«Vi raccontiamo chi manovrava le Brigate rosse»

Silvano de Prospo e il giudice Rosario Priore si addentrano negli anni di piombo, proponendo un’interessante chiave di lettura sul fenomeno del brigatismo in Italia

brigate rosse libroE’ uscito nelle librerie “Chi manovrava le Brigate rosse? – Storie e misteri dell’Hyperion di Parigi, scuola di lingue e centrale del terrorismo internazionale”, edito da Ponte alle Grazie e scritto a quattro mani da Silvano De Prospo, collaboratore di Varesenews e Radio Missione Francescana e dal giudice Rosario Priore.
Ecco quindi tornare nelle librerie un tema caldo: il brigatismo in Italia e i suoi sviluppi nel “dietro le quinte”.
Come è nata l’idea di un testo sulle Brigate Rosse?
«Tutto incominciò durante una delle lunghe chiacchierate romane col giudice Priore. Con lui realizzai alcune puntate andate in onda per Radio Missione Francescana sulla strage di Piazza Fontana, sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II e sulla scarcerazione di Agca. La storia dell’Italia degli anni ’70 non può prescindere da quella della più potente organizzazione terroristica, su cui sussistono ancora lacune e passaggi non chiari, quali quelli relativi ai rapporti internazionali intrattenuti dalle Brigate rosse. Quest’ultimo aspetto, su cui il materiale presente in letteratura è poco e frammentato, ha stimolato la nostra ricerca, diventando l’argomento del libro».
Quanto tempo ha impiegato alla stesura del testo?
«La nostra è la prima ricostruzione, mai tentata, del filo doppio che lega i fondatori dell’Hyperion di Parigi e le Brigate rosse. Questo lavoro ha richiesto molto impegno. E il recupero della frammentata documentazione, lo studio della rogatoria internazionale, la comparazione del materiale e la stesura ci hanno tenuti impegnati per oltre un anno e mezzo. Abbiamo svolto un meticoloso lavoro sulle fonti storiche e giudiziarie che ha richiesto frequenti confronti. Per quanti volessero approfondire, in fondo al libro c’è una nutrita sezione di note al testo».
Quali elementi di novità ha apportato il giudice Priore?
«Grazie al giudice Priore, che ha preso parte a numerose inchieste su terrorismo, nel libro viene raccontato per la prima volta quanto ha intravisto durate le sue inchieste, degli interessi geopolitici e del reticolo di interessi che hanno alimentato il terrorismo internazionale e nostrano, l’uso che ne è stato fatto dei terrorismo e perché, il ruolo dei servizi segreti».
Il suo lavoro si ferma al brigatismo italiano o si parla di altri gruppi europei?
«Si parla anche di altre formazioni eversive con cui le nostre Br sono entrate in contatto. Prima fra tutte l’OLP, con cui vennero intrattenuti traffici d’armi. E tra le europee, la RAF tedesca, l’ETA spagnola, la francese Action directe e l’IRA irlandese. È importante però capire che al di sopra di queste formazioni, al di sopra del livello militare, esisteva un livello superiore, un livello “politico” che decideva gli obiettivi e il livello dello scontro».
Quindi arriviamo al punto: chi manovrava le Brigate rosse?
«L’ipotesi di Cossiga, che a monte delle Br ci fosse una seconda struttura che aveva interesse a mantenere focolai di disordine in alcuni paesi europei, e quella di Craxi, che qualcuno muovesse i fili del terrorismo internazionale per destabilizzare l’intera Europa, trovarono conferma nei documenti di cui si venne in possesso con l’arresto di Senzani, avvenuto il 9 gennaio del 1982. Si ebbe conferma inoltre dell’esistenza di una struttura di coordinamento con sede a Parigi. Basandoci su una diffusa documentazione, abbiamo illustrato l’esistenza di un doppio livello: uno strettamente militare ed un altro politico. E si è data una risposta al perché la struttura di coordinamento del terrorismo internazionale, a partire dal 1976, si stabilì proprio a Parigi. Di questa struttura, e della sua evoluzione, ne abbiamo fatto per la prima volta una ricostruzione. Le Br non erano quel cubo d’acciaio che credeva Curcio e i principali servizi segreti stranieri, e quelli italiani, hanno avvicinato e infiltrato loro come altre formazioni eversive europee del terrorismo rosso. Ma nel libro raccontiamo molto di più».
Cosa c’è ancora da sapere sulle Brigate rosse?
«Sicuramente Senzani, che sin dal momento del suo arresto non ha mai concesso interviste, potrebbe fare luce su altri aspetti non ancora chiariti».
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Il libro sarà presentato venerdì 16 dicembre alle ore 20,45 presso la Sala Montanari di Varese. Gli autori saranno intervistati dai giornalisti Gianni Spartà e Michele Mancino. La serata è organizzata dall‘associazione Floreat, con il patrocinio del Comune di Varese.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 ottobre 2011
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