Yamamay, la vittoria del peace and love

Ritratto semiserio delle dodici neo-campionesse d'Italia

Diciamoci la verità: di giocatrici brutte, nella pallavolo femminile, ce ne sono davvero poche. Ma di "sporche" e "cattive", quelle che quando c’è da piazzare un’urlata in faccia sono le prime ad alzare la mano, è pieno il mondo: velenose, perfide, intriganti, oppure debordanti virago che, ad incrociarle in un vicolo buio, come primo impulso ti farebbero scappare a gambe levate.
Alla Yamamay no: se proprio si dovesse riassumere la filosofia delle neo-campionesse d’Italia in uno slogan, sarebbe peace and love. Cuoricini, smancerie, carezze e balletti: è tutto un repertorio di “cicci-cicci” nei riti pre e post-partita delle bustocche. E del resto, prendetele una per una: Aneta Havlickova, un fisico da panzer per un viso che ricorda il Coccolino della pubblicità. Christina Bauer, che ogni volta che ti parla sfodera un sorrisone da 50 denti, anche quando arriva da uno 0-25. Carli Lloyd, talmente acqua e sapone che in un film horror sarebbe la prima vittima del killer, muscoli permettendo. I baci sono la specialità di Cisky Marcon: ne distribuisce a tutte, ma la sua “vittima” preferita è Valeria Caracuta, e non si sa di quale delle due essere più invidiosi. Inutile parlare di Giulia Leonardi, che sembra uscita da un romanzo di Dickens con la sua raccolta di tappi per beneficenza, o di Floortje Meijners, capace nel peggiore dei casi di ipnotizzare l’interlocutore con i suoi infiniti occhi da cerbiatta. Chiara Dall’Ora, Silvia Lotti e Veronica Bisconti danno l’idea che all’apice della loro crudeltà possano al massimo aver schiacciato una zanzara, e quanto a Helena Havelkova, sarà pure la più smaliziata, ma come si fa a pensare male di una che ai suoi tifosi scrive “vi lovvo” su Facebook? Insomma, va a finire che la figura della “cattivona” la fa Giulia Pisani, ed è tutto dire: la grinta c’è, d’accordo, ma confrontatela, tanto per fare un esempio, con Makare Wilson, una che potrebbe tranquillamente passare la serata indisturbata nei peggiori bar di Caracas…
Tanto amore per tutti, dunque: e mai un gesto fuori posto contro le avversarie, mai una parola di troppo agli arbitri, mai un’arrabbiatura che duri più di qualche secondo. Pazienza se alla fine essere troppo buoni e corretti può stancare, o persino dare fastidio a qualcuno. Ne vale la pena, perché dietro a un guscio di apparente dolcezza e fragilità si nascondono, neanche troppo velatamente, la tenacia e la resistenza di chi è capace di volare altissimo. Non è questo, in fondo, il segreto delle farfalle?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 aprile 2012
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