“Peppino la mafia la sbeffeggiava”

La storia di Peppino Impastato colpisce ancora per la sua carica emotiva e i buoni esempi di impegno civile che sa trasmettere tutt'ora. Prova ne è la granidissima partecipazione in sala polivalente con suo fratello Giovanni

«Peppino poteva vincere la mafia perché la sapeva sbeffeggiare. Anche per questo lo hanno ammazzato». La storia di Peppino Impastato colpisce ancora per la sua carica emotiva e i buoni esempi di impegno civile che sa trasmettere tutt’ora. Prova ne è la partecipazione all’incontro organizzato dall’assessorato alla cultura del comune di Albizzate con la collaborazione di Adelio Airaghi, Pro Loco e Associazione Mega, con Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che nell’opera di testimonianza di quanto successo alla sua famiglia sta spendendo un’intera vita.
L’impegno civile, il dolore della morte e poi la ripartenza tra mille difficoltà e altrettante soddisfazioni. La storia raccontata da Impastato è una storia fatta di sofferenza, depistaggi e fatica per far emergere la verità. Ma è anche la testimonianza del ricordo felice delle iniziative di Peppino, della sua radio e delle sue messe in scena per prendersi gioco del potere vigliacco della criminalità mafiosa. E poi del calore e dell’affetto dei tanti da ogni parte d’Italia che dopo la morte di Peppino hanno portato avanti al sua battaglia di libertà. «Da allora le porte della nostra casa sono rimaste sempre aperte come decise nostra madre – ha raccontato Giovanni Impastato -. Abbiamo accolto persone da ogni parte del paese ridato vita all’impegno che aveva iniziato mio fratello».
Perché è solo dall’impegno, «dalla passione politica, dalla difesa della Costituzione e dalla disobbedienza civile verso le ingiustizie che riusciremo ad imporre la cultura della legalità contro la cultura mafiosa che c’è oggi in questo paese».

L’incontro con Impastato all’assemblea del liceo Cairoli

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 aprile 2012
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