Fumagalli e l’appalto perso dalla cooperativa Sette Laghi

Interrogati altri testimoni sulla presunta concussione. La titolare aveva accusato l'ex sindaco di averla danneggiata, i dirigenti comunali interrogati non sanno nulla

Si è concluso l’esame dei testimoni al processo contro l’ex sindaco di Varese Aldo Fumagalli, accusato di concussione e peculato. Il politico era in aula, per la prima volta dopo la sua testimonianza. Il suo sguardo si è incrociato a tratti con quello del pm, quasi una sfida di nervi a breve distanza. Il procedimento va verso la conclusione, il 26 giugno verrà il momento delle arringhe finali. La sentenza potrebbe già arrivare in quella data. Oggi sono stati ascoltati i testimoni chiamati dalla difesa. Ma non è stato aggiunto molto rispetto a quanto già maturato nelle scorse udienze. Gli episodi centrali restano i viaggi in auto blu di ragazze che erano amiche personali dell’ex sindaco. Gli utilizzi impropri della casa dei poveri del comune da parte di due di queste giovani donne. E anche la presunta concussione ai danni della titolare della cooperativa 7 Laghi. Che concesse l’uso di una casa destinata a ospitare delle infermiere in via Marzorati ad altre ragazze amiche di Fumagalli, perché a suo dire si sentiva sotto pressione per un appalto di pulizie comunale che poi effettivamente non le fu rinnovato.

L’ex borgomastro, oggi uscito dalla Lega Nord e professionalmente in pensione dopo un contratto al comune di Milano come consulente di Letizia Moratti, si è difeso nella scorsa udienza, dando una versione molto edulcorata di quelle amicizie. Il processo, è evidente, è stato animato da un grande interesse per la vicenda delle belle ragazze, ma il cuore dell’accusa è il presunto abuso di potere a cui avrebbero portato quelle frequentazioni. L’ex sindaco si è difeso su tutta la linea: ha, in breve, asserito che i viaggi in auto blu erano in realtà dei passaggi dati a ragazze nell’ambito di viaggi istituzionali, mentre la titolare della Cooperativa 7Laghi Augusta Lena era in realtà una sua amica, tra l’altro fidanzata con Franco Bossi (il fratello del leader leghista ha deposto in aula la scorsa udienza), e che era nel suo giro di amicizie, anzi ne era addirittura il confidente per le faccende sentimentali («ero tra due fuochi»).
Dunque non sarebbe stata sotto pressione quanto, al contrario, avrebbe in qualche modo offerto lei stessa disponibilità per eventuali assunzioni di ragazze. Augusta Lena nega totalmente, e ha confermato la scorsa udienza le sue accuse. Fumagalli le dava nomi di ragazze da assumere e lei si sentiva di doverlo fare per non perdere l’appalto.
Le persone interrogate oggi, chiamare dalla difesa, erano testi di secondo piano. La sindacalista della Cisl che si occupava nel 2003 e 2004 del contratto delle lavoratrici della 7laghi non ricorda nulla, e così anche il sindacalista della Alcobas che non sa perché la cooperativa non ebbe il rinnovo dell’appalto. Il dirigente Giusepe D’Amanzio nel 2004, alla scadenza dell’appalto della 7Laghi, fece un altro bando che ebbe dei problemi, e dovette pertanto affidare in via temporanea un nuovo incarico per le pulizie, che andò a una cooperativa chiamata La Bussola. Il pm Agostino Abate ha spiegato che era stata costituita da due mesi e a quel tempo «non aveva nemmeno ancora aperto la sede a Varese». Secondo il pm il rappresentante era un amico del sindaco. «Nell’affidamento di incarico non furono nemmeno richiesti 3 anni di esperienza nel settore, e questo è l’abc della pubblica amministrazione» ha contestato il dottor Agostino Abate. Il dirigente ha però negato pressioni. L’allora direttore generale del comune Daniele Michieletto ha infine affermato di non aver fatto mai interventi su appalti a nome del sindaco.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 aprile 2012
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