Se l’innovazione è condivisa fa crescere l’impresa

Secondo appuntamento con "20 di innovazione", ciclo di incontri organizzato dalla Camera di Commercio. «Con l'open innovation la ricerca e sviluppo per un'azienda da centro di costo diventa centro di profitto»

«Sapete chi ha permesso alla Procter & Gamble di stampare le faccine sulle patatine “Pringles” per renderle più simpatiche? Un panettiere di Bologna che già lo faceva già sul pane, nonostante il fatto che per la Procter & Gamble lavorino 7.500 ricercatori».
Chiara Cremonesi si occupa di open innovation da quando queste due parole hanno iniziato a circolare insieme tra gli economisti, soprattutto aziendalisti. Si tratta di una definizione coniata una decina di anni fa da Henry Chesbrough, professore di Berkeley, e che riguarda una nuova filosofia: guardare fuori dai propri confini aziendali per intercettare nuove opportunità, prendendo tecnologie che già esistono e importandole nella propria produzione. «In questo modo, la ricerca e lo sviluppo da centro di costo diventa centro di profitto» continua Cremonesi.
Alla open innovation la Camera di Commercio di Varese ha dedicato la seconda giornata di appuntamenti del ciclo  20 di  innovazione”, facendo incontrare l’esperienza di grandi multinazionali, come Whirlpool e Bticino-Legrand,  con quelle di aziende più piccole, ma significative per il tipo di approccio, come quella di Innovum srl di Cremonesi e del portale mercatodellinnovazione.it, esperienza interessante nata sul web che permette alle imprese di incrociare domanda e offerta di innovazione.
La Bticino nel 2000 ha messo a disposizione di tutti, competitor compresi, il linguaggio informatico elaborato dai propri ricercatori e utilizzato nella domotica, l’insieme di apparecchiature elettroniche che consentono di controllare e regolare a distanza ogni ambiente della casa. «Non siamo matti – ha spiegato Ernesto Santini, direttore sviluppo e tecnologie sistemi residenziali del gruppo Legrand – perché dare gratuitamente ai concorrenti i risultati delle nostre ricerche, ovvero  usando e scambiando il valore creato, per noi significava espandere un mercato che non era ancora maturo. Ora la comunità creata su internet che utilizza quel linguaggio è composta da diecimila persone in tutto il mondo che a loro volta innovano».
Il discorso dell’innovazione e strettamente legato al ruolo strategico delle università e dei centri di ricerca nel trasferire le proprie conoscenze al sistema produttivo. Alla giornata delle Ville Ponti sono intervenuti Anna Arcari e Alfredo Biffi dell’università dell’Insubria e Raffaella Manzini e Valentina Lazzaretti della Liuc, che hanno parlato rispettivamente del progetto Prosit, legato all’incontro tra le imprese e i giovani laureati (non solo del territorio), e della ricerca di open innovation applicata in più settori.
«Per noi – ha concluso Enrica Monticelli, responsabile globale dell’open innovation di Whirlpool – concretamente open innovation significa fare accordi strategici con il Politecnico di Milano, collaborare con istituzioni accademiche e con altre grandi aziende che si occupano di ricerca nel campo dei materiali, della meccatronica e del settore del risparmio energetico, ma non in un rapporto cliente-fornitore».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2012
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