Un pranzo gustato ad occhi chiusi

E' quello che ha proposto l'unione italiana ciechi a ospiti del centro diurno aperto di via Maspero e a studenti dell'insubria. Per scoprire quanto molto più di quel che crediamo sia possibile

Di fianco a forchetta e coltello c’era non il tovagliolo, ma una benda scura, da legare sugli occhi. Era questo l’ingrediente principale del "pranzo al buio" servito al centro diurno aperto nella giornata di marted’ 3 aprile.

Galleria fotografica

Un pranzo al buio 4 di 10

Un pranzo che ha insegnato a utenti del centro, lavoratori e studenti dell’università dell’insubria che mangiare senza guardare si può. E che ci si può fidare del gusto e dare più importanza al silenzio. 

A guidare la degustazione innanzitutto Lucia, giovane laureata non vedente e Grazia, casalinga madre di 9 figli che ha perso la vista a 35 anni, ma non ha smesso di cucinare: panzerotti fritti compresi. E a fare a prova, tra gli altri, anche il dirigente dei servizi sociali Maria Albanese, che ha fatto da "padrona di casa" al Centro,  e il parroco di san Fermo don Germano

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 aprile 2012
Leggi i commenti

Galleria fotografica

Un pranzo al buio 4 di 10

Video

Un pranzo gustato ad occhi chiusi 1 di 1

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.