Don Rolla: “Il trasferimento? Un fulmine a ciel sereno”

Il monsignore è stato nominato vicario episcopale a Lecco dal prossimo 29 giugno. In città ha creato la comunità pastorale del “Cristo risorto” e avviato un ottimo dialogo con il centro islamico

«La notizia del trasferimento mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno». Sono le prime parole di Don Maurizio Rolla, il parroco di Saronno a cui nei giorni scorsi è arrivata la notizia della “promozione”, ovvero che diverrà vicario episcopale della zona pastorale III, quella di Lecco. Don Rolla, nato a Pessano con Bornago (Mi) il 29 gennaio 1953, è stato ordinato prete l’11 giugno 1977. Dopo diversi anni a Saronno, nel 2010 è diventato responsabile della Comunità Pastorale “Crocifisso Risorto”, da lui fortemente voluta. Nella sua permanenza nella città, ha molto curato anche il rapporto con le altre religioni, partecipando spesso alle manifestazioni e ricorrenze del centro culturale islamico, come al Ramadan. (nella foto: don Rolla al centro durante un Ramadan di qualche anno fa)

«La riflessione e la pratica ecumenica e interreligiosa – commenta don Rolla sulla questione dell’integrazione -, anche se si sono avuti momenti importanti d’incontro e di stima, è ancora ai primi passi perché esige un lavoro lungo e non solamente estemporaneo (anche se non guasta nemmeno questo) e che, dal mio punto di vista, non va condotto sotto il segno della tolleranza (troppo poco e troppo poco evangelica) ma nel segno della conoscenza, della serietà e della capacità di verità che si mettono in gioco. Siccome bisogna arrivare ad amare … il Vangelo mi suggerisce che non lo si può fare con una pacca sulla spalla. Suggerisce svolte e continue purificazioni nel pensiero e nell’azione in vista del bene delle persone e non della loro semplice ‘tollerabilità’ e/o equidistanza».

Per monsignor Rolla l’inizio del nuovo incarico a Lecco è stato fissato dallo stesso Arcivescovo per la solennità dei Santi Pietro e Paolo il prossimo 29 giugno. Si dovrà completare il percorso della comunità pastorale del Crocefisso: «Un percorso che si sta completando ma il passo è, almeno per le quattro parrocchie già coinvolte (Santi Pietro e Paolo, Regina Pacis, S.Giuseppe e Sacra Famiglia), abbastanza buono. Il fatto che siano già stati insediati sia il Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale che il Consiglio Affari Economici della Comunità Pastorale formato dai rappresentanti di tutte e sei le parrocchie fa intravedere all’orizzonte che il suo completamento è ormai vicino».

«In questi anni – ricorda don Rolla -, anche prima dell’ufficiale costituzione, si è camminato molto e, mi pare, anche con qualche frutto, soprattutto nel renderci consapevoli che un lavoro più condiviso, vedute più larghe e sostegni reciprocamente più concreti, dicano una Chiesa che non si sottrae alle sfide del mondo che cambia (anche se uno non vorrebbe mai oppure non vuole accorgersene».

 

Rolla ricorda anche la città: «Saronno è una città che ho visto, innanzitutto, mantenere e, mi pare,
anche rafforzare una struttura saldamente ‘religiosa’. Il terreno, dunque, per coltivare c’è! Il termine ‘religiosa’ presuppone però un lavorio sulle convinzioni, sulle consapevolezze, sulle coerenze, sulle credibilità e sulle concretezza dei ‘fedeli’ per una vita di fede che si inerpica dentro le pieghe della realtà umana. Anche di quella non religiosa e non credente. Le tante attenzioni che Saronno porta con sé e che ha il dovere di rinnovare hanno però bisogno di macinare più ‘cultura’ e più ‘culture': occorre riconoscere che a tutti i crocevia della nostra città sta la persona umana e stanno le persone umane. Solamente da qui si possono generare e far funzionare gli altri importanti snodi: la casa, il lavoro, la scuola, l’ecologia, la sostenibilità urbana, la mobilità, il commercio, le aggregazioni, lo svago, ecc … Il contrario produrrebbe demagogia, svilimento, frustrazione con il rischio (forte) di non capire i bisogni e di non saper interpretare la realtà. E vivere di sotterfugi, di qualsiasi tipo e natura. Al cuore l’educazione! Mi auguro una città che sappia sempre più coniugare, in tutti i modi e i tempi possibili, il verbo ‘rispettare’! Non ho ricordi che mi danno più piacere ma mantengo il piacere di tutti i ricordi che porto con me! Saronno e i suoi abitanti, anche quelli che non si definiscono (o non vogliono definirsi) parrocchiani, fanno parte di me». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2012
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