Festa della Liberazione: a Cunardo commemorazione in piazza IV novembre

Presenti le autorità dei 20 comuni della comunità montana del Piambello; il sindaco di Cunardo Angelo Morisi: «Anche oggi parole come unità e coesione non sono passate di moda. Sono la strategia vincente per i nostri piccoli comuni»

Il 25 aprile cunardese ha preso il via davanti al monumento dedicato a Dante Mandelli. Il punto di partenza scelto per cominciare la manifestazione non è stato casuale: Dante Mandelli, cunardese d’adozione, venne deportato nel ’44 nel campo di concentramento di Mauthausen perché oppositore politico. A ricordare il partigiano oltre alle autorità cunardesi anche i rappresentanti dei 20 comuni della comunità montana del Piambello che quest’anno hanno scelto proprio Cunardo per la Festa della Liberazione. La giornata è cominciata con le parole di Sergio Banfi che con la comunità ha reso gli onori a Mandelli; presenti anche alcuni studenti della scuola Vaccarossi che hanno deposto una corona in ricordo del partigiano ucciso dalla furia nazista.

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Il corteo, accompagnato dalla banda musicale di Marchirolo, si è poi snodato fino alla piazza IV novembre, inaugurata proprio oggi dopo i lavori di riqualificazione, dove don Paolo Busato e don Ludovico Giossi hanno celebrato la Santa Messa. Il parroco cunardese ha iniziato così l’omelia: «Cito oggi una frase che ho letto sul sito di una scuola colpita dal terremoto a L’Aquila: “È necessario fare memoria per vivere bene il presente”. Penso che questo messaggio valga anche per la storia. Dobbiamo ricordarci del nostro passato per vivere bene il presente». La manifestazione è poi continuata davanti all’obelisco di piazza IV novembre dove con l’alzabandiera i presenti hanno reso omaggio ai caduti delle due guerre mondiali. A parlare per primo Angelo Morisi, sindaco di Cunardo: «Vorrei iniziare il mio discorso dalle parole che ha pronunciato ieri il presidente Napolitano: unità e coesione. Proprio l’unità e la cooperazione tra i paesi della nostra valle è vincente: a Roma si dovrebbe dare maggiore fiducia agli amministratori locali. La collaborazione tra i piccoli Comuni è positiva e lo dimostra il numero di associazioni, cittadini e amministratori che si sono raccolti qui oggi».

Il microfono è poi passato a Paolo Sartorio, vicesindaco cunardese: «Questa piazza è un luogo simbolo della storia. Il monumento centrale serve a ricordare i tanti giovani morti nei conflitti mondiali, mentre alle nostre spalle c’è il monte San Martino, teatro del primo episodio di Resistenza armata in Italia. Al nostro passato però dobbiamo guardare anche positivamente: ci sono molti soldati cunardesi che hanno fatto ritorno dalla guerra e hanno lasciato ai giovani un’enorme eredità. Marco Pannezza, per molti anni sindaco di Ferrera, è stato un grande esempio di impegno civico così come Davide Giroldi, morto lo scorso inverno e Renato de Silvestri, l’aviatore che ci ha lasciato proprio ieri sera». Dopo il vicesindaco, ha parlato alla cittadinanza Maria Sole De Medio, presidente della comunità montana del Piambello e fautrice della cooperazione tra i piccoli Comuni della valle: «Coloro che hanno combattuto per la libertà del nostro paese, non hanno lottato per un’Italia come quella di oggi: siamo noi che l’abbiamo portata a questa situazione. Ora è giunta la stagione delle riforme: a partire da quella elettorale».

Dopo un momento curato dagli studenti della scuola media, impegnati nella lettura di alcune lettere scritte dai partigiani, la parola è passata al consigliere regionale Alessandro Alfieri: «Ringrazio il Comune di Cunardo per aver unito due momenti significativi come il 25 aprile e l’inaugurazione della nuova piazza IV novembre. Proprio la piazza è il luogo simbolo di unità e coesione. Dello strare insieme della comunità. Ringrazio anche tutte le Amministrazioni locali, primo punto di contatto tra Stato e cittadini e garantisco loro il mio appoggio. Insieme possiamo andare avanti». A concludere la manifestazione Pippo Platinetti, classe ’23 e verve da ventenne che durante la guerra fu partigiano in una brigata garibaldina: «Vorrei ricordare i caduti della nostra valle – ha spiegato- il vicecomandante di brigata Aldo Moscatini, i fratelli Amoretti di Induno Olona e il partigiano Aristide Marchetti di Laveno». A loro e a tutti quelli che sono morti in nome di un’Italia libera e democratica sono andati gli onori della cittadinanza sulle note di “Bella Ciao”, intonata da un commosso Platinetti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 aprile 2012
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