Nei teatri di Busto la lotta alla mafia spiegata ai giovani

Sono state nove le diverse assemblee che hanno animato la mattina di oltre 4.000 studenti bustocchi. Nove teatri gremiti di giovani per ascoltare le parole dei grandi protagonisti della lotta alla mafia che tutti i giorni lottano contro questo potere

9 teatri diversi per parlare di 9 tematiche diverse. “Legalitàlia in primavera” non è solo una grande manifestazione di piazza con gli oltre 6mila ragazzi che hanno partecipato al corteo ma è anche -e sopratutto- un momento di incontro e approfondimento culturale. L’incontro forse più atteso di tutti è andato in scena al teatro “Fratello Sole” dove Aldo Pecora, presidente di Ammazzateci Tutti, Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e attuale vice presidente della commissione antimafia del parlamento europeo e l’assessore alla legalità della Calabria Eduardo Lamberti Castronuovo hanno discusso del rapporto tra politica e mafia. «Iniziamo a capire che i farabutti non sono solo da una parte e le persone oneste dall’altra» ha spiegato fin da subito Aldo Pecora, convinto anche del fatto che l’unica strada percorribile sia quella di «unire tutte le forze positive del Paese perchè dall’altra parte (quella mafiosa, ndr) sono molto compatti».

La preghiera che Pecora ha poi voluto rivolgere ai ragazzi è quella di non abbandonare l’Italia invitando tutti a «lavorare affinché quando sarete laureati voi questo Paese sia in grado di accogliervi e che non vi costringa a partire lasciando l’Italia nelle mani peggiori». E sul come la mafia sia arrivata al Nord, Rosario Crocetta spiega che «con le grandi migrazioni degli anni 60 con le brave persone sono arrivati anche i mafiosi» i quali, una volta approdati in terra padana, «non è che abbiano trovato grossi ostacoli ma anzi, spesso si è trattato di veri e propri comitati di benvenuto». Così, grazie al riciclaggio di denaro sporco, l’economia del Nord è ulteriormente prosperata a scapito di «un sud che è stato letteralmente saccheggiato». «Pensate -incalza Crocetta- che una ricerca del Censis certifica che senza le mafie il sud Italia avrebbe lo stesso sviluppo della Padania».

E chi, come Pino Masciari, è stato vittima di questo saccheggio parlava proprio negli stessi istanti a poche centinaia di metri di distanza davanti alla platea del teatro Sociale. Masciari era un imprenditore con grossi appalti in mezza Italia e «quando sono venuti nei miei cantieri a chiedermi il 3% del fatturato io ho subito detto “no” e ho denunciato tutti». Una scelta coraggiosa dettata dal fatto che «volevo rimanere un imprenditore libero» ma che è all’imprenditore è costata molto, sia economicamente che socialmente. «Quando io ho denunciato non ho trovato lo Stato pronto ad aiutarmi» e anche se il sostituto procuratore della DDA di Milano Mario Venditti (che si è occupato del celebre processo “Bad Boys”) sostiene che «la legislazione antimafia non è affatto arretrata» invitando quindi a superare il silenzio e denunciare, chi lo ha fatto non è poi così ottimista. «Oggi -spiega Masciari- lo Stato deve 90 miliardi agli imprenditori e molti di questi sono costretti a scendere a patti con la criminalità organizzata per sopravvivere».

E questa assenza dello Stato è evidente anche dal fatto che «a Palermo dal 2009 non ci sono più denunce per il pizzo». E’ Vincenzo Conticello, titolare dell’Antica Focacceria di Palermo e tra i primi a denunciare il racket delle estorsioni, a spiegare dal palco del teatro Manzoni come «molti preferiscano vivere pagando 300 euro al mese ma stando tranquilli» e che oggi la strada da percorrere per emanciparsi dal potere mafioso passa «sia attraverso una riforma burocratica sia, e sopratutto, della classe politica».

Alla base di tutto un ruolo di primo piano lo ricopre l’informazione con il suo dovere di ricostruire gli avvenimenti locali che odorano di criminalità organizzata. Orlando Mastrillo, giornalista di VareseNews, ha ripercorso con i ragazzi nell’auditorium del Museo del Tessile come l’indagine Bad Boys «sia partita da alcuni incendi che si credeva nascessero da screzi tra imprenditori» ma che poi hanno sollevato il velo sulla profonda infiltrazione mafiosa in queste zone.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 aprile 2012
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