“Mi sono candidata anche per mio padre”

Ultima intervista “personale” a un candidato sindaco, tocca a Stefania Giammatteo per l’Unione di Centro che corre in solitaria: con il padre aveva fondato la sezione cittadina del partito

È l’altra donna candidata come sindaco alle prossime elezioni amministrative, ha 38 anni ed è spostata da poco più di un anno. Stefania Giammatteo, insegnante in un istituto comprensivo di Como, è la figlia di uno dei fondatori della sezione cittadina dell’Unione di Centro. Rappresenterà alle prossime elezioni amministrative proprio il partito di Casini, senza alleanze, nonostante i numerosi contatti che ha avuto con le altre forze politiche prima dell’inizio della campagna elettorale.

Tradatese da sempre, padre venuto a Tradate dalla Basilicata per lavoro, le piace raccontare come si sono conosciuti i genitori: «Erano vicini di casa in un vecchio cortile di Abbiate, ma mi sento in generale tradatese, perché vivo alle Ceppine, vado a messa ad Abbiate e frequento molto Tradate».

 

Lavorare a Como impegna molto…

«Ho molte soddisfazioni. Insegno dopo aver fatto tanti anni di formazione per docenti, formazione per psicomotricità, formazione per teatro. Ho anche la specializzazione per poter fare teatro nelle scuole. Ora insegno in una scuola materna e faccio anche intercultura, ovvero insegno italiano ai bambini stranieri».

 

Come è nato l’impegno in politica?
«Ho iniziato con mio padre, quando nel 2004 abbiamo aperto la sezione dell’Udc a Tradate. Mi ha molto spronato nelle cose, senza darmi moltissime aspettative, ma insegnandomi a crederci. La perdita di mio padre mi ha sconvolto. L’ho salutato una mattina di un anno fa e dopo poco ho saputo che era morto. È stato uno shock e ci ho impiegato molto tempo ad affrontare questa situazione. Ancora adesso faccio fatica a pensare che non ci sia più. Mi manca molto la sua presenza fisica. Era un riferimento per me, era un persona attiva, un esempio, era una persona molto intelligente. Per me era un punto di riferimento».

 

Cosa ti direbbe oggi di questa tua candidatura?
«Penso che adesso sarebbe orgoglioso. Poi porto ancora il suo cognome, nonostante mi sia sposata. Me lo sento vicino in queste azioni, nelle presentazioni, in questa attività politica. Sì, credo di essermi candidata anche per lui. Ho vissuto un periodo tremendo senza di lui, sono andata molto in crisi. In molti mi hanno chiesto di candidarmi, ma non ero sicura. Poi ho fatto un sogno, con mio padre contento che mi diceva di andare avanti, con forza e coraggio, senza lasciare indietro le cose. Ho deciso quindi di candidarmi».

 

I partiti tradizionali sembrano essere in crisi. Perché scegliere l’Udc e non una lista civica?

«Mi riconosco nei valori dell’Udc. Non c’era bisogno di una lista civica. Non mi sento appartenente a un’altra realtà. Quelli sono i miei valori: la priorità della famiglia, il diritto alla vita. Mi ritengo cattolica, praticante, mi sento appartenente all’Unione di Centro».

 

Avete scelto di non allearvi con nessun altro candidato, nonostante le proposte avute da diversi schieramenti. Come mai?

«Perché si deve essere coerenti. Non ci siamo riconosciuti in quelli che si proponevano a Tradate e volevamo portare il simbolo dell’Udc in queste elezioni».

 

Qual è la tua principale passione?
«Mi devo occupare sempre di tantissime cose, vorrei avere una vita varia. La mia passione è stare a contatto con la gente, sempre coi piedi per terra. È l’educazione. Il mio lavoro mi dà molte soddisfazioni e di questo ne sono contenta».

 

Cosa ha perso Tradate in questi anni, cosa ricordi con più piacere?

«Tradate secondo me è oggi un paese un po’ chiuso. Io ricordo la famiglia più unita, ci si trovava fuori dalle chiese, nei cortile. Si è persa un po’ la compattezza tra i cittadini. Oggi vedo i cittadini più divisi, la gente non è più fuori dal Municipio o da altri luoghi simbolo».

 

Come si può riportare questa sensazione?

«Magari organizzando cose diverse. Per esempio la sera si può organizzare qualcosa di più per i giovani. Già la Frera è un bel posto, ma si può fare di più con qualche luogo di aggregazione in più».

 

Libro sul comodino?
«Sono appassionata di gialli, tipo quelli John Grisham. Ma adesso sto leggendo un libro sulle emozioni: “Proposte di educazione affettive ed emotive a scuola e famiglia” di Alberto Pellai, un pedagogista molto bravo. Sto leggendo questo perché a giugno dovrò discutere una tesi per l’anno di prova alla scuola statale».

 

Come ti vedi tra 20 anni?

«Con dei figli, con tutte le mie esperienze consolidate, spero anche in politica».

 

Un sogno per Tradate?

«Il mio sogno è quello di far diventare Tradate una sorta di modello di efficienza ecologica-energetica con la realizzazione di impianti e strutture con caratteristiche di sostenibilità e di eco-compatibilità; poi sensibilizzare il territorio alla cultura del verde in senso responsabile verso la tutela dell’ambiente in cui viviamo utilizzando in modo equilibrato le risorse a disposizione cercando di ridurre il piu’ possibile consumo energetico di imprese e abitazioni». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 aprile 2012
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