Strage nazista, il comune rinuncia al processo

L'ha deciso ieri sera il consiglio comunale nonostante una delle 12 vittime di Borgo Ticino fosse un sestese. Il sindaco. “Abbiamo già fatto abbastanza”

Il processo per la strage nazista di Borgo Ticino si aprirà il 15 maggio a Verona davanti a una giuria di giudici militari. Il comune novarese sarà parte civile per rappresentare la memoria degli 11 cittadini caduto sotto i colpi del plotone di esecuzione nazista nella piazza del paese il 13 agosto del 1944. Il vicino comune lombardo di Sesto Calende, invece, non ci sarà, nonostante sia stato coinvolto nell’eccidio anche un suo cittadino, Cesare Tognoli, e lo zio di due sestesi  – Giovanni Fanchini – due sorelle ancora viventi, Giovanna Gazzetta e Maddalena Gazzeta. Quest’ultima ha 76 anni ed è anche testimone oculare della strage (guarda la sua intervista su youtube). Quel giorno era in prima fila davanti ai tedeschi e sarà anche testimoni al processo di Verona: «Quando sono venuti i militari mandato dai giudici li ho fatto accomodare a casa – racconta – mi hanno mostrato delle foto e ho riconosciuto il tedesco con gli stivali che diede il colpo di grazia alla nuca a tutti i ragazzi fucilati. L’ho sognato, terrorizzata, per tutta la vita e anni».

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Il video con le interviste ai protagonisti

La strage è sempre stata una ferita aperta a Borgo Ticino. Gli assassinati furono presi a caso nel piazza del paese ed molti erano ragazzi che stavano partecipando a un torneo di bocce. Una sera alla televisione la signora Giovanna Gazzetta vide che i familiari della strage di Marzabotto si erano rivolti a un avvocati di Bologna che stava trattando la richiesta di celebrare i processi per tutte quelle stragi della seconda guerra mondiale che, per motivi politici, erano state dimenticate per non urtare i rapporti diplomatici tra Italia  e Germania, entrambe alleate gli americani. I fascicoli furono ritrovati negli anni novanta in un armadio di un palazzo romano, il cosiddetto armadio della vergogna, con le ante rivolte verso il muro. Da allora è iniziata la storia di questi processi che si prestano a diverse interpretazioni. Doverosi atti di memoria storica e giustizia, ma anche soggetti a dibattito con opinioni contrastanti, poiché gli imputati sono spesso i militari sopravissuti che adesso hanno quasi 100 anni (nel caso di Borgo Ticino l’unico sopravvissuto rintracciato ne ha 97, e sarà lui l’unico imputato a Verona).


Il comune di Sesto Calende
aveva supportato la signora Giovanna Gazzetta e aveva paventato la costituzione di parte civile durante la fese preliminare. La giunta di centrodestra di Marco Colombo ha deciso invece che non ne vale la pena. Il 25 aprile i parenti dei due morti sestesi hanno detto a Marco Colombo che si erano sentite tradite da questa scelta. Ieri sera il consiglio comunale ne ha discusso. La minoranza di centrosinistra (insieme per Sesto) ha presentato una mozione in cui chiedeva la costituzione di parte civile al processo. Il sindaco ha lasciato libertà di coscienza, e così anche la maggioranza di Lega e Pdl, che però ha lo stesso votato compatta per il no. Astenuto il consigliere comunale del gruppo La Destra. Astenuto anche il sindaco Marco Colombo.


Motivo della scelta? Non è una questione di soldi,
così ci ha spiegato il sindaco. La motivazione ufficiale – ha aggiunto – è invece quella contenuta nella lettera che il sindaco ha inviato all’avvocato che si era occupata della vicenda. «Ringraziandola per il lavoro svolto, ritengo che il comune abbia mostrato sufficiente impegno e sensibilità rispetto alla vicenda dell’eccidio di Borgoticino (No), al fine di assicurare alla giustizia i presunti responsabili. Ora spetta alla giustizia fare il suo corso. Infatti, per tale motivo, ritengo non sussistano i presupposti affinché questo comune si costituisca parte civile nell’eventuale processo».
Il centrosinistra parla invece di scelta vergognosa, in questa lettera l’ex sindaco Roberto Caielli esprime tutto il suo disappunto.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 aprile 2012
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