“Abbiamo fatto il bagno nel Lago di Varese”

In occasione del passaggio della Goletta gli ambientalisti di Legambiente si sono immersi in acqua. Un gesto simbolico per chiedere più attenzione e tutela

Ci vuole coraggio, bisogna ammetterlo. Dopo il bagno nelle acque del fiume Olona e il tuffo dal porto di Ispra gli ambientalisti di Legambiente e della Goletta dei Laghi si sono immersi per una nuotata anche nel lago di Varese. Un gesto simbolico per portare avanti la battaglia dell’associazione contro l’inquinamento dei corsi d’acqua e delle risorse idriche. «Quello di Varese – ricordano i rappresentanti della Goletta – è un luogo fondamentale per la tutela della biodiversità in provincia di Varese, tanto da aver avuto il riconoscimento di Zona di Protezione Speciale dalla Comunità Europea. Ricoperto da una fitta vegetazione a canneto e boschi umidi, forse uno degli ultimi esempi rimasti nel Nord Italia, rappresenta un tassello fondamentale per il mantenimento della ricchezza delle specie, in alcuni casi rare e minacciate, come la moretta tabaccata (un’anatra la cui intera popolazione italiana è stimata in circa 50 coppie e qui ne è presente il 10%), il tarabusino e l’airone rosso (due rari aironi)». Gli studi scientifici condotti dalla LIPU hanno confermato l’importanza del lago e riprova ne è la presenza di specie a rischio, indicatore che fa ben sperare per la salute del bacino lacustre, ma i tagli dei canneti, le previsioni di costruzione di nuovi pontili per l’approdo e, non da ultimo, il problema decennale del livello delle acque ne minacciano costantemente la loro sopravvivenza.

Ed è proprio il livello dell’acqua del lago di Varese, che oscilla in modo del tutto arbitrario ben oltre il limite dei 50 centimetri dalla soglia di normalità, una delle maggiori preoccupazioni degli ambientalisti. Inoltre, se calano i livelli del lago di Varese, entrano in sofferenza anche il lago di Comabbio e la Palude Brabbia che dipendenti dall’oscillazione dei livelli.
«È necessario che la regolazione delle acque del lago torni a rispondere non più ad interessi privati ma al benessere dell’ecosistema, così come è emerso dai nostri studi – dichiara Massimo Soldarini, responsabile LIPU del progetto -. Ne beneficerebbero non solo molte specie di uccelli ma anche di pesci che troverebbero maggiori aree disponibili per la deposizione delle uova e la vegetazione delle sponde che sarebbe più protetta dagli attacchi delle piante esotiche ed invasive. Chiediamo venga applicato, anche in modo sperimentale, il modello di gestione delle regolazioni del livello dell’intero sistema delle acque dei laghi Varese, Comabbio e Palude Brabbia, che abbiamo ideato insieme alla stessa Provincia già nel 2007. Non meno problematico il problema della qualità delle acque se si pensa che il lago di Varese oggi è classificato in qualità scadente dall’ultimo rapporto di Arpa Lombardia sullo stato ecologico. Nel 2008 gli ambientalisti avevano lanciato non solo il Patto per il Lago tra le amministrazioni ma soprattutto chiesto che si procedesse speditamente bloccando definitivamente gli scarichi diretti a lago, completando i sistemi di collettamento e depurazione delle acque reflue civili, facendo una verifica sul funzionamento degli sfioratori di piena cioè adottando soluzioni tecnologiche che scongiurassero immissioni di acque non depurate a lago in condizioni atmosferiche non ottimali e monitorando i comuni che ancora non avevano la separazione delle acque nere dalle bianche». «Ancora una volta torniamo a costatare che gli interventi per migliorare la qualità delle acque sono ridotti al minimo o inesistenti. – dichiara Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente -. Vorremmo che la Provincia ci spiegasse quali sono state le opere e le iniziative messe in campo per migliorare la qualità delle acque del lago perché, ad oggi, non è chiara la tempistica di adeguamento delle infrastrutture esistenti».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 luglio 2012
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