Più verde e meno centri commerciali. Così si ripensa la città

Presentate le linee guida per la modifica del Pgt: "La città non può crescere all'infinito". Massimo Bossi, che seguì il Piano oggi in vigore: "Attenti, rischiamo che i privati non investano e che non si facciano neanche i parchi"

Recupero dei centro storici e delle zone a rischio-ghetto, tutela del verde, meno centri commerciali di media distribuzione, tutela del carattere manifatturiero della città. E su tutto, un’idea di fondo: Gallarate non può crescere all’infinito, come zona edificata ma anche come numero di abitanti. Sono questi alcuni dei cardini della revisione del Piano di Governo del Territorio, le linee-guida presentate dall’assessore Angelo Senaldi: l’amministrazione comunale vuole infatti rivedere in modo sostanziale il Piano che è stato approvato e adottato tra 2010 e 2011 dal centrodestra. (Nella foto: vecchi e nuovi insediamenti alle porte di Arnate)

Una citazione del sindaco di Firenze nel dopoguerra Giorgio La Pira e una dell’architetto Vittorio Gregotti aprono il documento programmatico che si discuterà nelle prossime settimane. In forte contrapposizione con la gestione degli ultimi anni, si parla di "una città violata, senza un suo senso e un suo volto", che diventa luogo di divertimento e servizi per consumatori, che non città del lavoro e della produzione e che "sta di fatto espellendo una fascia di popolazione (lavoratori dipendenti e precari a reddito medio e medio-basso, famiglie monoreddito o con reddito non elevato) che è costretta a cercare residenza nei paesi limitrofi".
Per contrapporsi all’evoluzione in questo senso e andare verso una città che "offra luoghi di relazione, di incontro" e che tuteli l’impresa e il lavoro, l’amministrazione comunale prevede un intervento su diversi aspetti.

Il primo, che sovrintende tutto, è l’idea che non si possa pensare ad una crescita eterna in termini numerici (abitanti totali), tenuto conto anche dei numerosi piani edilizi già approvati (case per 900 persone circa) e considerando le case sfitte («che alcuni hanno calcolato in 2000-2500» dice Senaldi). L’idea è che si debba difendere gli spazi verdi rimasti e garantendo la presenza di verde anche dentro le zone urbanizzate (leggasi: parchi pubblici). L’amministrazione vuole anche evitare l’operazione di trasferimento dei centri commerciali da Viale Milano alla zona sud di Madonna in Campagna (ora verde), cementificando altre zone naturali: il polmone verde a sud della città dovrebbe essere difeso rinunciando anche all’ipotesi dell’ospedale unico di Busto-Gallarate. In aggiunta, bisogna difendere la presenza di insediamenti produttivi evitando che le fabbriche si trasformino in nuovi palazzi o centri commerciali: anche per questo si prevede "una sensibile diminuzione delle superfici commerciali di media distribuzione", così come si deve ripensare la presenza della logistica, a cui sono destinate diverse aree nel Pgt in vigore («La logistica per sua natura occupa molto spazio ma crea poca occupazione» fa notare Senaldi). Si vogliono prevedere meccanismi invece per recuperare le "zone edificate negli anni 60-70 che vivono situazioni di degrado dei fabbricati" e che oggi in alcuni casi (Moriggia, la zona di via Monsignor Macchi-via Mameli, nella foto) rischiano di diventare zone ghetto.

Le forze di opposizione hanno fatto notare diversi aspetti. Massimo Bossi – "padre" del Pgt del centrodestra, oggi in vigore – ha lamentato come «poco si parli di compensazioni e di perequazione» e ha chiesto di pensare ai diritti dei proprietari che hanno investito su aree edificabili. Non solo: il capogruppo del PdL ha fatto notare anche che «con gli abbassamenti delle volumetrie» e la conseguente diminuzione dei guadagni per i singoli interventi, si rischia che i privati non investano si rischia «di non vedere realizzato nulla, neanche gli interventi per l’efficenza energetica e i parchi». Aspetti che sicuramente stanno a cuore anche ai professionisti del settore intervenuti per seguire la seduta. Quintino Magarò ha invece chiesto chiarimenti specifici su vari punti, mentre Giovanna Bianchi per la Lega Nord ha sollevato la questione dei passaggi formali e dei tempi. L’assessore Senaldi ha spiegato che il percorso prosegue con la prossima riunione di commissione di lunedì 17 ottobre e poi con la delibera in consiglio comunale. Di lì si riapre il percorso di revisione: da lì in avanti si aprirà anche la fase di ascolto e confronto, che sarà attuata con incontri per i professionisti e gli "addetti ai lavori", ma anche con assemblee per i cittadini. Forse anche nei singoli quartieri, per aumentare la partecipazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 ottobre 2011
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