“Vorrei solo essere un buon esempio per i miei figli”

Nuova intervista “personale” a un candidato sindaco. Tocca a Stefano Castiglia del “Movimento 5 stelle”, il più giovane degli aspiranti primo cittadino

È il più giovane candidato sindaco delle prossime elezioni amministrative. Stefano Castiglia ed è sostenuto dal “Movimento 5 stelle” di Beppe Grillo, ha 28 anni ma la competizione non sembra spaventarlo. Laureato in ingegneria tre anni fa, lavora alla Mazzucchelli di Castiglione Olona, tradatese da sempre, con genitori di origini pugliesi e siciliane, dice di aver «sempre vissuto qua e non ho mai provato l’esperienza di vivere altrove, Tradate mi piace e la reputo la mia città. È qui che vedo la dimensione ideale per crescere e formarsi». TUTTE LE NEWS ELETTORALI DI TRADATE

 

Cosa ti piace maggiormente?

«Qui si ha la percezione di tutto quello che accade. Quindi ci si sente parte integrante del territorio dove si vive. Si conoscono le persone che si incontrano per strada, anche non frequentandosi».

 

Hai un lavoro preciso alla Mazzucchelli, di cosa si tratta?

«Lavoro come industrializzatore. Si tratta dell’anello di congiunzione tra il reparto ricerca-sviluppo e la produzione. Ciò che viene studiato deve essere reso producibile. E questo studio centrale lo faccio io».

 

Era quello che volevi fare?

«Non ho mai avuto in mente il ruolo Mazzucchelli come azienda. Ma il ruolo che sto ricoprendo era quello a cui miravo e che cercavo. Non poteva andarmi meglio: un’azienda non lontano da casa e che puntava su questo ruolo. È stata anche fortuna. Dopo soli due anni di precariato, ho trovato il mio lavoro e mi reputo un privilegiato per questo».

 

E la politica quando è arrivata?

«È sempre stato un interesse. È diventato un impegno quando è cresciuta l’indignazione di fronte a ciò che accadeva intorno a noi, sentendomi sempre meno rappresentato da chi la politica la faceva. Quando vedevo che la maggior parte delle persone veniva esclusa come partecipazione attiva, come condivisione, ho deciso di entrare a far parte di questo movimento in cui ognuno vale veramente uno».

 

Molti associano questo movimento all’antipolitica…

«Ci definiscono l’antipolitica, ma per me sono gli altri la vera antipolitica. Noi siamo cittadini che valgono uno, che mettono le loro idee, che decidono, questa per noi è la vera politica».

 

Cosa ti ha convinto a candidarti?

«I tradatesi hanno bisogno di conoscere. La differenza tra delegare e partecipare presuppone questa differenza, ovvero conoscere. Vedere che all’interno dell’amministrazione ci sono cose che vengono pubblicizzate senza spiegare bene cosa siano, questa è propaganda, non informazione. L’obiettivo è questo: portare fuori quello che accade all’interno dell’amministrazione, in maniera chiara e trasparente. Questo intendiamo per conoscere».

 

Sei il candidato più giovane, tra 20 anni dove ti immagini di essere?

«La politica non è una professione. La vedo come un servizio civile, quindi a termine. Però tra vent’anni mi immagino il nostro movimento che è diventato l’associazione più grande a Tradate e io che andrò a votare, avendo anche fatto carriera all’interno della Mazzucchelli».

 

Quali aspettative invece per la città?
«Io sostengo che ognuno di noi sia l’artefice di se stesso. Non voglio realizzare i sogni di qualcun altro, vorrei solo che la gente capisca che se vuole ottenere qualcosa deve farlo da sé, non deve aspettare che qualcun altro lo faccia. Vorrei stimolare l’autodeterminazione. Se si ritiene che nel proprio quartiere non vada bene qualcosa, non si aspetti che l’assessore di turno se ne accorga, bisogna muoversi».

 

Cosa ti è sempre piaciuto di Tradate?
«Ricordo che da bambino non vedevo l’ora di andare a trovare i miei parenti in Pineta. Dalle loro finestre vedevo tutto il parco, i ragazzi giocare. La cosa che mi domando è perché stia morendo questa condivisione di spazi verdi. Si creano i parchetti all’interno del palazzo, ma mi piacerebbe si tornasse a vivere di più il Parco pineta e tutte le grandi aree verdi».

 

La tua passione qual è?

«Non ho passioni particolari. Ho tanti interessi. Uno di questi è il teatro, andare a vedere le tante piccole rappresentazioni. Poi anche la musica, soprattutto il Jazz, ma ascoltarla non farla».

 

Un tuo sogno personale?
«Mi piacerebbe essere un buon esempio per i miei figli. Nella mia vita ho sempre cercato maestri da cui prendere qualcosa. Nella mia vita ho spesso incontrato più esempi negativi da non imitare, che quelli da cui imparare. Per esempio, da piccolo non sapevo cosa voler fare da grande, ma sapevo benissimo cosa non volevo diventare».

 

Chi sono i pochi maestri positivi che hai incontrato?

«Non vorrei sembrare retorico, ma mi riferisco alle persone che incontriamo tutti: i genitori, la maestra di scuola. Non c’è qualcuno che mi ha dato di più, ma come valore più grande considero l’onestà di mio padre».

 

Il libro sul comodino?

«Mi sono iscritto nuovamente all’università per prendere una seconda laurea. Quindi sul comodino ho un libro di studio: “Metodi di ottimizzazione della ricerca operativa”».

 

Un sogno per Tradate?

«Vorrei che la città possa tornare a vivere, recuperando e incentivando l’interesse dei cittadini verso il bene comune, coinvolgendo ciascuno nelle piccole scelte della quotidianità, riducendo la viabilità automobilistica nel centro per favorire la crescita delle aree pedonali e ciclabili, installando cestini pubblici per la raccolta differenziata così che i cittadini non debbano preoccuparsene soltanto all’interno delle proprie abitazioni, innovando e modernizzando le strutture esistenti a scapito di nuove ed inutili colate di cemento».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 aprile 2012
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