La Fabbrica del Duomo chiede aiuto: “Senza fondi è la fine”

VareseNews ha visitato i cantieri del Duomo di Milano con i tecnici della Veneranda Fabbrica del Duomo. Tra gru, ponteggi e marmo per documentare il duro lavoro che è necessario per salvare l’icona di Milano che però rischia di rimanere a secco di finanziamenti

Se la prima pietra del Duomo è stata posata nel 1386 loro sono nati nel 1387, se prima lavoravano con legno e corda oggi usano piombo e acciaio. Ma anche se sono passati 625 anni la missione è sempre la stessa: curare e difendere il Duomo. Stiamo parlando della Veneranda Fabbrica del Duomo, l’istituzione che da sempre opera per far sì che le 135 guglie, gli 8 gugliotti e la stessa Madonnina svettino sicuri a 108 metri d’altezza nei cieli di Milano.
Così, mentre all’interno della Cattedrale è un brulicare di fedeli e visitatori, molti metri più in alto oltre la volta della navata centrale, i turisti lasciano il posto agli operai e la malta sostituisce le candele. E’ da lì che inizia la zona dei cantieri in cui tutti i giorni 50 operai lavorano per difendere la bellezza del Duomo di Milano.
«Oggi il Duomo soffre di un degrado sia strutturale che architettonico», spiega un tecnico della Fabbrica ai piedi delle grosse impalcature che sorreggono le strutture e gli operai. Un degrado dovuto a «tempo, vento e inquinamento» contro il quale gli uomini della Fabbrica lottano quotidianamente. Ma l’inquinamento, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è il problema più grave per la grande Cattedrale. Ciò che preoccupa di più i tecnici è il ferro delle graffe che tengono insieme le parti della struttura. Infatti, «oggi la ruggine si sta mangiando i perni compromettendo la stabilità della struttura» che proprio per questo vanno sostituiti con titanio e acciaio. Il tempo, poi, ha fatto il resto intaccando le strutture di delicato marmo bianco. «Lo smog c’è sempre stato e da sempre si attacca alle decorazioni, sfaldandole lentamente» e proprio per questo non è sempre possibile restaurare tutti pezzi che, nel peggiore dei casi, «copiamo e sostituiamo». Non certo un lavoro da poco se si considera che, ad esempio, per sostituire una statua alta circa 50 centimetri «sono necessarie oltre 400 ore di lavoro per uno scultore». E all’esterno del Duomo ce ne sono 2300 di statue. E oltre alle decorazioni ci sono guglie, contrafforti, doccioni e molto altro ancora che va controllato e curato.
Un lavoro certosino che oggi interessa principalmente la guglia maggiore che necessita di interventi molto delicati che dovrebbero concludersi per la fine del 2014. Proseguono contemporaneamente al ritmo di una campata all’anno anche i cantieri per la nuova copertura della navata centrale con un nuovo tetto di piombo e marmo per rendere impermeabile l’interno del Duomo.
E anche se oggi «i cantieri aperti sono 20, solo 5 sono operativi». Il motivo: i finanziamenti mancanti. «Quello governativo è finito nel 2008» e successivamente i lavori sono continuati grazie ad un accordo da 2,4 milioni con le istituzioni locali. Oggi ci sarebbero 4 milioni promessi da Monti ma sono bloccati a causa di un “errore tecnico” nella stesura del decreto milleproroghe. Tutto il resto arriva da donazioni, introiti dalle tanto vilipese pubblicità sulle impalcature del cantiere e dai biglietti di ingresso. Paradossalmente, non essendo un’istituzione religiosa, la Veneranda Fabbrica del Duomo non riceve nemmeno un euro dai fondi dell’8×1000. E di soldi ce ne sarebbe sempre bisogno. Già solo per tenere aperta la Cattedrale «ogni giorno sono necessari 6.500 euro per le spese fisse». E in più c’è la manutenzione. Due volte all’anno i tecnici della Fabbrica passano in rassegna ogni centimetro della struttura per capire dove andare ad operare e di lavoro ce n’è sempre da fare. «La manutenzione ordinaria, che vuol dire anche sostituire guglie e statue, dev’essere costante anche per la stessa sicurezza dei visitatori» e se per ipotesi venisse improvvisamente sospesa, in breve tempo «dovremmo transennare tutto il Duomo per rischio crolli».
Ma dato che i soldi a disposizione sono sempre meno, da qualche tempo è stato lanciato un servizio per donare direttamente da internet. «Sappiamo l’importanza che il Duomo riveste per qualunque persona e per questo siamo certi che molti doneranno, anche 1 euro è sufficiente». E mentre all’Unesco è aperta la pratica per riconoscere il Duomo di Milano come patrimonio dell’umanità, oggi la salvezza della Cattedrale è nelle mani di tutti.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 aprile 2012
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