I mali del calcio, tra l’addio a Morosini e il duello Juve-Milan

Excursus che parte dalla tragedia occorsa in campo al giovane calciatore bergamasco, passando dalla morte di Petrini fino al duello rusticano tra biancorossoneri

Piermario Morosini era morto da pochi minuti e già le polemiche non si contavano: rilievi e accuse andavano però accettati come stimolo a una maggiore tutela della salute degli atleti, a più severi controlli anche sui giovanissimi che vogliono dedicarsi all’attività agonistica.
La reazione degli ambienti sportivi è stata esemplare quando si è saputo che il giovane calciatore del Livorno era l’unico sostegno di una sorella disabile. Poi sono affiorati i problemi di sempre: accenni di disaccordo tra le società per definire i necessari ritocchi al calendario dopo la sospensione delle partite, i calciatori che hanno ribadito che si gioca troppo, la necessità di anticipare ad agosto l’inizio dei campionati, la realtà di un calcio italiano declassato a livello europeo e abbandonato dai tifosi.
Nel pentolone di queste polemiche si sono infilate altre notizie legate alla scomparsa di Carlo Petrini, che giocò anche a Varese all’inizio degi Anni 70, e pubblicò un libro nel quale rivelava scandali che la magistratura del tempo non approfondì dopo i tombali silenzi di federazione, società, e grande stampa.
Nel calcio spesso è stata vincente la giustizia sportiva dei ricchi, fatta di accomodamenti e silenzi, di aiutini e larghi perdoni a chi “contava”.
Calciopoli poi non fu un’operazione di pulizia, si trattò di accomodamenti ai fini del minimo danno e di tentativi, andati a segno, grazie all’ uso della prescrizione lampo, di non   perseguire chi probabilmente sul piano sportivo doveva essere perseguito.
 Se ben ricordo la Juve avrebbe dovuto ricominciare dalla C2, per Milan, Lazio e Fiorentina ci sarebbe stata la retrocessione in serie B. Per l’Inter c’erano tranquillamente gli estremi per il deferimento: in seguito ci furono furibonde polemiche, la Juve ancora oggi rivuole lo scudetto di carta
che l’Inter si tiene ben stretto.
 
Ci sino state legittime barricate per l’onore di Giacinto Facchetti, campione e uomo esemplare che nessuno come tale metteva in discussione anche dopo una intercettazione telefonica il cui contenuto quanto meno poteva suggerire una valutazione della giustizia sportiva.
Potrei sbagliarmi ma anni or sono il presidente del Verona, Garonzi, venne punito   per avere negato di avere fatto prima della partita una telefonata a un giocatore della squadra avversaria. Agli inquirenti risultava che il colloquio c’era stato. Non interessava il contenuto. Era un calcio più   credibile.
Prima della    tragedia   di Pescara l’allenatore Conte aveva detto che s’era stufato del reiterato pianto di Allegri per il gol non dato a Muntari nel match scudetto di San Siro.
Attirare l’attenzione sugli arbitri è musica vecchia, alla quale i tecnici ricorrono soprattutto per evitare polemiche sui loro errori di gestione della squadra: si lamenta Allegri, si controlamenta il suo collega, così non si parla per esempio della sequela di pareggi della Juve con avversari anche modesti. Per il clan bianconero sarebbe una sconfitta storica non vincere questo campionato contro un Milan disastrato, sfortunato e mal programmato dalla dirigenza   e contro altre presunte grandi direttamente affondate da megapresidenti con mania di grandi intenditori.
Conte   non può non ricordare che arbitraggi negativi abbiano spostato il titolo dalle due sponde di Milano a Torino, come i tifosi juventini non dimenticano che a Perugia si volle far concludere l’incontro quando il campo era una piscina: la sconfitta della Juve valse il titolo alla Lazio.
Il campionato 2012 è una Waterloo: ci conferma il declino de nostro calcio, la crisi di leader nei vari settori dell’intero sistema e il disastro finanziario. Sembra tutto sbagliato, tutto da rifare.
A Torino siamo all’eccellenza con lo stadio nuovo, ma quanto a squadra e a stile la Juve d’un tempo
è ancora una chimera. Invece per il Milan è facile prevedere scudetto e Champions league. Degli istituti geriatrici.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 aprile 2012
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