Novik incontra gli studenti: “Non bisogna cedere al potere del denaro”

Il presidente della sezione penale del Tribunale di Busto Arsizio ha risposto alle domande degli studenti delle scuole superiori in tema di infiltrazioni mafiose, politica ed economia

Una mattina con il presidente della sezione penale del Tribunale di Busto Arsizio per conoscere meglio come funziona la giustizia in Italia. L’occasione è stata creata da "21052 Contro le mafie", un’iniziativa dell’assessorato alla cultura e di alcune realtà giovanili del territorio (Fondazione Blini, Comunità Giovanile, Centro Stoà), in attesa di Legalitàlia. La platea era composta da oltre 200 studenti delle scuole superiori della città e dalle istituzioni civili e militari cittadine. Il presidente Adet Toni Novik si è sottoposto alle tante domande degli studenti che, in particolare, hanno chiesto risposte riguardo alla presenza della criminalità organizzata nella zona e quanto questa riesca ad influenzare realmente la politica. Domande, lette al giudice dall’assessore alla cultura Mario Crespi, poste con la sana ingenuità dei giovani ma che hanno toccato aspetti anche piuttosto scottanti dell’attualità. 

Il presidente Novik non si è sottratto a nessuna di queste e, con l’essenzialità e la chiarezza che lo contraddistinguono, ha definito il quadro della giustizia nel Basso Varesotto, zona di competenza del tribunale, ma ha anche saputo dare risposte più generali rispetto al rapporto tra politica e organizzazioni malavitose. «Il potere corruttivo del denaro c’è sempre stato – ha raccontato Novik anche facendo autocritica rispetto alla propria categoria – c’è un magistrato che ha dichiarato: "io dovevo fare il delinquente e non il magistrato"» – raccontando delle inchieste di ‘ndrangheta che hanno colpito politica, forze dell’ordine e magistratura in Calabria.

Novik ha parlato di com’è nata la moderna lotta alla mafia grazie al pentitismo, che ha aperto la strada al lavoro di Falcone e Borsellino, fino alle intercettazioni che oggi permettono di svelare dinamiche interne alle cosche e al loro modo di comunicare e di operare e a chi chiede perchè ci voglia tanto tempo per concludere un’inchiesta Novik risponde: «Oggi le intercettazioni sono lo strumento più importante che abbiamo per contrastare il fenomeno – ha detto ancora il giudice - ma, a permettere ad un’inchiesta di approdare a delle consclusioni solide, c’è il lavoro di anni da parte della Polizia Giudiziaria a disposizione dei magistrati e quello altrettanto importante delle forze dell’ordine che si muovono sul terreno e raccolgono prove che confermino le accuse».

Subito dopo l’incontro con Novik i ragazzi hanno visionato il documentario "Il giro d’Italia in 150 passi", una serie di interviste fatte dai giovani per i giovani sul tema della lotta alla criminalità organizzata sia dal punto di vista della magistratura e delle forze dell’ordine che da quello dei ragazzi impegnati nell’associazionismo antimafia. Al termine di questa proiezione è stato trasmesso anche un cortometraggio "1 giorno da leone, 100 da pecora" nel quale i ragazzi hanno potuto vedere in parallelo le giornate tipo di un magistrato e di un latitante.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2012
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