Piccoli comuni contro gli “accorpamenti folli”

Incontro a Palazzo Estense con gli amministratori locali preoccupati dalle nuove norme in arrivo. Regione Lombardia si muove per disinnescare le conseguenze peggiori ma i comuni tremano

Di comuni e sindaci ultimamente se ne fa un gran parlare. Merito loro, che sotto la guida dell’Anci hanno alzato la voce, ma colpa anche della politica che non sapendo proprio da dove partire per eliminare gli sprechi, tra il barbiere di Montecitorio, le autoblu del sottosegretario e gli amministratori degli enti locali, ha deciso di tirare la cinghia cominciando proprio da quest’ultimi.
A palazzo Estense una settantina di sindaci, il consigliere regionale Alessandro Alfieri, l’assessore regionale Carlo Maccari, il sindaco di Varese Attilio Fontana, il Coordinatore Nazionale dei Piccoli Comuni dell’ANCI Mauro Guerra e il presidente di Upel Varese Alessandro Vedani, si sono ritrovati a convegno per dare voce alle preoccupazioni dei più piccoli: “Quale futuro per i Comuni sotto i 5.000 abitanti?”.
Erano in due del Pd, due della Lega e uno del Pdl: una rappresentanza trasversale, come assolutamente trasversali erano gli amministratori presenti all’incontro. Questo perché tutti hanno lo stesso timore: la rivoluzione epocale che si sta per abbattere sui piccoli comuni. O almeno in teoria, perché tutti giurano che il piano di razionalizzazione partorito per loro dalla manovra “anti-crisi” d’agosto sia inapplicabile.
In buona sostanza si tratta di un piano di accorpamenti di piccoli comuni e della gestione unificata dei loro servizi. Un obiettivo nobile, a detta di tutti, ma è il modo che offende gli amministratori locali. «Un gran pasticcio», sintetizza Guerra dell’Anci.
Ma cosa significa? Significa che «gli accorpamenti su carta decisi da Roma» sembrano cosa facile e giusta, ma applicati alla realtà dei paesini inerpicati sulle alture pre-montane lombarde «rischiano di creare dei mostri»: unioni di comuni lontanissimi tra loro e con esigenze e caratteristiche inconciliabili, soppressione coatta di giunte comunali, condivisione forzata della gestione di tutti i servizi in tempi insostenibili.
Norme che l’assessore regionale Maccari definisce «una follia che rende vano un percorso più rispettoso e virtuoso intrapreso in Lombardia» e il consigliere Alfieri «un provvedimento incomprensibile che sta facendo gridare di dolore gli amministratori locali».
Tanto incomprensibili che inizialmente in Regione avevano rispedito al mittente il piano del Governo, proprio perché giudicato inapplicabile. Poi, però, i tempi indicati per l’attuazione hanno continuato ad avvicinarsi senza che agli amministratori sia giunta alcuna comunicazione ufficiale, tanto che il consigliere Alfieri si è fatto portabandiera delle preoccupazioni dei sindaci. Una preoccupazione che è stata accolta in Regione e che ha convinto lo stesso Alfieri a ritirare una mozione allarmata per intraprendere la costruzione di un percorso condiviso. Fermo restando le richieste da parte di tutti di eliminare il provvedimento, in Regione si cercherà almeno di trovare un’intesa sulle modalità di applicazione per disinnescare le parti più pericolose introdotte dalle nuove norme.
Non sarà la soluzione finale ma è almeno il segno che qualcosa si muove. Intanto i sindaci continuano ad aspettare. E sperare.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 ottobre 2011
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