Rosati: “Carbone una scommessa non vinta”

La società spiegava di aver sollevato dall'incarico di allenatore Benito Carbone

Benny CarboneAl comunicato di stamattina – sabato primo ottobre – apparso sul sito del Varese, in cui la società spiegava di aver sollevato dall’incarico di allenatore Benito Carbone, è seguita la conferenza stampa pomeridiana al Franco Ossola. Il principale interlocutore dei giornalisti presenti è stato il presidente Antonio Rosati che ha così aperto l’incontro: «Purtroppo mi trovo al secondo esonero della mia carriera e per un presidente è sempre una sconfitta. Quando è necessario per il bene della società però bisogna prendere decisioni come questa, maturata stanotte. Una decisione che non dipende tanto dalla prestazione offerta ieri contro il Sassuolo, che a mio parere non è stata brutta; conta il fatto che personalmente non mi sentivo più tranquillo da qualche giornata su questo assetto e, confrontatomi con Enzo Montemurro e Mauro Milanese, abbiamo ritenuto necessario voltare pagina. Eravamo consapevoli che mister Carbone era una scommessa e le scommesse a volte si vincono e altre si perdono: l’abbiamo persa, da martedì contro il Vicenza si ricomincia. Non è una tragedia, eravamo consapevoli che la ripresa di un nuovo corso non era facile: speravamo si potesse autoalimentare con i risultati e forse, con più fortuna e qualche infortunio in meno, che comunque non devono essere delle scusanti, forse sarebbe successo. Non è stato così, ne abbiamo preso atto e abbiamo preso una decisione. Il campionato è solo all’inizio, siamo consapevoli di avere un ottima squadra per fare un ottima stagione. Il nuovo mister arriverà oggi e domani farà il primo allenamento». Anche Giuseppe Sannino si insediò ufficialmente il 2 ottobre: «Speriamo che questa coincidenza dia buoni frutti – prosegue Rosati –. La decisione non è stata particolarmente sofferta, la società sin dall’inizio della mia gestione ha portato avanti la chiarezza nel dire le cose: sappiamo quando facciamo una scommessa, non è che vaghiamo nel nulla o giriamo bendati. Sappiamo quello che facciamo e se siamo al secondo anno di B non credo sia un caso». Il presidente continua e se la prende un po’ con il territorio e la stampa: «In questa partenza di campionato ho sentito e letto tante cose che non mi sono piaciute. Io sono uno che si fa scivolare le cose addosso, meno male: se fosse un presidente diverso probabilmente mi sarei disinnamorato di questa avventura. A parte i tifosi, che sono stati ancora una volta una riscoperta positiva, la società non è stata aiutata in questo passaggio epocale al secondo corso. Mi spiace: questo fatto è sintomo di poca maturità e intelligenza. Remare contro in maniera più o Rolando Maran meno aperta non porta a nulla di buono. Noi lavoriamo a testa bassa e Varese ha riscoperto il calcio che conta grazie a noi. Non ci interessa essere ringraziati tutti i giorni, altrettanto non voglio essere tirato per la giacchetta da nessuno: lo odio e non lo permetto a nessuno. Chiedo serenità e aiuto al territorio e alla stampa. Fino a prova contraria a Varese non ho chiesto nulla e sto dando tanto, voglio continuare a farlo ma non voglio ostacoli, se no divento un caterpillar e macino tutti. In questa società c’è intelligenza e consapevolezza per capire chi dà una mano e chi invece dà spallate: peso 104 chili quindi spostarmi è difficile, ma le spallate mi danno fastidio. Chiedo solo di essere lasciato in pace lavorare con collaboratori in cui ho fiducia, se qualcuno ha da dire lo faccia alla fine: ci sono ancora 35 giornate, fate i giudizi a maggio o giugno, non a settembre». Un collega chiede spiegazioni al presidente sulle parole di Benito Carbone, rilasciate a una piccola parte della stampa invitata all’ultimo saluto del tecnico, in cui ha detto di essersi trovato a disagio a Varese: «Non so a cosa alludesse – continua Rosati –, sicuramente posso dire che lavorando si possono commettere errori, non invece stando fermi. Noi siamo tutti a testa bassa a lavorare, nessuno di noi ha quarant’anni di esperienza nel calcio ma tutti pensiamo a questa avventura 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Prima di parlare di anticalcio comunque bisognerebbe essere un nome grosso, di grande esperienza; da un allenatore che arriva da società con grandi strutture forse potrei capire il disagio». Ci pensa Enzo Montemurro a spegnere la polemica: «Forse si è sfogato, magari a mente lucida non l’avrebbe fatto. Noi abbiamo cercato di dargli una mano, qui siamo tutti sulla stessa barca. Abbiamo la coscienza a posto, a Carbone abbiamo dato tutto quello che ha chiesto. Ovviamente la società diventa poi esigente: non posso essere contento se perdo partite e vedo approcci sbagliati». A chiudere l’argomento Benny Carbone è il presidente Rosati: «In cosa ha sbagliato Carbone? Ho deciso di cambiare quando negli occhi dei miei collaboratori non ho visto tranquillità. Contro il Gubbio ero arrabbiato perché non c’è stata prestazione, ieri abbiamo invece semiasfaltato il Sassuolo, una squadra che ha 13-14 punti in classifica. Io però devo guardare i fatti e, se accendo il televideo, i fatti dicono che loro hanno quei punti e noi invece 6 in 7 partite. Purtroppo il calcio è questo. Il calcio è veloce e non ti dà tempo, abbiamo fatto un ottimo mercato e dato un’occasione a un giovane professionista che sicuramente in futuro uscirà ma che oggi dobbiamo cambiare. Il calcio è così, nel bene e nel male, basti pensare che domani c’è una gara di serie A in cui si sfideranno due allenatori che erano qui fino a poco tempo fa. Carbone era alla prima opportunità, rispetto ad altri allenatori che portavano esperienza poteva dare grinta e verve, grande motivazione. È come se si ha da sempre un auto sportiva e si decide di cambiare radicalmente, prendendo una jeep, una campagnola: magari dopo pochi giorni ti fa male la schiena e devi subito tornare indietro. Poteva essere una scommessa vincente, purtroppo non è stato così – conclude Rosati –: ne prendiamo atto e voltiamo pagina».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 ottobre 2011
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