Il documentario sulle cave scalda il dibattito

Il festival "Di terra e di cielo" parte dal piccolo paese che sta lottando contro la riapertura della cava dei Tre scali con un documentario realizzato da "Qui Lecco Libera" su una vicenda simile

L’edizione 2012 di “Di Terra e di cielo ha preso avvio, venerdì 27 alle 21, presso la sala consiliare del comune di Cantello, con la proiezione di “Coltivando Cave”, documentario indipendente prodotto da Qui Lecco Libera, associazione lecchese che si occupa di informazione e democrazia partecipata.
La scelta di aprire a Cantello, dopo l’anteprima per ragazzi di “African Cats”, proiettato domenica a Varese, è servita alle associazioni organizzatrici (Filmstudio90, Legambiente, Lipu) e ai soggetti copromotori per sottolineare l’importanza della battaglia che vede, le stesse associazioni insieme ad un’altra quarantina, impegnate da alcuni mesi contro il progetto di riapertura della cava Nidoliin località Tre Scali, Valle Bevera, praticamente a poche centinaia di metri da viale Belforte.
Infatti alla proiezione del documentario ha fatto seguito un dibattito piuttosto partecipato, con numerosi interventi delle associazioni, del pubblico e dei rappresentanti delle istituzioni.

Coltivando Cave è un documentario realizzato a Lecco nei mesi in cui si preparava la realizzazione del nuovo piano cave provinciale: un piano che, già in fase di preparazione, prevedeva l’apertura di diversi nuovi impianti di estrazione, anche in aree di elevato pregio ambientale e paesaggistico (un progetto addirittura si spingeva attraverso un bosco secolare fino a 200 metri dal santuario di San Pietro, sul monte Cornizolo) tutto nonostante il fatto che, in quella provincia come in altre realtà lombarde, non si fossero ancora estratti del tutto i quantitativi previsti dal piano precedente.

Il film è ricco di interviste che mostrano, secondo un copione finora simile a quello che ha caratterizzato la vicenda Tre Scali, come le società cavatrici puntino a massimizzare i quantitativi consentiti, mentre le amministrazioni comunali, quasi sempre costrette a pagare il prezzo delle cave in termini di disagio, danno ambientale, costi di manutenzione e limiti di programmazione territoriale, fatichino moltissimo a far accogliere i loro argomenti nelle sedi decisionali deputate. Tutto mentre i piani cave, spesso, non sono in grado di definire nemmeno i reali fabbisogni dell’industria e non tengono conto di alcune grandi opere, come autostrade e ferrovie che, scavate ormai quasi sempre in trincea, sono divenute fonte di milioni di metri cubi di materiale commerciabile e non calcolato nei piani.

Ovvio che le analogie con la situazioni di Cantello abbiano dato subito il punto d’avvio a un dibattito serrato: molti hanno fatto notare come, se gli stessi problemi si ripetono in quasi tutta la Lombardia, probabilmente è la legge regionale che contiene errori gravi. Il Sindaco di Cantello Gunnar Vincenzi, pur intervenendo con prudenza dovuta al ruolo istituzionale, ha stigmatizzato la carenza culturale che ancora non permette di comprendere che le risorse naturali siano limitate e non rinnovabili, oltre a dirsi esterrefatto dell’esistenza di progetti che sembrano realizzarsi al di là di ogni logica in aree del tutto incongrue, Vincenzi d’altra parte ha fatto anche una precisazione importante:”per quanto discutibili i progetti mostrati in provincia di Lecco indicano aree di legittima coltivazione, cioè impianti aperti con finalità commerciali, in nessun caso a Lecco o, per quanto si sappia altrove, sono state autorizzate escavazioni delle dimensioni di quelle previste alla Bevera con progetti di cave di recupero, progetti che per definizione dovrebbero avere impatto ambientale minimo o nullo, se non migliorativo”.

Tra i numerosi interventi si segnalano quelli di Alberto Minazzi, di Legambiente Varese che ha lanciato la proposta di mettere in rete i diversi comitati che si muovono su emergenze ambientali in provincia (proposta cui hanno subito aderito altre associazioni presenti), del coordinatore del Comitato Tre Scali Angelo Mina che ha ribadito la fiducia nel fatto che la Regione dovrà infine riconoscere che il parere unanime del territorio contro la cava non può essere stato un abbaglio collettivo, altri hanno proposto addirittura di mobilitarsi per raccogliere firme per un referendum regionale contro la legge che rende possibili tali situazioni.

L’incontro era stato introdotto da Guido Negretti, presidente di Name Diffusion Arci Cantello, l’associazione responsabile di questa serata e di altri due eventi all’interno della rassegna, oltre che componente fondatrice del Comitato Civico, che aveva rimarcato come l’intero programma di “di Terra e di Cielo” sia finalizzato proprio a far cresce la cultura dell’ambiente e del rispetto del territorio, intesa anche come elemento di sviluppo e rafforzamento della democrazia partecipata, posizione da cui il dibattito si è aperto e su cui, virtualmente si è chiuso dopo che molti degli intervenuti hanno fatto propria l’osservazione del professor Silvio Riva, storico militante ambientalista di Cantello che segue la vicenda della cava da decenni, che aveva lanciato una battuta provocatoria ma significativa: “di fronte alle battaglie ambientaliste viene sempre opposto l’argomento polemico per cui tutti vorremo tutto purchè non sia nel “nostro giardino”, invece di opporci a questa battuta dovremmo rivendicarla e rafforzarla: non solo difendiamo il nostro giardino, difendiamo il giardino di tutti e di ciascuno, quando si sarà affermata la convinzione che ogni pezzo di territorio va trattato come il giardino di casa allora si faranno avanti progetti di sviluppo più razionali e convenienti, oltre che più rispettosi dell’ambiente”. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 aprile 2012
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