Aldo Bonomi: “La Pedemontana è un esempio di evoluzione dei distretti industriali”

Secondo il sociologo, editorialista del "Sole24ore", le piattaforme produttive racchiudono al loro interno molteplici distretti. Le reti di impresa invece non sono altro che nuove forme aggregazione

Dopo quattro anni di crisi economica, la riflessione sul destino dei vecchi distretti industriali italiani è sempre presente nel dibattito pubblico e anche nelle preoccupazioni private degli imprenditori. Nel convegno dedicato alle aggregazioni di impresa, organizzato da Confindustria Altomilanese, il presidente degli industriali lombardi, Alberto Barcella, ha affermato che «le reti sono un’evoluzione dei distretti industriali e vanno sostenute perché permettono alle imprese di raggiungere una dimensione adatta per penetrare mercati difficili, vista la difficoltà della domanda interna».
Anche se le aggregazioni tra imprese ci sono sempre state (si pensi solo ai consorzi o alle ati, associazioni temporanee d’impresa), le reti d’impresa , regolate da una legge recente, a sentire le parole degli esperti rappresentano la risposta organizzativa dei piccoli imprenditori italiani ai mercati globalizzati. Quindi, surrogherebbero il ruolo dei distretti non più in grado di accendere il motore della competitività.
Non tutti,  però, sono convinti che le reti siano la naturale evoluzione dei vecchi distretti industriali. Aldo Bonomi, sociologo, editorialista del "Sole24ore" e fondatore del consorzio Aaster (Agenti di sviluppo del territorio), sostiene infatti che «le reti d’impresa sono nuove forme di aggregazione e non l’evoluzione automatica dei distretti industriali. L’evoluzione dei distretti sono le piattaforme produttive come Pedemontana Lombarda che sussume al suo interno molteplici distretti. Leader di queste piattaforme sono le medie imprese».
Per Bonomi la crisi non si risolve con qualche adattamento, ma con un cambiamento di rotta totale.
«La crisi – spiega il sociologo – non è un attraversamento, ma richiede una metamorfosi (argomento sostenuto da Michele Graglia, ex presidente di Univa, nel discorso di fine mandato, ndr) del sistema del welfare e di rappresentanza e anche di quello produttivo, finanziario e politico. È un processo di mutazione che deve tener presente la memoria, l’identità del tessuto produttivo manifatturiero da cui veniamo e metterlo in relazione con la nuova composizione sociale».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2012
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