Restiamo affamati, restiamo folli

Il fondatore di Varesenews e oggi direttore di Tusciaweb scrive sulla morte di Steve Jobs

 A darne la notizia è stata, con un comunicato essenziale e senza fronzoli nello stile del suo fondatore, la stessa Apple.

E sul sito della società appare unaimmagine in bianco e nero di Steve Jobs e cliccando si legge: “Steve Jobs 1955 – 2011 – Apple ha perso un genio creativo e visionario, e il mondo ha perso una persona straordinaria. Chi di noi ha avuto la fortuna di conoscere Steve e di lavorare con lui ha perso un amico, una guida, una fonte di ispirazione. Steve lascia un’azienda che solo lui avrebbe potuto costruire e il suo spirito resterà sempre lo spirito di Apple”.

Per quelle strane coincidenze della vita ho appreso della morte di Steve Jobs pochi istanti dopo aver riascoltato su Youtube lo straordinario discorso che fece Stanford nel 2005. Quel mirabile discorso si concludeva proprio con questo invito ai ragazzi: “Siate affamati. Siate folli”.

Le parole di un profeta. Le parole di un rivoluzionario. Le parole di chi ha cambiato non solo il mondo dell’informatica, ma il modo di vivere di milioni di persone.

Quella di Steve Jobs è stata una vera propria filosofia. Chi non ricorda l’headline di una delle più riuscite campagne pubblicitarie della Apple:  Think different!

Chi non ricorda l’attesa per le presentazioni dei nuovi prodotti Apple che in alcuni casi hanno inventato universi fino a quel momento inesistenti.

Mac, iPod, iPhone e iPad sono state delle vere e proprie spallate al pensiero unico dell’informatica. Che oggi, nel mondo della Rete, vuol dire pensiero unico, semplicemente.

Il discorso di Stanford delinea uno stile di vita. Uno stile di vita fondato sulle capacità creative dell’individuo. Uno stile di vita per il quale vale la pena di spendere questo breve lasso di tempo che ci è concesso. Uno stile di vita fondato sulla libertà di pensiero.

Un discorso che per molti versi ricorda uno degli snodi fondamentali del pensiero occidentale: l’orazione funebre di Pericle.

Da oggi Steve Jobs non c’è più e ancora di più vale la pena di rimanere affamati, di rimanere folli.
da Tusciaweb.it

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 ottobre 2011
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