Ospedale di Cuasso: “Difendiamolo!”, con un occhio al portafoglio

Incontro tra i sindaci della comunità Pianbello, i consiglieri regionali Azzi, Alfieri e il direttore Bergamaschi. I sindaci lamentano il progressivo impoverimento e ricordano le promesse di Lucchina

La biblioteca dell'ospedale di Cuasso che ha visto la riunione con i sindaciSono arrivati tutti e 20, i sindaci dei comuni della comunità di Pianbello. Tutti accorsi all’ospedale di Cuasso per capirne il destino. Dopo le voci sulla possibile imminente chiusura, smentita dall’assessore regionale Bresciani, i consiglieri regionali Rienzo Azzi PdL e Alessandro Alfier Pd hanno visitato il complesso ospedaliero insieme ai primi cittadini da tempo impegnati nella difesa strenua del presidio.

«L’argomento è ciclico – ha sottolineato Luca Marsico assessore provinciale ex sindaco di Brusimpiano – Quando ci sono problemi di sostenibilità a livello comunale e regionale, chissà come mai, ritorna la questione dei costi di questo ospedale. Voglio ricordare, però, che fu l’allora direttore dell’azienda varesina Carlo Lucchina, oggi direttore della sanità regionale, a volere un progetto corposo di sviluppo per il presidio. Per quello furono fatti finanziamenti cospicui. Se quella strada era corretta e se la vagonata di soldi già spesi avevano un obiettivo condiviso, allora sgombriamo il campo definitivamente da ogni dubbio e manteniamo i patti».

l'ospedale di CuassoUna posizione, quella di Marsico, condivisa da tutti i politici presenti, rappresentanti di circa 80.000 cittadini: « Abbiamo lo stesso numero di abitanti di Varese e quindi non capiamo la diversità di trattamento» ha commentato la presidente della Comunità di Pianbello Maria Sole De Medio. La preoccupazione generale è quella che si svuoti totalmente il plesso mentre il poliambulatorio di Arcisate non riesce a decollare così da lasciare senza risposte sanitarie il vasto territorio.

C’è chi ha sottolineato l’opportunità di lasciare aperti i servizi ( la radiologia) necessari per gli abitanti come ha detto il sindaco di Porto Ceresio Ciancetti, e chi ha suggerito l’idea di innovare puntando sull’eccellenza in qualche settore così da richiamare pazienti da fuori, come ha ricordato Ivan Andreoletti, consigliere provinciale del PdL.

Tutti  hanno lamentato il progressivo svuotamento dei servizi ( la chiusura continua dei posti letto che da 400 sono diventati 70, la mensa, la lavanderia, il laboratorio) e il calo di credibilità presso gli stessi medici del Circolo: « Basta mandare i pazienti nelle strutture private vicino a Cuasso – hanno ribadito parecchi sindaci – non si può delegittimare questa struttura e il lavoro che compie».

Parole ribadite anche da Angelo Ferrarello, delegato Rsu che ha lanciato un appello: « Oggi i nostri servizi sono ridotti al lumicino e rischiano la chiusura. I finanziamenti che ci sono non bastano a finire i lavori in corso. Occorrerebbero altri due milioni, una cifra irrisoria se pensiamo ai 400/500 milioni di euro in arrivo per Varese e il Verbano. E non venite a dire che Cuasso è lontano dal Circolo. Noi, a differenza delle strutture private, abbiamo protocolli di emergenza collaudati mentre gli altri devono intasare il 118».

Il padiglione che dovrebbe essere svuotatoRiabilitazione ma anche servizi d’eccellenza, aggiunti ai servizi di base per la popolazione residente: la richiesta dei sindaci, però, ha ricevuto una risposta tiepida da parte del direttore generale dell’azienda Walter Bergamaschi : « Pur ricordando che non è stata l’azienda a parlare di chiusura di Cuasso e che , comunque, il suo futuro non rientra nel piano trimestrale di assestamento di bilancio, devo rimarcare come l’ospedale non abbia diminuito la sua attività rispetto allo scorso anno. Nel caso della riabilitazione neuro motoria è persino aumentata grazie a una degenza più breve ( 800 pazienti in più). L’unico neo è la riabilitazione cardiologica ma io, in qualità di direttore, non posso certo intervenire sul giudizio di un medico che si fida poco. Quanto agli sviluppi, occorrono proposte sostenibili e quella dei letti sub acuti, di pazienti non più gravi ma che non possono essere rimandati a casa, è indubbiamente una via da seguire. Abbiamo fatto richiesta per accreditare 12 posti. 
Le ambizioni di Cuasso dovranno fare il conto con le proprie dotazioni e con la vicinanza dai punti di assistenza specializzati: la riabilitazione cardiologia va messa vicino al reparto acuti dove ci siano un pronto soccorso e una rianimazione.  Cuasso è un plesso distante e scomodo: abbiamo ricevuto molte critiche per la difficoltà a raggiungerlo, soprattutto da parte di anziani».

Vivere modificando la vocazione pur mantenendo le risposte ai cittadini: è la promessa con cui i due consiglieri regionali Azzi e Alfieri si sono congedati. Un impegno non facile: « Dalla proposta di Cassano Valcuvia abbiamo imparato che ogni scelta va condivisa con il territorio – ha commentato Azzi – e sicuramente il destino di questo ospedale sarà pianificato con il vostro aiuto».

« Siamo in un periodo difficile – ha concluso Alfieri – dobbiamo intercettare tutte le opportunità per tutelare il presidio in tempi di razionalizzazione. Il nostro compito è quello di aiutare a individuare gli indirizzi di politica sanitaria più favorevoli alla popolazione. Per questo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Ognuno dovrà rinunciare a qualcosa per raggiungere un obiettivo condiviso».

Parole delicate che subito si tenta di inquadrare: « E i finanziamenti per completare l’opera e finire questo ospedale?» chiedono i sindaci. « Andremo a batter cassa da Lucchina – rispondono Azzi e Alfieri – ma con oculatezza. per il momento cercheremo di risolvere il problema della mancanza di collegamento telefonico…»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 ottobre 2011
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