Wikipedia si “oscura” per lanciare l’allarme sul Decreto Intercettazioni

L'edizione online della celebre enciclopedia non è consultabile dalle 20 di martedì: la norma sul diritto di rettifica per siti web mette a rischio indipendenza e neutralità

Wikipedia "scompare" dal web. Non per sempre, ma solo per un periodo limitato, per protestare contro i rischi del Decreto Intercettazioni L’edizione italiana della celebre enciclopedia online ha fatto scattare l’azione dimostrativa alle 20 di martedì: la home page riporta solo il comunicato della comunità di sviluppatori e utenti che fanno crescere ogni giorno l’edizione italiana.
"Cara lettrice, caro lettore,  – dice il comunicato – in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero".
Di seguito si riportano poi i dubbi sul DDL su "Norme in materia di intercettazioni telefoniche" nella parte che riguarda il diritto di rettifica: «Per i siti informatici – dice la norma in discussione – , ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»
"Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni. Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato. Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti. In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa. L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza". In pratica, le pagine potrebbero diventare una collezione di versioni edulcorate e imposte dagli avvocati di chiunque si ritenga danneggiato. "Tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi". La comunità di Wikipedia ricorda infine che nessuno "vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno". Anche perché questo è comunque tutelato "dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 ottobre 2011
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