Sant’Anna infuriata: non siamo un quartiere pericoloso

Un gruppo di cittadini di Sant'Anna si è sentito profondamente offeso da un articolo apparso sulle pagine locali di un noto quotidiano nel quale il quartiere viene dipinto come isolato, chiuso e poco sicuro

Un gruppo di circa 20 cittadini di San’Anna si ribella ad un articolo che descrive il quartiere come brutto, isolato e pieno di malviventi. Ora per riscattare l’immagine che ne èvenuta fuori questi cittadini hanno deciso di inoltrare una lettera alle redazioni dei giornali per restituire a questa comunità una dignità.

Giovedì 8 marzo 2012 è apparso su “Il Giorno” un servizio sul quartiere S.Anna di Busto.
Questo servizio è stato fotocopiato e distribuito in centinaia di copie ai cittadini del Quartiere. Una valanga di lettere di protesta sono arrivate a “Il Giorno”, che ha pensato bene di rimediare pubblicando, giovedì 22 marzo, un articolo di tono diverso dal precedente – scrivono in una nota dalla parrocchia – Un gruppo di cittadini del Quartiere, circa venti persone, si è radunato domenica 18 marzo e ha ripreso, contestandole una ad una, tutte le affermazioni apparse nell’articolo-intervista de “Il Giorno”. Preghiamo i giornali locali di pubblicare questa nostra risposta: lo scopo è di salvaguardare il buon nome del nostro quartiere, difendendolo da accuse false e menzognere.

Ecco quanto scrive un gruppo di cittadini di Sant’Anna.

Noi rappresentiamo solo noi stessi. Ci sentiamo però di essere portavoce anche di tantissimi altri cittadini di S.Anna, che non si riconoscono minimamente nell’articolo-intervista citato. Siamo indignati e offesi riguardo al metodo, al titoli, ai contenuti, alle conseguenze.

1) Il metodo. Sono state intervistate otto persone, con tanto di nome e cognome e fotografia: guardando le foto, nessuno conosce queste persone. Anche chi abita qui a S.Anna da sempre, non riconosce né i nomi né i volti delle persone intervistate: e qui , bene o male, ci conosciamo tutti! Quindi tutte, o quasi , queste persone intervistate non abitano a S.Anna. Che titolo hanno queste persone per parlare di un quartiere dove non vivono, e che conoscono solo per sentito dire? Quale serietà ha un giornale se fa un servizio su un quartiere intervistando persone che non ci abitano?
Come fa un giornale a scrivere frasi come queste: “Le critiche di Russo sembrano essere condivise da gran parte degli abitanti” ? Oppure :”Ho sentito dire (da chi?) che recentemente sono sorte gang criminali…”
“direi che le voci non sono del tutto infondate” ? Quando si fanno accuse non si usa il condizionale, o il “sentito dire” : bisogna elencare fatti precisi, visti da chi lancia le accuse!

2) Il titolo : “Sant’Anna, un ex quartire accogliente”. Questo titolo è a tutta pagina. Noi lo consideriamo provocatorio. Il motivo è subito spiegato. Abbiamo nel 2011 festeggiato i cinquant’anni della nascita del Villaggio e della Parrocchia S.Anna. Tra le tante iniziative abbiamo pubblicato un libro sulla storia del Quartiere: è andato a ruba, e ha ottenuto un coro unanime di elogi. Per questa ricorrenza abbiamo scelto questo slogan. “S:Anna: una comunità che accoglie”. Questo slogan campeggia ancora, ben visibile, su un grande striscione appeso sulla facciata della nostra chiesa: chiunque passa non può non vederlo.
Delle due una: chi ha scelto questo titolo per il servizio giornalistico lo ha fatto per provocare e accusare:”Voi di S.Anna siete solo un ex-quartiere accogliente; eravate accoglienti in passato, ma ora non lo siete più”. In base a che cosa si permette di dire certe cose?
L’altra ipotesi: chi ha messo il titolo non sa nulla dello striscione, dello slogan, del cinquantesimo anniversario: sarà meglio che prima di scrivere certe frasi vada a documentarsi.

3) I contenuti. L’unica cosa vera sono i furti in appartamento: ma quelli avvengono, purtroppo , in tutti i paesi e i quartieri d’Italia; non è una caratteristica tipica di S.Anna! Anche se in questi ultimi mesi c’è stato un aumento di questi furti, e la gente è giustamente preoccupata.
Tutto il resto è pura invenzione.

Ora elenchiamo tutte le falsità e le invenzioni contenute nel servizio:

a) siamo lontani e isolati dal Centro città: bravi, avete scoperto l’uovo di Colombo! Ci risulta che in tutte le città del mondo c’è chi abita in centro (il 30% dei cittadini) e chi in periferia (il70% dei cittadini): mica si può abitare tutti in centro! Non ci sentiamo affatto isolati: in pochi minuti di auto o di pulman o di bicicletta siamo in centro a Busto.
Abitiamo in periferia, ma abbiamo tutti i servizi indispensabili; ci manca solo uno sportello bancario: coi tempi che corrono non soffriamo molto per questa assenza, statene certi!
Abitiamo in periferia, e siamo contenti di questa periferia: il Villaggio S.Anna è completamente circondato da campagne e boschi: uscendo di casa, in un minuto (60 secondi!) a piedi siamo già in piena campagna! All’interno del Villaggio ci sono decine di migliaia di metri quadrati di prati; migliaia di alberi di alto fusto; chilometri di siepi: non esageriamo, è la pura verità!
Abitiamo in periferia: non c’è traffico, non c’è rumore di macchine, c’è molto meno inquinamento.

b) siamo un agglomerato di palazzine. Che cosa vuol dire la parola “agglomerato”? Ma lo sapete che quando fu costruito venivano architetti da tutta Europa per visitare questo quartiere? Sono tutte palazzine di forma arrotondate, di tre o quattro piani, disposte in modo che la gente del palazzo di fronte non ti guarda in casa, con degli accorgimenti architettonici particolari, che ora non abbiamo il tempo di descrivere? Andate a vedere che cosa sono gli “aggolomerati” in periferia di Milano!

c) gli extracomunitari : sono il 10% della popolazione, come in tutta Italia. Sono tutte famiglie giovani, con bambini in età scolare: i ragazzi vengono a scuola e in oratorio con i ragazzi italiani; sono famiglie tranquille, non danno il benchè minimo problema .

d)
i nomadi: sono quattro o cinque famiglie che abitano qui da decenni, che tutti conoscono. Vivono ai margini del quartiere, non danno fastidio a nessuno. Senz’altro non sono loro a fare i furti negli appartamenti.

e) la sicurezza: gang criminali , scippi e risse: ma dove sono? Chi le ha inventate? I bambini viaggiano per il quartiere tranquillamente da soli, a piedi, in bicicletta, sui pattini; li si sente giocare per le strade e i parchi anche di sera , quando c’è buio; le vecchiette escono anche di sera senza la minima paura! (Ci sono, sì, i furti negli appartamenti: ma è gente che viene da fuori).Non esiste bullismo, né in quartiere, né in oratorio, né a scuola; non esistono motorini che sfrecciano. A memoria d’uomo non si ricordano episodi di violenza. E’ vero: in passato c’era molta droga; i drogati rovinavano la propria vita, molti sono morti: era un fenomeno gravissimo, dolorosissimo, ma non davano fastidio a nessuno, non creavano problemi di sicurezza. Comunque, è tutta acqua passata..

f) siamo un quartiere dormitorio : è un’espressione ormai invecchiata, logora, sorpassata: viene usata dalle persone ignoranti che vogliono sembrare colte . I quartieri dormitorio sono quelli dove la gente esce alla mattina per andare a lavorare e torna alla sera per dormire. Esattamente il contrario di S:Anna : metà degli abitanti sono anziani, e quindi passano in quartiere non solo la notte, ma anche il giorno; dell’altra metà una grande parte purtroppo è disoccupata, e quindi rimane in quartiere tutto il giorno. In Italia, con l’invecchiamento della popolazione e con la crescita della disoccupazione i quartieri dormitorio sono quasi scomparsi. Un suggerimento: cancellate questa espressione dal vostro vocabolario.

4) Le conseguenze

a) Il nostro Villaggio gode di una fama molto cattiva, ma legata ai decenni passati. Si fa molta fatica a togliere questa cattiva fama. Articoli come il vostro non aiutano certamente a cancellare questa fama negativa.
E voi sapete che un articolo di questo genere viene letto da migliaia di persone, che normalmente non leggono il vostro giornale: perché c’è il passa-parola e le fotocopie
b) chi vuole vendere casa qui a S.Anna non riesce più a venderla : già si fa fatica di questi tempi; dopo certi articoli poi!
c) chi ha un’attività lavorativa in quartiere si sente dire dai clienti o fornitori: “Ma tu dove lavori? Ma io devo venire lì?”
d) gli amici e i parenti cui capita sottomano questo articolo: “Ma tu vivi a S.Anna? Ma come fai? Che cosa aspetti a venir via?”

Non è bello sentirsi bollati come persone di serie B, perché abitano in un quartiere di poveretti!

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 aprile 2012
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