“L’Umberto è stanco”. Lacrime in sezione a Varese

Alle 16 e 50 i militanti della storica sezione di Piazza Podestà ascoltano l'annuncio di Radio Padania da una vecchia radio Grundig. Eravamo con loro, ecco che cosa pensano

«Scusate, ma si è dimesso Umberto Bossi». Lo diciamo così, senza commenti. Loro sbiancano, ammutoliscono, guardano su Internet. Stiamo zitti, almeno due minuti. Muti. Tristezza. Occhi lucidi e lacrime, un po’ trattenute perchè la Lega è forte e non deve far vedere che soffre. È tutto vero. Chiama un assessore di Varese, conferma, è proprio così, finisce un’era. Chissà che cosa pensano davvero. E’ un momento difficile per i leghisti, di una settimana di passione iniziata male e, per loro, finita peggio. «Il capo è stanco, lo attaccano tutti, forse ha voglia di mandarli tutti a quel paese, è umano». Lo amano ancora, ma a Varese è da tempo che chiedono una svolta. Alcuni alle dimissioni di Bossi ci avevano pensato.  
Alle 16 e 50 siamo nella casamatta dell’epopea leghista, la sezione di Varese di piazza Podestà, la prima, e quindi anche la prima casa politica di Umberto Bossi. Ci ha portato l’istinto. Volevamo sentire il cuore dei militanti mentre si svolgeva il consiglio federale più drammatico della storia. Qui si ha come la sensazione di entrare nell’album di famiglia dell’Umberto. Sui muri si vede la sua foto mentre negli anni Ottanta guarda i risultati elettorali, o mentre militanti storici lo baciano e lo abbracciano. C’è la sua faccia nei manifesti, nelle caricature, c’è il Bossi “zio sam” che ti invitava a votare Lega. C’è la bandiera con la sua firma. La storia di Bossi e della Lega si respira nelle sezioni. Parte tutta da qua la determinazione di questo movimento.  Ci ha aperto un’ora prima Marco Pinti, il segretario cittadino, 26 anni. Si parla di tutto, della Lega, del futuro, degli errori di Bossi, della «campagna contro la Lega», della procura di Napoli, della volontà di fare pulizia e ricominciare. Ci sono cinque militanti, ma ci chiedono di non fare cognomi perché in questi giorni i giornalisti qui sono off limits e «abbiamo fatto un’eccezione». E va bene. «Ma non è la fine, su, animo, non è la fine» dicono. «Poteva succedere, lo sapevamo, Umberto ha capito che c’era da voltare pagina». Non è la fine, ma è la fine di un’era. La signora Fausta accende una vecchia radio Grundig a transistor e insieme ascoltiamo Matteo Salvini, che da Radio Padania, fa lo storico annuncio: «Per il bene della Lega….il triumvirato sarà composto da Maroni, Calderoli e Manuela Dal Lago». La conoscete? «Sì, sì, è una brava, è una parlamentare veneta». La radio gracchia, sembra la scena di un film.
Varese è una sezione molto schierata con Maroni. Molti militanti chiedono da tempo un passo indietro di Bossi anche se non lo dicono apertamente. E poi la storia dei soldi alla scuola Bosina non va giù a nessuno. Basta ascoltarli. Ma uscire di scena così è triste: «Devo ancora digerire la notizia» dice Marco Pinti appoggiato alla finestra. Ma l’Umberto ha sbagliato? Beh, non tutto è filato liscio, un po’ lo dicono, un po’ lo fanno capire i militanti varesini.
«Ma Umberto non ha mai fatto i soldi con la Lega – dice una militante storica – ma figuriamoci, non ha neanche una villa, è una casa un po’ grande ma nulla più». Dice un altro: «Guardi, io l’Umberto lo conosco da trent’anni. Abitava in viale Belforte a Varese, era già senatore, e viveva in due stanze con la famiglia. I discorsi li scriveva in auto, nella notte, per non accendere la luce e svegliare i figli che dormivano. Non ha neanche mai bevuto vino, invece beve la coca cola, e ci mette i grissini dentro, pensi un po’».
L’Umberto da Cassano Magnago è il padre nobile di queste mura. I cinque militanti ci offrono un caffè, prima di sapere che Bossi si è dimesso, stappano una bottiglia di spumante, per resistere alla bufera: «Mai mulà». Il cassiere ha una nota spese da 210 euro che ha fatto rifare perché non era scritta bene: «Ecco, è questa la nostra Lega, quella che guarda anche agli spiccioli».
Ma le accuse a Bossi di avere dato i soldi della Lega alla famiglia, quello no, i militanti non ci stanno; sperano che fosse all’oscuro, perché i soldi della Lega sono sacri, e «la Lega siamo noi, tutti noi che siamo qui, i pomeriggi, a fare la militanza».
Certo è che se il tesoriere Belsito ha maneggiato in operazioni inconfessabili, se Renzo e Riccardo Bossi, o Rosi Mauro hanno beneficiati di soldi provenienti dal movimento, beh, qui non è arrivato nulla. Non c’è nemmeno la televisione. La sede di Varese è il cuore di un certo tipo di militanza, una settimana fa il segretario Pinti ci ha invitato a salire per bere un caffè. Era il giorno dei giovani. C’erano i ragazzi del movimento che facevano i compiti di scuola sul tavolo dove Umberto Bossi iniziava la sua predicazione, un 14enne che entrava chiedendo la tessera, e poi la signora Fausta al computer. Lei c’è sempre, con o senza Bossi? «Sempre».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 aprile 2012
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