Un “Leggero” per Franco Radice, dalla musica all’arte

Successo di pubblico all'auditorium per il concerto dedicato alle opere del pittore Franco Radice esposte al museo Parisi-Valle. Un viaggio musicale che racconta le tele dell'artista varesotto di adozione

Sabato 29 ottobre l’Auditorium di Maccagno ha ospitato il concerto “Leggero”, evento posto a chiusura della mostra antologica del pittore Franco Radice inaugurata lo scorso 17 settembre al museo Parisi-Valle. Lo spettacolo musicale ha unito un repertorio prettamente cantautorale italiano a strumenti e sonorità tipiche della musica classica. Il virtuosismo da camera dato dal quartetto d’archi composto dai violini di Igor della Corte e Tamas Major, dalla viola di Giuseppe Roberto Mazzoni e al violoncello di Giuseppe Laffranchini si unisce ad una sezione ritmica di altri generi musicali e composta dal contrabbasso di Federico Marchesano e dalla batteria di Norberto Cutillo, ritornando poi al centro della scena troviamo il pianoforte e la fisarmonica di Ciro Radice e la voce di Francesca Galante.

La serata si sviluppa sui temi tipici della musica leggera italiana presentando però non solo sonorità nostrane e portando in scena rivisitazioni in chiave più classica di ritmi legati al Sud America, dalla Bossa nova al Tango; ne è l’esempio “L’Ave Maria di Buenos Aires” ,pezzo proposto a fine serata e composto dal violinista Igor della Corte, si muove sulle cadenze del contrabbasso fondendo in un suono avvolgente la tematica religiosa e quella più passionale del ballo tipico argentino. Esperimento ottimamente riuscito è anche quello di contaminare frequenze tipiche della musica classica con ritmiche moderne e stilisticamente vicine al Jazz, trascina, incalza e arriva a momenti di complicatezza accademica con i virtuosismi di pianoforte, contrabbasso e violino per poi distendersi successivamente nel lirismo più pop con le conosciutissime “La Donna Cannone” (De Gregori),”Sally” (De Gregori/Rossi) e nella conclusiva “Una notte in Italia” (I. Fossati).

Tutto questo è colonna sonora immaginaria ai quadri del Radice, pittore adottato dalla provincia di Varese, le cui opere, appartenenti a collezioni private, sono rimaste esposte per circa un mese al Museo Parisi-Valle. Originario di Roma, dopo l’infanzia e la giovinezza passata tra la Brianza e Milano, Franco Radice si sposta nel Varesotto dovesi dedica alla pittura, formatosi in bottega e nella manifattura delle ceramiche abbraccia sulla tela un linguaggio vicino all’espressionismo europeo, ma vi aggiunge tematiche fortemente neo realiste assorbite durante la gioventù nel capoluogo meneghino; colori accesi e pennellate decise danno alla sua opera una forza espressiva di un Matisse e di un Gauguin, le immagini escono dalla cornice e balzano determinate all’occhio di chi le osserva, dirette, esprimono subito tematica e stato d’animi dei personaggi. E’ come l’ascolto dei pezzi del “Leggero” in suo omaggio che alla natura morbida del classicismo è infusa la forza espressiva della musica leggera italiana ed etnica extraeuropea. Seguendo poi il filone delle tematiche i quadri e le musiche rivelano diversi fili conduttori, il sentimentalismo più intimo di Sergio Cammariere e la “Normalmente” di Gatto Barbieri” prendono forma e colore nell’ opera “Mia Moglie”(olio su tela, 1987), luce posta sull’umiltà e sulla vita delle classi più povere, vengono raffigurati in “Emigranti in Svizzera” e “Emigranti” (olio su tela, 1975 e 1973) come sono centrali della universale “La Città Vecchia” (Fabrizio De André), la vita degli esclusi dei bui vicoli genovesi sono il tema di una canzone che inaspettatamente apre la serata, i “figli-vittime di questo mondo” sono anche i protagonisti di questa Italia che il Radice ci presenta, il pittore dipinge con un provincialismo partecipativo i nostri connazionali che emigrano verso il nord Europa, raffigurati in una stazione straniera, o ancora mostra una realistica vicinanza alle schiene chine verso la terra, fonte di vita e di dolore nelle opere raffiguranti la vita contadina.

Va riconosciuta la capacità del pittore da un lato e dei musicisti dall’altro di portare sulla scena anche la calma e la spensieratezza, le gioie e l’amore, sentimenti senza tempo che accarezzano l’ascoltatore/visore, il Radice li inquadra nelle sue tele imprigionando in colori sfumati spezzoni di paesaggi e luoghi dell’alto Verbano ( “Campagnano” olio su tela, 1976) e altre città circostanti come Luino e il suo mercato, la musica del “Leggero” sfuma con melodie ed armonie di passioni e tristezze, luoghi mitici e di ricordo, ne è l’esempio la rivisitazione di “Samarcanda” di Roberto Vecchioni . Alla fine della serata la bravura di tutti i musicisti è premiata con l’applauso del pubblico che è giunto numeroso all’Auditorium; Il tentativo, tipico della modernità, di unire musica ed arte è ben riuscito: l’una influenza e da risalto all’altra, le note prendono colore e i suoni diventano immagini, dall’orecchio nascono forti emozioni rinvigorite da quello che si è assorbito con gli occhi, un’esperienza che avrebbe potuto dare maggiori emozioni unendo mostra e concerto.

Il territorio e la Provincia riscoprono così un importante pittore che in questi luoghi ha vissuto e in questi ha trovato l’oggetto della sua arte, proprio qui, ad opera dell’Auditorium di Maccagno, viene proposta musica di alta qualità suonata da musicisti di fama internazionale, piccoli passi della rinascita culturale italiana che passa anche dalla scoperta di un’opera pittorica importante e dalle sonorità della musica “leggera” che più di ogni altra sa raccontarci.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 ottobre 2011
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