Chi c’è dietro l’evasore?

Consulenti, commercialisti, esperti di contabilità non sempre sono esenti da responsabilità morali, come sottolinea il colonnello Morelli della Guardia di Finanza

I sistemi per evadere o eludere il fisco, in tempi di crisi come quello che viviamo, si fanno sempre più sofisticati e la Guardia di Finanza deve affinare le armi per poter intervenire e scoprire dove sta l’inghippo. L’ultimo caso presentato ieri in conferenza stampa dalla Procura di Busto Arsizio è un fulgido esempio di come alcuni imprenditori riescano per anni a beneficiare di questi sistemi prima che la risposta dura e convinta di procura e Fiamme Gialle possa mettere fine al sistema. 

Riuscire ad assumere in pochi anni 1400 lavoratori senza pagare loro i contributi  previdenziali non è robetta e il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Varese Antonio Morelli lo ha voluto specificare anche nella conferenza stampa: «Molto spesso sono i professionisti della contabilità, nella veste di consulenti, a suggerire modalità di assunzione tramite queste società fittizie per eludere i contributi da versare, anche l’idea di cedere il ramo d’azienda per svuotare la società dei suoi beni spesso non è dell’imprenditore». È sempre difficile accertarne le responsabilità perché poi, alla fine, la responsabilità è soggettiva e l’imprenditore che segue questo tipo di "consigli" si deve prendere la sua responsabilità.

Solo in un caso la Procura della Repubblica è riuscita ad indagare un commercialista ma perché questo aveva effettuato operazioni bancarie con una delega da parte del suo cliente. Per il resto, nulla. I consulenti ne escono sempre puliti mentre tutto il peso di un’inchiesta giudiziaria come quella portata avanti dal sostituto procuratore Nadia Calcaterra, ricade sull’imprenditore e sull’impresa. Anche da questo punto di vista, però, procura e Fiamme Gialle cercano di evitare che le imprese chiudano ed effettuano il sequestro solo sui beni di lusso oppure sul ramo d’azienda che si sta cercando di trasferire verso un’altra società. In genere le imprese, infatti, continuano a lavorare anche perchè farle chiudere significherebbe amche dire addio a qualsiasi ipotesi di risarcimento del dovuto. 
Se, però, l’imprenditore di turno vive in una villa con piscina, possiede una o più case di vacanza, auto di lusso o imbarcazioni allora scatta il sequestro su quei beni in modo da tutelare lo Stato per quanto deve ricevere dall’evasore.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 luglio 2012
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