La metà dei pensionati vive con meno di mille euro lorde

Umberto Colombo (Spi-Cgil): «Negli ultimi quindici anni, il potere d’acquisto delle pensioni è diminuito del 30%. Questo rende la battaglia del sindacato pensionati oltre che sacrosanta, ancora più urgente»

In Italia le pensioni sono le più basse d’Europa, quasi la metà dei pensionati (45,4%) è costretta a vivere con meno di mille euro lorde al mese, un pensionato su tre (31%) deve “sopravvivere” con un assegno previdenziale tra 500 e 1000 euro lorde al mese ed il 14% riceve pensioni che non superano 500 euro al mese. Le donne (il 53% del totale dei pensionati) sono le più penalizzate con assegni previdenziali molto inferiori a quelli degli uomini.
«Lo Spi Cgil di Varese – afferma Umberto Colombo, segretario del sindacato pensionati Spi di Varese – è da tempo impegnato in una campagna di informazione e sensibilizzazione sul problema delle pensioni attraverso assemblee dei pensionati, gazebo, banchetti e volantinaggi nei mercati, fuori dagli uffici postali, nelle piazze dei comuni della provincia di Varese».
«Da tempo – denuncia il sindacalista – la situazione è ormai insostenibile per i pensionati e, solo ora, la voce del sindacato dei pensionati viene ascoltata perché tutto (verrebbe da dire purtroppo) è confermato dai dati che ufficialmente sono stati diffusi attraverso un’indagine congiunta Istat/Inps».
Negli ultimi quindici anni, il potere d’acquisto delle pensioni è diminuito del 30%. «Questo rende la battaglia del sindacato pensionati oltre che sacrosanta, è ancora più urgente. Non è più rinviabile un intervento del governo Monti sui redditi da pensione. Come abbiamo avuto modo di ribadire nelle ultime settimane, la partita pensioni non può essere considerata chiusa: il governo deve ritirare il blocco della rivalutazione delle pensioni per permettere ai pensionati di far fronte al continuo aumento del costo della vita».
«Per quanto riguarda la provincia di Varese – prosegue Colombo – temiamo che la drastica riduzione delle risorse agli enti locali, decisa da Berlusconi prima e successivamente confermata da Monti, rischia di aggravare la situazione dei pensionati colpiti probabilmente, così come i cittadini, dall’aumento delle tariffe e delle tasse anche a livello comunale. Per questa ragione dobbiamo insistere come Spi Cgil unitamente agli altri sindacati dei pensionati per rilanciare a Varese una mobilitazione a difesa delle pensioni, dello stato sociale, della sanità e contro gli aumenti delle tariffe anche a livello locale. La strada per recuperare risorse, non deve essere quella di “fare cassa” con la previdenza e gli aumenti tariffari: deve essere invece quella della lotta all’evasione fiscale, attraverso “patti anti evasione” tra i Comuni della provincia di Varese, l’Agenzia delle Entrate e le forze dell’ordine per combattere l’evasione fiscale, in modo continuativo e concreto, anche nel nostro territorio. Questo permetterebbe il recupero di ingenti risorse che rimarrebbero ai Comuni e potrebbero permettere alle Amministrazioni locali di garantire servizi sociali di qualità agli anziani, soprattutto ai più deboli e non autosufficienti e allontanerebbero il pericolo di aumenti delle tasse locali».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 aprile 2012
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