I pensionati: “Porteremo noi i soldi ai comuni”

In provincia i cittadini in pensione sono 280 mila con un reddito medio mensile pro capite pari a 953 euro. Marino Pattini segretario provinciale della Fnp-Cisl: «Non ci sono più soldi e quindi fra poco dovremo portarli noi alle amministrazioni»

In provincia di Varese i pensionati sono 280 mila con un reddito medio mensile pro capite pari a 953 euro. I pensionati varesini attualmente non navigano nell’oro e le prospettive per il futuro «non sono certo », come spiega Marino Pattini segretario provinciale della Fnp-Cisl (Federazione nazionale pensionati). «Abbiamo accettato la mancata indicizzazione temporanea delle pensioni per senso di responsabilità e sacrificio. Oggi si fa fatica ad accedere al fondo di non autosufficienza a causa dei tagli delle risorse, nonostante abbiamo fatto ben 58 accordi con i comuni, segno che la contrattazione decentrata qui da noi funziona. Il problema è che non ci sono più soldi e quindi fra poco dovremo portarli noi alle amministrazioni. Ecco perché sarebbe interessante che si creino reti di comuni per dare risposte ai bisogni dei cittadini».

Il tema delle reti tra organizzazioni per fare massa critica ed essere competitivi sui nuovi mercati è un tema caro alle associazioni datoriali, che trova una sponda favorevole anche nel sindacato.
«Oggi manca il lavoro – aggiunge Domenico Cavallin, segretario della Fistel, i cartotecnici della Cisl – e quindi dobbiamo chiederci perché è venuto a mancare. Nel nostro settore è facile capirlo, poiché i centri di acquisto per le grandi commesse sono stati spostati nell’Est-Europa, ad esempio in Polonia, che fanno dei bandi di gara che sono delle vere e proprie barriere all’entrata per i nostri piccoli imprenditori. Ecco perché occorre che si costituiscano reti di imprese». 

Nel settore pubblico i tagli operati dal governo stanno creando non pochi problemi all’organizzazione del lavoro nei vari uffici. «Nonostante gli 800 milioni di utili delle Poste italiane - spiega Antonio Santacroce della Cisl - non si capisce perché non si investa nel personale, visto che in provincia ci sono ben 56 uffici postali tenuti in piedi da monoperatori che devono fare tutto. I lavoratori delle poste garantiscono un servizio, come è giusto che sia, anche in quelle zone dove non c’è redditività. Insomma, sono un presidio sul territorio e forse pensare a una redistribuzione degli utili sui salari sarebbe opportuno».

Nella scuola le cose non vanno meglio, come spiega il segretario della Cisl-scuola Vincenzo Ianniello. «I posti disponibili per le immissioni nella scuola primaria sono solo dieci in tutta la regione. I tagli incidono sia sull’organizzazione del lavoro che sulla formazione, tanto è vero che all’ultimo convegno che abbiamo organizzato, molti colleghi non sono potuti intervenire in quanto i dirigenti scolastici, di fronte alla richiesta degli insegnanti di poter partecipare ai lavori, hanno risposto negativamente perché non avevano organico per sostituirli».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 aprile 2012
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