“La classifica della Fondazione Agnelli va interpretata”

Il direttore dell'Ufficio scolastico regionale Colosio fa alcune puntualizzazioni per leggere la classifica recentemente stilata con maggior chiarezza

StudentiDesideriamo esprimere nella presente nota, in relazione al ranking delle scuole lombarde apparso sui principali quotidiani nazionali nei giorni scorsi, alcune doverose considerazioni.
La ricerca pubblicata, l’elaborazione dei dati e la valutazione che ne deriva sono state effettuate da Fondazione Giovanni Agnelli in modo indipendente. Abbiamo chiesto alla Fondazione di indicare in modo dettagliato i criteri metodologici sottesi al lavoro di ricerca, per poter meglio comprendere i fattori considerati sotto il profilo statistico.
Poiché l’informazione giornalistica rischia di risultare, nello sforzo della sintesi e nel giusto tentativo
di offrire all’opinione pubblica elementi evidenti di comprensione e di giudizio, meno approfondita di quanto la complessità di tali analisi richiederebbe, ci preme offrire maggiori elementi di comprensione e valutazione, al fine di sostenere ciò che si definisce cultura della valutazione nel modo più corretto possibile.

Precisiamo innanzitutto che la valutazione delle scuole è di per sé un elemento importante rispetto all’attenzione alla qualità dell’intero sistema educativo. 
Tuttavia, la debolezza dello strumento proposto dalla Fondazione Agnelli risiede nel fatto che,
essendo basato su di una semplice graduatoria, non fornisce alle scuole elementi approfonditi di autovalutazione.  

Proprio per questo, non può dare un contributo significativo all’autovalutazione e al significativo miglioramento del servizio offerto dalle scuole. Le segnalazioni offerte sono dunque da leggere con equilibrio da parte di chi opera nella scuola: né come fonte di eccessivo entusiasmo, né di abbattimento; bensì come spunto che, insieme alle molte altre ricerche ed elaborazioni che si stanno compiendo riguardo al tema della valutazione, può portare a riflettere sui reali fattori che determinano la qualità del lavoro didattico e formativo. Riteniamo che l’autovalutazione sia strumento fondamentale per la qualità, che deve presupporre l’attenzione a conservare l’ampia gamma di obiettivi che le scuole si danno: essa deve riguardare quindi tutti gli aspetti, anche quelli più profondi e impliciti, del lavoro che si compie, il che ne amplia il portato.

Prendiamo atto del fatto che uno dei principali fattori su cui si basa l’elaborazione dei dati forniti è
la qualità delle prestazioni universitarie degli studenti che hanno precedentemente frequentato gli
Istituti analizzati.

Un primo limite della ricerca consiste nel non considerare il percorso degli studenti che accedono alle Università straniere, laddove un indice importante della qualità della preparazione culturale – e dell’apertura mentale che dovrebbe essere al centro del progetto educativo e didattico – è anche il fatto che essi possano validamente scegliere e frequentare percorsi universitari internazionali.
Esistono ad esempio realtà scolastiche, ma non solo, i cui allievi accedono in numero significativo ad Atenei all’estero.   

Un secondo limite risiede nel fatto che i dati considerati sono relativi agli anni 2007-2008. Ciò
significa che la ricerca “fotografa” una situazione inattuale: considera infatti una popolazione studentesca, e un momento storico, che risalgono a diversi anni fa. Oggi, il lavoro effettuato dalle/nelle scuole è largamente differente (non necessariamente migliore o peggiore, beninteso)
da quello di allora. 

Un terzo fattore da evidenziare è la differenza infinitesima che separa, spesso generando divari
ampi rispetto al posizionamento, scuole che sarebbero in realtà quasi equivalenti dal punto di vista degli indici di qualità complessiva. In altre parole, scuole la cui valutazione globale si differenzia numericamente solo per qualche cifra decimale si ritrovano, nella classifica, piuttosto distanti.

Segno che il ranking amplifica differenze che sarebbero di per sé sfumature, almeno dal punto di
vista degli indici statistici. Sottolineiamo invece positivamente la presenza di molti Istituti tecnici ai vertici della classifica: segno tra l’altro del successo di una strategia complessiva che ha orientato il lavoro di questo Ufficio negli ultimi anni. Il sostegno all’istruzione tecnica e professionale è uno dei maggiori punti di attenzione del lavoro istituzionale che abbiamo sviluppato, in sinergia con i sistemi d’impresa e nel raccordo con le Università e le istituzioni regionali e locali. Va precisato inoltre che,
solitamente, gli studenti che decidono di accedere alla formazione universitaria dopo un percorso
di istruzione tecnica sono fortemente motivati; ciò aumenta la probabilità di ottenere performance
eccellenti negli studi universitari. 

Visto poi nel suo complesso, l’esercizio ha una sua precisa delimitazione, derivante dal fatto che è difficile poter attribuire il merito dei risultati degli studenti esclusivamente alla “bontà” della scuola;
i risultati che gli studenti ottengono sono evidentemente determinati da una molteplicità di fattori, sia soggettivi che contestuali. Se è vero che il successo universitario degli studenti, limitatamente al primo anno “tracciato” dalla ricerca, in parte dipende dalla validità complessiva della scuola e delle competenze acquisite, ciò accade a condizione che molti altri elementi favoriscano la qualità della performance. 

Ciò che la Fondazione Giovanni Agnelli definisce “effetto scuola” è pertanto la risultante di una complessità di fattori e va quindi inteso in senso più ampio. Ci preme ribadire che le scuole devono tenere al centro della propria attenzione la qualità della formazione generale offerta a tutti gli studenti – non solo a coloro che proseguiranno con la formazione universitaria -, il sostegno alle competenze e lo sviluppo delle capacità di lavorare in modo approfondito sulla formazione degli strumenti logici e culturali di ciascun alunno, per alimentarne la ricchezza personale, in termini sia di background che di sviluppo del potenziale. Ciò non è ovviamente riducibile a soli aspetti tecnici.

A partire da queste considerazioni, riteniamo utile incanalare e sistematizzare una riflessione che parta dalla consapevolezza di lavorare sull’incremento della qualità complessiva dei sistemi scolastici. E’ importante tener fermo l’obiettivo del miglioramento continuo delle scuole, così come dell’ampiezza della gamma degli obiettivi educativi e didattici che sono al centro dell’azione della scuola. Ed è determinante sostenere la cultura della valutazione nell’attenzione alla complessità che è di fatto condizione intrinseca del lavoro didattico e formativo, nella consapevolezza dell’alta responsabilità che ogni ruolo educativo prevede. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2012
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