Passato, presente e futuro dell’industria saronnese

Lunedì sera si è svolto l’incontro che ha aperto la mostra “Industrie a Saronno tra ‘800 e ‘900: un binario tra fabbriche e Ciminiere”, realizzata tramite la ricerca effettuata dagli studenti dell’Istituto Arcivescovile Castelli e dell’ITC Zappa

Passato, presente e futuro dell’industria saronnese. Se ne è parlato lunedì sera in un convegno che si è tenuto nella sede di Saronno dell’Unione Industriali, a cui dopo il saluto del Sindaco, Luciano Porro, sono intervenuti il Presidente dell’Unione Industriali, Giovanni Brugnoli, l’Assessore saronnese Giuseppe Nigro, e lo storico dell’Università LIUC, Daniele Pozzi. Un incontro che si è inserito nell’ambito della mostra “Industrie a Saronno tra ‘800 e ‘900: un binario tra fabbriche e Ciminiere”, realizzata tramite la ricerca effettuata dagli studenti dell’Istituto Arcivescovile Castelli e dell’ITC Zappa e che sarà ospitata fino al 30 ottobre dalla Casa Morandi di Saronno.
Si è trattato di un’occasione colta per fare il punto sulla situazione industriale dell’area e per tracciare quelli che sono stati i passaggi epocali della storia economica locale. All’interno della quale il Presidente Giovanni Brugnoli ha rivendicato il ruolo importante ricoperto dall’Unione Industriali. Come quello svolto negli anni Settanta quanto «l’Associazione Industriali della Provincia di Varese, a Saronno come altrove, interveniva per invitare le amministrazioni locali ad evitare eccessi regolamentativi che potessero pregiudicare, una volta per sempre, le industrie».

«La grande svolta avviene il 22 marzo 1879 con l’apertura della tratta Milano-Saronno delle Ferrovie Nord – ha illustrato Pozzi -. Comincia un processo di industrializzazione accelerata: la ferrovia garantisce un intenso traffico di materiali (carbone) e prodotti, la presenza di uno snodo ferroviario di primaria importanza stimola l’insediamento dell’industria meccanica, alcune fabbriche milanesi trovano conveniente costruire nuovi stabilimenti a Saronno».
Il presente è stato raccontato dal Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Giovanni Brugnoli: «Il modello produttivo del Saronnese è passato dai grandi insediamenti al modello della piccola e media impresa diffusa. Attualmente il numero delle imprese manifatturiere in quest’area è pari a 23 per chilometro quadrato, contro una media provinciale di 11. Sempre per chilometro quadrato si contano 218 addetti impiegati nell’industria, contro gli 87 del Varesotto». Mentre sul futuro è intervenuto il sindaco Porro:  «Le grandi fabbriche sono state  la culla della cultura di laboriosità e di reciproca legittimazione ai diritti di libertà riconquistata durante la  resistenza e di giustizia sociale che da sempre insita nel codice genetico della Città di Saronno. Il nostro impegno è quello di tener vivo lo slancio verso qualche civiltà che oltre al lavoro è anche la civiltà della convivenza».

Inevitabile per il presidente Brugnoli il riferimento alle aree industriali dismesse, in vista della futura riorganizzazione urbanistica del territorio: «Ricordiamoci che le imprese, piaccia o non piaccia, hanno bisogno di suolo sul quale insediarsi».
Nel ripercorrere le tappe fondamentali dell’industrializzazione saronnese, l’Assessore del Comune di Saronno, Giuseppe Nigro, ha voluto concludere il suo intervento con un’immagine: “La realtà del 1960, caratterizzata da un grande fervore, da un grande entusiasmo, mostrava una città che era solita svegliarsi al mattino al suono delle sirene, in cui incominciavano a circolare sempre più numerose le automobili, ma pure una località che conservava sacche di passato, dove si potevano ancora vedere in pieno centro passare qualche carro trainato. Oggi, l’identità della città è senz’altro meno precisa più indistinta e questa indeterminatezza, è forse motivo di maggiori ansie per il futuro di cui non si intravede il contorno”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2011
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