Un incontro con Aldo Bonomi per capire quanto contiamo

L'appuntamento organizzato dall'Università del Quadrifoglio è previsto per mercoledì sera alle 21 nella sede di via Lodi

Lo abbiamo visto e ascoltato molte volte a "L’Infedele" di Gad Lerner, il sociologo Aldo Bonomi, studioso della società complessa, discuterà con i presenti nella sede dell’associazione Quadrifoglio su una domanda decisiva: "Ma allora noi non contiamo più niente?"  Quello con lo studioso è il primo appuntamento del secondo ciclo di incontri organizzati dall’Università del Quadrifoglio e si terrà mercoledì 18 aprile alle 21 nella sede di via Lodi 20 a Borsano. 
La crisi della politica, la caduta delle forme tradizionali di convivenza, il declino delle appartenenze di classe e di popolo, il rimodellamento della comunicazione attraverso Internet e i processi telematici, la globalizzazione dell’economia già negli ultimi due decenni avevano prodotto in noi sensazioni collettive di spaesamento e di sradicamento. Poi è venuta la crisi che ci ma mostrato lo strapotere dei pochi dominatori della finanza planetaria, che sono in grado di determinare una ridistribuzione delle risorse e della ricchezza senza noi possiamo in alcun modo contrastare le loro decisioni. Oggi ci sentiamo ancora più piccoli e impotenti. Siamo tentati di arrenderci, di rassegnarci ad un presente che ci preclude ogni progetto ed anche ogni orizzonte anche di lotta.

Come vivere in questa condizione individuale e sociale del tutto nuova? E’ possibile riprendere qual che controllo sulla nostra esistenza a partire dal nostro territorio, dove la “città infinita”, la megalopoli milanese nel tempo ha assorbito in un unico magma confuso le città come Busto che un tempo avevano una propria identità e una propria autonomia? Tutto questo territorio si è trasformato ad una velocità vertiginosa di cui non riusciamo a tenere il passo… Come affrontare oggi la questione settentrionale, devastata dal mito leghista con esiti così tristi e rovinosi? Lo sfarinamento dei legami sociali e familiari cosi come le ferite inferte dalla depressione, che segnano un numero crescente di individui, sono i sintomi contemporanei della fragilità. Come riepondere a questa situazione che manifesta tutta la nostra fragilità e la nostra debolezza?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2012
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