Il registro di fine vita è uno strumento, non un’ideologia

La risposta del segretario cittadino dei socialisti, Marco Arluno, alle critiche della Lega Nord: “Uno registro per coprire l’arco di tempo che intercorre tra l’incapacità di comunicare e l’eventuale morte”

Mentre il nostro pensiero e la nostra comprensione vanno al popolo leghista, così duramente colpito dalle recenti  vicende che riguardano il suo leader e l’”anello magico” che lo ha soffocato, riteniamo che sia frutto della confusione del momento l’articolo di Angelo Veronesi sulla mozione relativa al registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento inizialmente proposta dai Socialisti ed approvata lunedì nel Consiglio Comunale di Saronno.

Le dichiarazioni anticipate di trattamento (abbreviate: DAT) sono, per l’appunto, dichiarazioni che una persona fa, in condizioni di intendere e volere, circa il modo in cui vuole essere trattato dal punto di vista medico quando e se non sarà più in grado di farlo di persona.

Le DAT sono un diritto del  cittadino, come anche la Comunità Europea conferma, e non si capisce l’affermazione secondo la quale sarebbero legate ad una “ ideologia leninista che vede nello Stato l’unico e il solo detentore del diritto di sovranità”; qui si tratta esattamente del contrario: con il registro delle DAT al cittadino è consentito dichiarare quello che lui vuole, non quello che vuole un parente, con il quale magari è in contrasto, oppure un medico sconosciuto che di lui specificatamente nulla sa e nulla importa. E il registro diventa il modo con cui il cittadino può rendere vincolante per i terzi la propria, autentica, volontà.

Piuttosto non vorremmo che il tentativo di bloccare l’introduzione del registro da parte di quelle “forme di autonomie locali che difendono le libertà di espressione del cittadino” fosse, invece, il modo per impedire quella libera e diretta manifestazione di volontà.

Ma se una disposizione di fine vita può essere depositata da un notaio, come sembra accettare Veronesi, perché dovrebbero esserci qualcosa di sbagliato nel depositarla in un registro pubblico? Cosa introduce il registro che già la dichiarazione non contenga?

Mentre il testamento è uno strumento che viene aperto dopo la morte, non prima, il registro delle DAT serve semplicemente per coprire l’arco di tempo che intercorre tra l’incapacità di comunicare e l’eventuale morte, per ricordare la libera scelta di chi non può farlo e per far sì che se ne tenga conto.

Uno strumento, dunque, non un fine o un’ideologia. E nemmeno l’anticamera dell’eutanasia, perché le volontà depositate nel registro possono essere le più varie: alcuni potrebbero chiedere di essere tenuti in vita finché neanche le macchine possano più sostenere neppure una parvenza di vita, e questa richiesta va rispettata, magari a dispetto di parenti che vorrebbero staccare la spina ed ereditare, altri invece vorrebbero dichiarare quali sono i segni vitali in assenza dei quali preferirebbero essere lasciati andare, ed anche questi hanno diritto che la loro voce sia ascoltata.

L’eutanasia non c’entra, ripetiamo.

Forse Veronesi dovrebbe riflettere, invece, sul mito di Frankenstein: oggi le macchine possono fare sempre di più per sostenere una parvenza di vita, ma senza l’anima, o, peggio, tenendola prigioniera, con il rischio che l’arroganza dell’uomo che si trastulla con il proprio giocattolo tecnologico lo porti a volersi sostituire al Dio che, a parole, dichiara di onorare. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2012
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