo fermato a Roma durante la manifestazione del 15 ottobre. Si chiama Laura, entrambi vivono in italia dal 1999. "Quel giorno mi disse: manifesto per un futuro migliore"

Robert Scarlat si trova ancora a Roma. Per lui è stato chiesto l’allontanamento dall’Italia dopo l’arresto durante la manifestazione degli indignati di sabato 15 ottobre. Scarlat è stato raccontato fino ad oggi come il “black bloc rumeno”, ma la voce commossa nel racconto straziante della mamma, Laura Scarlat, anche lei come il figlio da dieci anni in Italia, riporta, invece, un po’ di umanità nella descrizione di un fatto che per una famiglia rappresenta comunque una tragedia. (Video integrale; Video ridotto)
La signora Scarlat non lancia mai accuse, non grida al complotto ma chiede che anche per suo figlio vengano vagliati i fatti e venga ricercata la verità prima di giungere alle conclusioni.

Robert Scarlat è accusato di violenza verso il personale e i mezzi della Polizia di Stato. La ricostruzione dei fatti resa nota dalla polizia dice che Scarlat è stato “rincorso e fermato dagli agenti e, al fine di sottrarsi all’identificazione, li ha colpiti con pugni e calci. Un agente ha riportato un trauma alla spalla ed al piede con 7 giorni di prognosi, un altro un trauma al collo di un piede con 20 giorni di prognosi ed un altro ancora la frattura del polso di una mano con prognosi di 25 giorni”.
La mamma di Robert non riesce a capacitarsene, spiega che suo figlio «pesa appena 55 chili, non fa sport, non ha nessun precedente per violenza e non ha mai litigato con nessuno», fatica a credere che «quel ragazzino smilzo abbia potuto ferire gli agenti che lo hanno fermato, persone protette e capaci di difendersi». Prima di partire hanno parlato insieme della manifestazione e il figlio le ha spiegato che ci andava con le migliori intenzioni: «non aveva caschi o armi, non era vestito di nero, aveva con se solo un panino, una banana, uno jogurt e la sua faccia».

Robert Scarlat«Mio figlio Robert è qui in Italia dal 1999, per lui e per me l’Italia è come una madrina. Qui abbiamo trovato delle persone fantastiche e tanta educazione». La famiglia Scarlat è arrivata nel nostro paese attraverso il ricongiungimento famigliare. Adesso madre e figlio vivono in un appartemento molto ordinato in un condominio a Oggiona Santo Stefano.
«Mio figlio era molto bravo quando faceva le scuole in paese, inoltre gli piaceva molto cucinare insieme a me – racconta la madre -, per questo avevo deciso di iscriverlo all’istituto De Filippi a Varese, per fargli imparare una professione».
In questi ultimi anni Robert Scarlat, che adesso di anni ne ha 21, ha cercato più volte di lavorare ma ha trovato solo impieghi saltuari e sottopagati. «Lui cercava sempre qualcosa da fare – racconta la signora Scarlat -. Ha fatto volantinaggio, ha lavorato per una libreria, ha provato a lavorare nel ramo della ristorazione. Io gli ho sempre insegnato che bisogna darsi da fare, che bisogna guadagnarsi ogni centesimo della paga che si riceve. Ma quando lo hanno licenziato per l’ennesima volta stava perdendo le speranza, mi guardava e mi diceva – “mamma ho fatto tutto quello che mi hai detto, mi sono impegnato. Perché mi licenziano?”».

Robert Scarlat ha dei precedenti di polizia: c’è una denuncia nel 2009 per aver occupato abusivamente dei terreni durante una festa e altre volte lo hanno trovato con della marijuana. La madre ha vissuto con dolore quei momenti. «È successo, insieme abbiamo affrontato anche quelle situazioni. Ma Robert non è cattivo, quello che ha fatto è molto serio ma non sono peccati capitali, si è trattato di piccoli episodi. Non fanno di lui una persona pericolosa».
Il venerdì prima della manifestazione Robert Scarlat ha detto alla madre che sarebbe partito per Roma. «Mi diceva che si trattava di una manifestazione che c’è in tutto il mondo, che per lui andare era come un dovere, per gridare la propria speranza di cambiare le cose. Io ero contraria – spiega la mamma -, sapevo che aveva dei piccoli precedenti e che non poteva commettere sbagli. Ma lui era pieno di grinta e speranza, sentiva il bisogno di manifestare per i suoi diritti. Ho sbagliato, dovevo trattenerlo con la forza».
Durante il sabato degli scontri Laura Scarlat racconta di aver seguito la manifestazione con il cuore in gola. «Guardavo quelle immagini terribili e cercavo in ogni volto quello di mio figlio. Finché a un certo punto l’ho visto, in uno spezzone di filmato. Era per terra, attorno a lui c’erano 6 poliziotti. Ho visto nei suoi occhi la paura, ho visto una richiesta d’aiuto. Poi la telecamera ha ripreso altro. In pochi istanti ho visto il mondo crollare, sono corsa in camera sua a vedere se dall’armadio mancavano i vestiti che gli avevo visto addosso. Non c’erano».
Poi la madre racconta di non aver saputo più niente, «fino a lunedì quando mi ha chiamato un avvocato. Mi ha detto che mio figlio non voleva dargli il mio numero, era terrorizzato dal pensiero di quanto la notizia potesse farmi male».

Adesso il terrore di questa madre è che il figlio venga rispedito a Bucarest, da dove sono arrivati oltre dieci anni fa. «Robert non conosce nessuno, non sa la lingua, non può avere una vita in quel paese, la sua vita è l’Italia, i suoi amici sono qua. Io non chiedo un miracolo, voglio solo che venga accertata la verità e che mio figlio venga tutelato come tutte le altre persone. Voglio che vengano vagliati i fatti e le sue reali responsabilità, e che nel frattempo vengano rispettati i suoi diritti. La cosa di cui ho più paura è che venga picchiato. La cosa di cui mi pento di più è di non riuscire a far capire quanto mio figlio sia in realtà una persona buona. Di non riuscire a fare niente per lui che è tutta la mia vita».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 ottobre 2011
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